Umberto Eco.
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Pape Satn aleppe.
Cronache di una societ liquida.
Parte 1.
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2016 La nave di Teseo, Milano.                                                                                                                         
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Crisi delle ideologie, crisi dei partiti, individualismo sfrenato... Questo  l'ambiente - ben noto - in cui ci muoviamo: una societ liquida, dove non sempre  facile trovare una stella polare (anche se  facile trovare tante stelle e stellette). 
Di questa societ troviamo qui i volti pi familiari: le maschere della politica, le ossessioni mediatiche di visibilit che tutti (o quasi) sembriamo condividere, la vita simbiotica coi nostri telefonini, la mala educazione. E naturalmente molto altro, che Umberto Eco ha raccontato regolarmente nelle sue Bustine di Minerva. 
 una societ, la societ liquida, in cui il non senso sembra talora prendere il sopravvento sulla razionalit, con irripetibili effetti comici certo, ma con conseguenze non propriamente rassicuranti. Confusione, sconnessione, profluvi di parole, spesso troppo tangenti ai luoghi comuni. 
"Pape Satn, pape Satn aleppe", diceva Dante nell'Inferno (VII, 1), tra meraviglia, dolore, ira, minaccia, e forse ironia.

L'AUTORE.
Umberto Eco  nato ad Alessandria nel 1932; filosofo, medievista, semiologo, massmediologo, ha esordito nella narrativa nel 1980 con Il nome della rosa (Premio Strega 1981), seguito da Il pendolo di Foucault (1988), L'isola del giorno prima (1994), Baudolino (2000), La misteriosa fiamma della regina Loana (2004), Il cimitero di Praga (2010) e Numero zero (2015). 
Tra le sue numerose opere di saggistica (accademica e non) si ricordano: Trattato di semiotica generale (1975), I limiti dell'interpretazione (1990), Kant e l'ornitorinco (1997), Dall'albero al labirinto (2007) e, insieme a Jean-Claude Carrire, Non sperate di liberarvi dei libri (2009). Nel 2004 ha pubblicato il volume illustrato Storia della Bellezza, seguito nel 2007 da Storia della Bruttezza, nel 2009 da Vertigine della lista e nel 2013 da Storia delle terre e dei luoghi leggendari.
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Sommario di questa parte.
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Introduzione.
La societ liquida.
A passo di gambero.
Essere visti.
I vecchi e i giovani.
On line.
Sui telefonini.
Sui complotti.
Sui mass media.
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Fine sommario.
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Introduzione.
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Ho iniziato la rubrica La Bustina di Minerva sull'Espresso nel 1985, a lungo ogni settimana, e poi quindicinalmente. Come ricordavo all'inizio, le bustine di fiammiferi Minerva avevano all'interno due spazi bianchi su cui si potevano prendere appunti, e pertanto intendevo quei miei interventi come brevi annotazioni e divagazioni sui vari fatti che mi passavano per la testa - di solito ispirati all'attualit, ma non solo, perch ritenevo d'attualit che una certa sera mi fosse preso l'uzzolo di rileggermi, che so, una pagina di Erodoto, una fiaba di Grimm o un fumetto di Braccio di Ferro.
Molte Bustine le avevo inserite nel mio Il secondo diario minimo, del 1992, un numero considerevole era apparso in La Bustina di Minerva, che teneva conto di quelle pubblicate sino a inizio 2000, alcune erano state ricuperate in A passo di gambero nel 2006. Ma dal 2000 al 2015, calcolando ventisei Bustine all'anno, di Bustine ne avevo scritte pi di quattrocento e ho ritenuto che alcune fossero ancora ricuperabili.
Mi pare che tutte (o quasi tutte) quelle che raccolgo in questo libro possano essere intese come riflessioni sui fenomeni della nostra "societ liquida", di cui parlo in una delle Bustine pi recenti, che pongo a inizio della serie.
Bench abbia eliminato molte ripetizioni, alcune sono forse rimaste perch certi fenomeni si sono ripetuti in questi quindici anni con preoccupante regolarit, stimolando pertanto ritorni e insistenze su certi temi che rimanevano inquietantemente attuali.
Un parola sul titolo. La citazione  evidentemente dantesca ("Pape Satn, pape Satn aleppe", Inferno, VII, 1) ma, com' noto, bench schiere di commentatori abbiano cercato di trovare un senso a questo verso, la maggior parte di essi ritiene che esso non abbia alcun significato preciso. In ogni caso, pronunciate da Pluto, queste parole confondono le idee, e possono prestarsi a qualunque diavoleria. Mi  parso pertanto comodo usarle come titolo di questa raccolta che, non tanto per colpa mia quanto per colpa dei tempi,  sconnessa, va - come direbbero i francesi - dal gallo all'asino, e riflette la natura liquida di questi quindici anni.
La societ liquida.
L'idea di modernit o societ "liquida"  dovuta, com' noto, a Zygmunt Bauman. Per chi voglia capire le varie implicazioni di questo concetto pu essere utile Stato di crisi (Einaudi, 2015) dove Bauman e Carlo Bordoni discutono di questo e altri problemi.
La societ liquida inizia a delinearsi con quella corrente detta postmoderno (peraltro termine "ombrello" sotto cui si affollano diversi fenomeni, dall'architettura alla filosofia e alla letteratura, e non sempre in modo coerente). Il postmodernismo segnava la crisi delle "grandi narrazioni" che ritenevano di poter sovrapporre al mondo un modello di ordine; si  dedicato a una rivisitazione ludica o ironica del passato, e in vari modi si  intersecato con le pulsioni nichilistiche. Ma per Bordoni anche il postmodernismo  in fase decrescente. Esso era di carattere temporaneo, ci siamo passati attraverso senza neppure accorgercene, e sar un giorno studiato come il preromanticismo. Serviva a segnalare un avvenimento in corso d'opera, ha rappresentato una sorta di traghetto dalla modernit a un presente ancora senza nome.
Per Bauman tra le caratteristiche di questo presente in stato nascente si pu annoverare la crisi dello Stato (quale libert decisionale rimane agli stati nazionali di fronte ai poteri delle entit supernazionali?). Scompare un'entit che garantiva ai singoli la possibilit di risolvere in modo omogeneo i vari problemi del nostro tempo, e con la sua crisi ecco che si sono profilate la crisi delle ideologie, e dunque dei partiti, e in generale di ogni appello a una comunit di valori che permetteva al singolo di sentirsi parte di qualcosa che ne interpretava i bisogni.
Con la crisi del concetto di comunit emerge un individualismo sfrenato, dove nessuno  pi compagno di strada di ciascuno ma antagonista, da cui guardarsi. Questo "soggettivismo" ha minato le basi della modernit, l'ha resa fragile, da cui una situazione nella quale, mancando ogni punto di riferimento, tutto si dissolve in una sorta di liquidit. Si perde la certezza del diritto (la magistratura  sentita come nemica) e le uniche soluzioni per l'individuo senza punti di riferimento sono l'apparire a tutti i costi, l'apparire come valore (fenomeni di cui mi sono sovente occupato nelle Bustine) e il consumismo. Per si tratta di un consumismo che non mira al possesso di oggetti di desiderio in cui appagarsi, ma che li rende subito obsoleti, e il singolo passa da un consumo all'altro in una sorta di bulimia senza scopo (il nuovo telefonino ci d pochissimo rispetto al vecchio, ma il vecchio va rottamato per partecipare a quest'orgia del desiderio).
Crisi delle ideologie e dei partiti: qualcuno ha detto che questi ultimi sono ormai dei taxi sui quali salgono un capopopolo o un capobastone che controllano dei voti, scegliendoli con disinvoltura a seconda delle opportunit che consentono - e questo rende persino comprensibili e non pi scandalosi i voltagabbana. Non solo i singoli, ma la societ stessa vive in un continuo processo di precarizzazione.
Che cosa si potr sostituire a questa liquefazione? Non lo sappiamo ancora e questo interregno durer abbastanza a lungo. Bauman osserva come (finita la fede in una salvezza proveniente dall'alto, dallo Stato o dalla rivoluzione), sia tipico dell'interregno il movimento d'indignazione. Questi movimenti sanno che cosa non vogliono ma non che cosa vogliono. E vorrei ricordare che uno dei problemi posti dai responsabili dell'ordine pubblico a proposito dei black bloc  che non si riesce pi a etichettarli, come poteva avvenire con gli anarchici, coi fascisti, con le Brigate Rosse. Essi agiscono, ma nessuno sa pi quando e in quale direzione. Neppure loro.
C' un modo per sopravvivere alla liquidit? C', ed  rendersi appunto conto che si vive in una societ liquida che richiede, per essere capita e forse superata, nuovi strumenti. Ma il guaio  che la politica e in gran parte l'intellighenzia non hanno ancora compreso la portata del fenomeno. Bauman rimane per ora una "vox clamantis in deserto".
2015

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A passo di gambero
Cattolici a corpo libero e laici bigotti
Quando si parla delle grandi trasformazioni spirituali che hanno segnato la fine del XX secolo, si cita subito la crisi delle ideologie, che  innegabile, e ha confuso le tradizionali distinzioni tra destra e sinistra. C' per da chiedersi se la caduta del muro di Berlino sia stata la causa del collasso, oppure solo una delle sue conseguenze.
Pensiamo alla scienza: la si voleva ideologia neutra, ideale di progresso comune sia a liberali che a socialisti (cambiava solo l'idea di come questo progresso dovesse essere gestito, a favore di chi, e rimane esemplare il Manifesto dei Comunisti del 1848, che tesseva l'elogio ammirato delle conquiste capitaliste per concludere, a un dipresso, "e ora queste cose le vogliamo noi"). Era progressista chi confidava nello sviluppo tecnologico, e reazionario chi predicava il ritorno alla Tradizione e alla Natura incontaminata delle origini. I casi di "rivoluzione all'indietro", come quello dei luddisti, che cercavano di distruggere le macchine, erano episodi marginali. Non incidevano a fondo su questa divisione netta tra le due prospettive.
La divisione ha incominciato a incrinarsi nel Sessantotto, in cui si confondevano stalinisti innamorati dell'acciaio e figli dei fiori, operaisti che si attendevano dall'automazione il rifiuto del lavoro e profeti della liberazione attraverso le droghe di don Juan. Si  spezzata nel momento in cui il populismo terzomondista  diventato bandiera comune sia per l'estrema sinistra che per l'estrema destra, e ora ci troviamo di fronte a movimenti tipo Seattle, dove si incontrano neoluddisti, ambientalisti radicali, ex operaisti, lumpen e punte di diamante, nel rifiuto della clonazione, del Big Mac, del transgenico e del nucleare.
Una trasformazione non minore si  attuata nell'opposizione tra mondo religioso e mondo laico. Da millenni si associava allo spirito religioso la diffidenza verso il progresso, il rifiuto del mondo, l'intransigenza dottrinale; al contrario il mondo laico viveva con ottimismo la trasformazione della natura, la duttilit dei principi etici, la riscoperta affettuosa di religiosit "altre" e di pensieri selvaggi.
Certamente non mancavano, tra i credenti, i richiami alle "realt terrene", alla storia come marcia verso il riscatto (si pensi a Teilhard de Chardin), mentre abbondavano gli "apocalittici" laici, le utopie negative di Orwell e di Huxley, o quella fantascienza che ci prospettava gli orrori di un futuro dominato da un'orrida razionalit scientifica. Ma in fin dei conti spettava alla predicazione religiosa richiamarci al momento finale dei Novissimi e a quella laica celebrare i suoi inni alla locomotiva.
Il recente convegno dei papa boys ci mostra invece il momento finale della trasformazione attuata da Wojtyla: una massa di giovani che accettano la fede ma, a giudicare dalle risposte che davano in questi giorni a chi li intervistava, sono lontanissimi da nevrosi fondamentaliste, disposti a transigere sui rapporti prematrimoniali, sui contraccettivi, alcuni persino sulla droga, tutti sulla discoteca; mentre il mondo laico piange sull'inquinamento sonoro, su uno spirito New Age che sembra unire neorivoluzionari, seguaci di monsignor Milingo e sibariti dediti a massaggi orientali.
Siamo solo all'inizio, ma ne vedremo delle belle.
2000
Ma ne abbiamo inventate davvero tante?
L'annuncio  apparso probabilmente su Internet ma non so dove, perch mi  stato passato per posta elettronica.  una pseudoproposta commerciale che pubblicizza una novit, il Built-in Orderly Organized Knowledge, la cui sigla d BOOK, ovvero libro.
Niente fili, niente batteria, nessun circuito elettrico, nessun interruttore o bottone,  compatto e portatile, pu essere usato anche seduti davanti al caminetto.  costituito da una sequenza di fogli numerati (di carta riciclabile) ciascuno dei quali contiene migliaia di bit d'informazione. Questi fogli sono mantenuti insieme nella sequenza corretta da un'elegante custodia detta rilegatura.
Ogni pagina viene scannerizzata otticamente e l'informazione  direttamente registrata nel cervello. C' un comando "browse" che permette di passare da una pagina all'altra, sia in avanti che all'indietro, con un solo colpo di dito. Un'utility detta "indice" permette di trovare istantaneamente l'argomento voluto alla pagina giusta. Si pu acquistare un optional chiamato "segnalibro" che permette di tornare dove ci si era fermati la volta prima, anche se il BOOK  stato chiuso.
L'avviso termina con varie altre precisazioni su questo strumento tremendamente innovativo e annuncia anche la messa in commercio del Portable Erasable-Nib Cryptic Intercommunication Language Stylus, PENCIL (e cio matita). Non si tratta solo di un bel pezzo umoristico,  anche la risposta alle molte angosciate domande circa la possibile fine del libro di fronte all'avanzata del computer.
Ci sono numerosi oggetti che, da che sono stati inventati, non sono ulteriormente perfezionabili, come il bicchiere, il cucchiaio, il martello. Quando Philip Stark ha voluto cambiare la forma dello spremiagrumi ha prodotto un oggetto bellissimo che per lascia cadere i semi nel bicchiere, mentre lo spremiagrumi classico li trattiene con la polpa. L'altro giorno a lezione mi sono arrabbiato trovando una macchina elettronica costosissima che proietta male le immagini: la vecchia lavagna luminosa, per non dire dell'antico elpidioscopio, le proietta meglio.
Mentre il ventesimo secolo volge al termine ci sarebbe da domandarsi se veramente in questi cento anni ne abbiamo inventate davvero molte, di cose nuove. Tutte le cose che usiamo quotidianamente sono state inventate nell'Ottocento. Ne elenco alcune: il treno (ma la macchina a vapore  del secolo precedente), l'automobile (con l'industria del petrolio che presuppone), le navi a vapore con propulsione a elica, l'architettura in cemento armato e il grattacielo, il sommergibile, le ferrovie sotterranee, la dinamo, la turbina, il motore Diesel a nafta, l'aeroplano (l'esperimento definitivo dei fratelli Wright avr luogo tre anni dopo la fine del secolo), la macchina per scrivere, il grammofono, il dittafono, la macchina da cucire, il frigorifero e i cibi in scatola, il latte pastorizzato, l'accendisigari (e la sigaretta), le serrature di sicurezza Yale, l'ascensore, la lavatrice, il ferro da stiro elettrico, la penna stilografica, la gomma per cancellare, la carta assorbente, il francobollo, la posta pneumatica, il water closet, il campanello elettrico, il ventilatore, l'aspirapolvere (1901), il rasoio a lametta, i letti ribaltabili, la poltrona da barbiere e la sedia girevole per ufficio, il fiammifero a frizione e i fiammiferi di sicurezza, l'impermeabile, la chiusura lampo, la spilla da balia, le bevande gassate, la bicicletta con copertoni e camera d'aria, le ruote a raggi d'acciaio e trasmissione a catena, l'omnibus, il tram elettrico, la ferrovia sopraelevata, il cellophane, la celluloide, le fibre artificiali, i grandi magazzini per vendere tutta questa roba e - se permettete - illuminazione elettrica, telefono, telegrafo, radio, fotografia e cinema. Babbage inventa una macchina calcolatrice capace di fare sessantasei addizioni al minuto, e siamo quindi sulla strada del computer.
Certo, il nostro secolo ci ha dato l'elettronica, la penicillina e tanti altri farmaci che ci hanno allungato la vita, le materie plastiche, la fusione nucleare, la televisione e la navigazione spaziale. Forse mi sfugge qualcosa d'altro, ma  pur vero che le penne stilografiche e gli orologi pi costosi, oggi, cercano di riprodurre i modelli classici di cento anni fa, e in una vecchia Bustina osservavo che l'ultimo perfezionamento nel campo delle comunicazioni - che sarebbe Internet - supera la telegrafia senza fili inventata da Marconi con una telegrafia coi fili, ovvero segna il ritorno (all'indietro) dalla radio al telefono.
Per almeno due invenzioni tipiche del nostro secolo, le materie plastiche e la fusione nucleare, si sta cercando di disinventarle perch ci si accorge che ammorbano il pianeta. Il progresso non consiste necessariamente nell'andare avanti a ogni costo. Ho chiesto di riavere la mia lavagna luminosa.
2000
Indietro a tutta forza!
In una vecchia Bustina avevo avvertito che stiamo assistendo a un interessante regresso tecnologico. Si era anzitutto messa sotto controllo l'influenza disturbante del televisore grazie al telecomando, con cui lo spettatore poteva lavorare di zapping, entrando cos in una fase di libert creativa, detta "fase di Blob". La liberazione definitiva dalla televisione si era avuta col videoregistratore, con cui si realizzava l'evoluzione verso il cinematografo. Inoltre col telecomando si poteva azzerare l'audio tornando ai fasti del film muto. Intanto Internet, imponendo una comunicazione eminentemente alfabetica, aveva liquidato la temuta Civilt delle Immagini. A questo punto si potevano eliminare addirittura le immagini, inventando una sorta di scatola che emettesse solo suoni, e che non richiedesse neppure il telecomando. Io allora credevo di scherzare immaginando la scoperta della radio, ma (evidentemente ispirato da un nume) vaticinavo l'avvento dell'iPod.
Infine l'ultimo stadio era stato raggiunto quando alle trasmissioni via etere, con le pay-TV, si era dato inizio alla nuova era della trasmissione via cavo telefonico, passando dalla telegrafia senza fili alla telefonia con i fili, fase completamente realizzata da Internet, superando Marconi e tornando a Meucci.
Avevo ripreso questa mia teoria della marcia all'incontrario nel mio libro A passo di gambero dove applicavo questi principi anche alla vita politica (e d'altra parte in una Bustina recente ho notato che stiamo tornando alle notti del 1944, con pattuglie militari per le strade, e bambini e maestre in divisa). Ma  avvenuto di pi.
Chiunque ha dovuto comperare recentemente un nuovo computer (diventano obsoleti in tre anni) si  reso conto che poteva trovare solo quelli con gi installato Windows Vista. Ora, basta leggere sui vari blog in Internet cosa gli utenti pensano di Vista (non mi azzardo a riferirlo per non finire in tribunale), e cosa ti dicono gli amici caduti in quella trappola, per fare il proposito (magari errato, ma fermissimo) di non comperare un computer con Vista. Ma se volete una macchina aggiornata di ragionevoli proporzioni, dovete sorbirvi Vista. Oppure ripiegate su un clone grande come un TIR, assemblato da un venditore volonteroso, che installa ancora Windows XP e precedenti. Cos la vostra scrivania sembra un laboratorio Olivetti con l'Elea 1959.
Io credo che i produttori di computer si siano accorti che le vendite diminuiscono sensibilmente perch l'utente, pur di non avere Vista, rinuncia a rinnovare il computer. E allora cos' successo? Per capirlo dovete andare su Internet e cercare "Vista downgrading" o simili. L vi si spiega che, se avete comperato un nuovo computer con Vista, pagandolo quel che vale, sborsando una somma additiva (e non cos facilmente, ma passando attraverso una procedura che mi sono rifiutato di capire), dopo molte avventure, potreste avere di nuovo la possibilit di fruire di Windows XP o precedenti.
Chi usa i computer sa cosa  l'upgrading,  una cosa che ti consente di aggiornare il tuo programma sino all'ultimo perfezionamento. Di conseguenza il downgrading  la possibilit di riportare il tuo computer, avanzatissimo, alla felice condizione dei programmi pi vecchi. Pagando. Prima che su Internet si inventasse questo bellissimo neologismo, su un normale dizionario inglese-italiano si trovava che downgrade come sostantivo significa declino e ribasso, o versione ridotta, mentre come verbo vuole dire retrocedere, degradare, ridimensionare e svilire. Quindi ci viene offerta la possibilit, previo molto lavoro e una certa somma, di svilire e degradare qualcosa che avevamo pagato una certa somma. La cosa sarebbe incredibile se non fosse vera (ne ha anche parlato spiritosamente Giampaolo Proni sulla rivista on line Golem-L'indispensabile), e in linea si trovano centinaia di poveretti che stanno lavorando come pazzi e pagando quel che si deve per degradare il loro programma. Quando arriveremo allo stadio in cui, per una somma ragionevole, il nostro computer sar cambiato in un quaderno con calamaio e penna con pennino Perry?
Ma la faccenda non  solo paradossale. Ci sono progressi tecnologici oltre i quali non si pu andare. Non si pu inventare un cucchiaio meccanico, quello di duemila anni fa va ancora bene cos. Si  abbandonato il Concorde, che pure faceva Parigi-New York in tre ore. Non sono sicuro che abbiano fatto bene, ma il progresso pu anche significare fare due passi indietro, come tornare all'energia eolica invece del petrolio e cose del genere. Siate tesi al futuro! Indietro a tutta forza!
2008
Rinasco, rinasco, nel milnovecentoquaranta.
La vita altro non  che una lenta rimemorazione dell'infanzia. D'accordo. Ma quello che rende dolce questo rimembrare  che, nella lontananza della nostalgia, ci appaiono belli anche i momenti che allora ci sembravano dolorosi, persino il giorno che si  scivolati nel fosso slogandosi un piede, e si  dovuto rimanere a casa per quindici giorni ingessati con la garza imbevuta di bianco d'uovo. Personalmente ricordo con tenerezza le notti passate nel rifugio antiaereo: ci avevano svegliato nel bel mezzo del sonno pi profondo, trascinati in pigiama e cappotto in un sotterraneo umido, tutto in cemento armato, illuminato da lampadine fioche, e giocavamo a rincorrerci mentre sopra le nostre teste esplodevano colpi sordi che non sapevamo se fossero della contraerea o delle bombe. Le nostre mamme tremavano, dal freddo e dalla paura, ma per noi era una strana avventura. Ecco cos' la nostalgia. Pertanto siamo disposti ad accettare tutto ci che ci ricordi gli orribili anni quaranta, ed  il tributo che paghiamo alla nostra vecchiaia.
Com'erano le citt a quell'epoca? Buie di notte, quando l'oscuramento obbligava i radi passanti a usare lampadine non a pila bens a dinamo, come il fanale della bicicletta, che si caricava per frizione azionando spasticamente a mano una sorta di grilletto. Ma pi tardi era sopravvenuto il coprifuoco, e per strada non si doveva andare.
Di giorno la citt era percorsa da reparti militari, almeno sino al 1943, quando in citt c'era il Regio Esercito accasermato, ma pi intensamente ai tempi della Repubblica di Sal, dove nelle metropoli passavano continuamente manipoli e ronde di mar della San Marco o di Brigate Nere, nei paesi pi facilmente gruppi di partigiani, gli uni e gli altri armati sino ai denti. In questa citt militarizzata in certe situazioni erano proibiti gli assembramenti, sciamavano ancora torme di Balilla e Piccole Italiane in divisa, e di scolaretti in grembiule nero che uscivano da scuola a mezzogiorno, mentre le mamme andavano a comperare il poco che si trovava nei negozi di alimentari, e se volevi mangiare del pane non dico bianco ma non ributtante e fatto di segatura, dovevi pagare somme considerevoli al mercato nero. In casa la luce era fioca, per non dire del riscaldamento, limitato alla sola cucina. La notte si dormiva col mattone caldo nel letto e ricordo con tenerezza persino i geloni. Ora non posso dire che tutto questo sia tornato, certo non integralmente. Ma comincio a riavvertirne il profumo. Tanto per cominciare ci sono fascisti al governo. Non solo loro, non pi esattamente fascisti, ma che importa, si sa bene che la storia si d una prima volta in forma di tragedia e una seconda volta in forma di farsa. In compenso a quei tempi apparivano sui muri manifesti in cui si vedeva un nero americano ributtante (e ubriaco) che tendeva la mano adunca verso una bianca Venere di Milo. Oggi vedo in televisione volti minacciosi di negri smagriti che stanno invadendo a migliaia le nostre terre e francamente intorno a me la gente  ancora pi spaventata di allora.
Sta tornando il grembiule nero nelle scuole, e non ho nulla contro, meglio della T-shirt firmata dei bulli, salvo che avverto in bocca un sapore di madeleine imbevuta di tiglio e come Gozzano mi viene da dire "rinasco, rinasco, nel milnovecento quaranta". Ho appena letto su un giornale che il sindaco leghista di Novara ha proibito che di notte, nel parco, si riuniscano pi di tre persone. Attendo con un brivido proustiano il ritorno del coprifuoco. I nostri militari si stanno battendo contro ribelli dal volto colorato in Asie (purtroppo non pi in Afriche) pi o meno orientali. Ma vedo reparti dell'esercito, bene armati e con tute mimetiche, anche sui marciapiedi delle nostre citt. L'esercito, come allora, non combatte solo alle frontiere ma fa operazioni di polizia. Mi sembra di ritrovarmi in Roma citt aperta. Leggo articoli e odo discorsi assai simili a quelli che leggevo allora su La difesa della razza, che non solo attaccavano gli ebrei ma anche zingari, marocchini e stranieri in genere. Il pane sta diventando carissimo. Ci stanno avvertendo che dovremo risparmiare sul petrolio, limitare lo spreco di energia elettrica, spegnere le vetrine di notte. Calano le auto e riappaiono i Ladri di biciclette. Come tocco di originalit, tra un po' sar razionata l'acqua. Non abbiamo ancora un governo al Sud e uno al Nord, per c' chi sta lavorando in questa direzione. Mi manca un Capo che abbracci e baci castamente sulla guancia prosperose massaie rurali, ma ciascuno ha i suoi gusti.
2008
Abbasso l'Itaglia.
In una Bustina di circa un anno fa rilevavo l'infittirsi su Internet di siti antirisorgimentali e filoborbonici. Ora appare sui giornali che un terzo degli italiani  favorevole alla pena di morte. Stiamo tornando al livello degli americani (fuck you Beccaria), dei cinesi e degli iraniani. Altro commovente ritorno al passato  il bisogno sempre pi urgente di riaprire la case di tolleranza, non dei locali moderni adatti al caso ma quelle case di una volta, con gli indimenticabili pisciatoi all'ingresso e la matresse che gridava: "Ragazzi in camera, non facciamo flanella!" Certo che, se tutto potesse avvenire con l'oscuramento e magari il coprifuoco, sarebbe pi gustoso. A proposito, il concorso per le veline non fa pensare al sogno ricorrente delle ballerine di fila dell'indimenticabile avanspettacolo?
Nei primi anni cinquanta Roberto Leydi e io avevamo deciso di fondare una societ antipatriottica. Era un modo di scherzare sull'educazione che avevamo ricevuto durante l'infausta dittatura, che la patria ce l'aveva condita in tutte le salse, sino alla nausea. Inoltre stavano risorgendo gruppi neofascisti, e infine la televisione aveva un solo canale in bianco e nero e bisognava pure trovare un modo di passare le serate. La societ antipatriottica assumeva come proprio inno la marcia di Radetzky e si proponeva ovviamente di rivalutare la dimensione morale di quella limpida figura di antirisorgimentale; si auspicavano referendum per la restituzione del Lombardo-Veneto all'Austria, di Napoli ai Borboni e naturalmente di Roma al papa, la cessione del Piemonte alla Francia e della Sicilia a Malta; si sarebbero dovuti abbattere nelle varie piazze d'Italia i monumenti a Garibaldi e cancellare i nomi delle vie intitolate sia a Cavour che a martiri e irredentisti vari; nei libri scolastici si dovevano insinuare fieri dubbi sulla moralit di Carlo Pisacane e di Enrico Toti. E via discorrendo.
La societ si era sciolta di fronte a una scoperta sconvolgente. Per essere veramente antipatriottici e volere la rovina d'Italia sarebbe stato necessario rivalutare il duce, e cio chi l'Italia l'aveva rovinata davvero, e dunque avremmo dovuto diventare neofascisti. Ripugnandoci questa scelta, avevamo abbandonato il progetto.
Noi allora facevamo per ridere ma quasi tutto quello che avevamo allora immaginato sta realizzandosi - anche se non ci era neppure passato per la testa di voler fare con la bandiera nazionale quello che poi Bossi ha annunciato di voler fare, e non ci era venuta in mente l'idea veramente sublime di celebrare coloro che avevano ammazzato i bersaglieri a Porta Pia.
A quei tempi c'erano i democristiani al governo che si occupavano di tenere la Chiesa a freno per proteggere la laicit dello Stato, e il massimo di neoclericalismo era stato l'appoggio dato da Togliatti al famigerato articolo 7 della Costituzione che riconosceva i Patti Lateranensi. Gi da un po' di anni si era sciolto il movimento dell'Uomo Qualunque che aveva sollecitato per un certo periodo sentimenti antiunitari, diffidenze verso una Roma corrotta e ladrona, o contro una burocrazia statale di fannulloni che succhiavano il sangue della brava gente e laboriosa. Non ci passava neppure per l'anticamera del cervello che atteggiamenti del genere sarebbero stati un giorno quelli dei ministri della Repubblica.
Non avevamo avuto l'idea luminosa che per svuotare di ogni dignit e potere reale il parlamento bastava fare una legge per cui i deputati non venissero eletti dal popolo ma nominati prima delle elezioni dal Capo. Ci pareva che auspicare un ritorno graduale alla Camera dei Fasci e delle Corporazioni fosse idea troppo fantascientifica.
Volevamo disfare l'Italia, ma gradualmente, e pensavamo ci volesse almeno un secolo. Invece ci si  arrivati molto prima, e oltre all'Italia si sta persino disfacendo l'Alitalia. Ma la cosa pi bella  stata che l'operazione non  dipesa dal colpo di stato di una punta di diamante, i pochi generosi idealisti che eravamo, ma si sta realizzando col consenso della maggioranza degli italiani.
2008
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Essere visti.
Fare ciao ciao con la manina.
Mentre sto facendo esperienza, e trovando conferma in vari interventi autorevoli, del riscaldamento del pianeta e della scomparsa delle mezze stagioni, mi chiedo che reazioni avr un giorno il mio nipotino, che non ha ancora due anni e mezzo, quando sentir pronunciare la parola "primavera" o legger a scuola poesie che parlano dei primi languori autunnali. E da grande come reagir ascoltando le Stagioni di Vivaldi? Forse lui vivr in un altro mondo a cui sar perfettamente abituato e non soffrir della mancanza della primavera, vedendo le bacche sbocciare per sbaglio in inverni caldissimi. In fondo anch'io da piccolo non avevo esperienza dei dinosauri eppure sono riuscito a immaginarmeli. Forse la primavera  una nostalgia da persona attempata, come le notti passate nei rifugi antiaerei a giocare a nascondino.
A questo bambino che cresce parr allora naturale vivere in un mondo dove il bene primario (ormai pi importante del sesso e del denaro) sar la visibilit. Dove per essere riconosciuti dagli altri e non vegetare in uno spaventoso e insopportabile anonimato si far di tutto per apparire, in televisione o in quei canali che a quell'epoca avranno sostituito la televisione. Dove sempre pi madri integerrime saranno pronte a raccontare i pi sordidi affari di famiglia a una trasmissione strappalacrime pur di essere riconosciute il giorno dopo al supermercato e rilasciare autografi, e le ragazzine (come gi accade oggi) diranno che vogliono fare l'attrice, ma non per diventare la Duse o la Garbo, non per recitare Shakespeare o almeno cantare come Josphine Baker vestita di sole banane sul palcoscenico delle Folies Bergre, e nemmeno per sgambettare con grazia come le veline di un tempo andato, bens per essere promosse vallette di telequiz, pura apparenza senz'arte alcuna di sostegno.
Qualcuno spiegher allora a questo bambino (forse a scuola, insieme ai re di Roma e alla caduta di Berlusconi, o in film storici intitolati C'era una volta la Fiat che i Cahiers du cinma chiameranno "prolet", sul modello dei "peplos") che sin dall'antichit gli esseri umani hanno desiderato essere riconosciuti da coloro che li attorniavano. E alcuni si ingegnavano di essere amabili compagnoni le sere all'osteria, altri di eccellere nel calcio o nel tiro a segno alle feste patronali, o nel raccontare di aver preso all'amo un pesce lungo cos. E le ragazze volevano essere note per il cappellino civettuolo che portavano la domenica andando alla messa, e le nonne per essere la migliore cuoca o sarta del villaggio. E guai se non fosse stato cos, perch l'essere umano, per sapere chi , ha bisogno dello sguardo dell'Altro, e tanto meglio si riconosce (o crede di riconoscersi) quanto pi l'Altro l'ama e l'ammira - e se invece di un solo Altro ce ne sono cento o mille, o diecimila, tanto meglio, e ci si sente completamente realizzati.
E quindi in un'epoca di grandi e continui spostamenti, dove a ciascuno viene a mancare il villaggio nativo e il senso delle radici, e l'altro  qualcuno con cui comunichi a distanza via Internet, parr naturale che gli esseri umani cerchino il riconoscimento per altre vie, e alla piazza del villaggio si sostituisca la platea quasi planetaria della trasmissione TV o ci che l'avr sostituita.
Quello che per, forse, neppure i maestri di scuola o chi per loro riusciranno a ricordare, sar che in quel tempo antico vigeva una distinzione molto rigida tra essere famosi ed essere chiacchierati. Tutti volevano diventare famosi come il miglior arciere o la pi brava ballerina, ma nessuno voleva essere chiacchierato come il pi cornificato del paese, l'impotente acclarato, la puttana irrispettosa. Caso mai la puttana cercava di far credere di essere ballerina e l'impotente raccontava mentendo di avventure sessuali pantagrueliche. Nel mondo del futuro (se assomiglier a quello che gi oggi si configura) questa distinzione sar scomparsa: pur di essere "visti" e "parlati" si sar pronti a fare di tutto. Non ci sar differenza tra la fama del grande immunologo e quella del giovanotto che  riuscito ad ammazzare la mamma a colpi di scure, tra il grande amante e chi avr vinto la gara planetaria per il membro virile pi corto, tra chi avr fondato un lebbrosario nell'Africa centrale e chi sar riuscito a meglio frodare il fisco. Tutto far brodo, pur di apparire ed essere riconosciuti il giorno dopo dal droghiere (o dal banchiere).
Se a qualcuno posso parere apocalittico, chiedo che cosa vuole dire gi sin d'ora (anzi da decenni) mettersi dietro al tizio col microfono per essere visti a fare ciao ciao con la manina, o andare dalla Zingara sicuri di non sapere neppure che una rondine non fa primavera. Che importa, saranno famosi.
Ma non sono apocalittico. Forse il bambino di cui parlo si far adepto di qualche nuova setta il cui fine sia il nascondimento dal mondo, l'esilio nel deserto, il seppellimento nel chiostro, l'orgoglio del silenzio. In fondo  gi accaduto, al tramonto di un'epoca in cui gli imperatori avevano iniziato a fare senatore il proprio cavallo.
2002
Dio mi  testimone che sono scemo...
L'altra mattina a Madrid ero a colazione col mio re. Non vorrei essere frainteso: pur essendo di fieri sentimenti repubblicani, due anni fa sono stato nominato duca del Regno di Redonda (col titolo di Duque de l'Isla del Da de Antes) e questa dignit ducale condivido con Pedro Almodvar, Antonia Susan Byatt, Francis Ford Coppola, Arturo Prez-Reverte, Fernando Savater, Pietro Citati, Claudio Magris, Ray Bradbury e alcuni altri, tutti in qualche modo uniti dalla comune qualit di essere simpatici al re.
Dunque, l'isola di Redonda sta nelle Indie Occidentali, misura trenta chilometri quadrati (un fazzoletto),  del tutto disabitata e ritengo che nessuno dei suoi monarchi vi abbia mai messo piede. L'aveva acquistata nel 1865 un banchiere, Matthew Dowdy Shiell, che aveva chiesto alla regina Vittoria di costituirla in regno autonomo, ci che la graziosa maest aveva fatto senza problemi perch non vi vedeva alcuna minaccia per l'impero coloniale britannico. Nel corso dei decenni l'isola era passata sotto vari monarchi, alcuni dei quali avevano venduto il titolo pi volte, provocando risse di pretendenti (e se volete sapere tutta la storia pluridinastica cercate Redonda su Wikipedia), e nel 1997 l'ultimo re aveva abdicato a favore di un famoso scrittore spagnolo, Javier Maras (ampiamente tradotto anche in Italia), il quale ha cominciato a nominare duchi a destra e a manca.
Ecco tutta la storia, che naturalmente sa un poco di follia patafisica, ma insomma, diventare duca non  cosa da tutti i giorni. Il punto tuttavia non  questo:  che nel corso della nostra conversazione Maras ha detto una cosa sulla quale vale la pena di riflettere. Si discuteva sul fatto evidente che oggi la gente  disposta a fare carte false pur di apparire su un teleschermo, anche solo come l'imbecille che fa ciao ciao dietro all'intervistato. Recentemente in Italia il fratello di una ragazza barbaramente assassinata, avendo dolorosamente sfiorato gli onori della cronaca,  andato da Lele Mora a chiedere un ingaggio televisivo per poter fare fruttare quella sua tragica notoriet, e sappiamo di chi, pur di apparire alla ribalta della cronaca,  disposto a dichiararsi cornuto, impotente o truffatore, n  ignoto agli psicologi criminali che ci che muove il serial killer  il desiderio di essere scoperto e diventare celebre.
Perch questa follia, ci si domandava? Maras ha avanzato l'ipotesi che quanto accade oggi dipenda dal fatto che gli uomini non credano pi in Dio. Un tempo gli uomini erano persuasi che ogni loro azione avesse almeno uno Spettatore, che conosceva tutti i loro gesti (e i loro pensieri), poteva comprenderli o all'occorrenza condannarli. Si poteva essere un reietto, un buono a nulla, uno "sfigato" ignorato dai propri simili, che un minuto dopo la sua scomparsa sarebbe stato dimenticato da tutti, ma si nutriva la persuasione che almeno Uno sapesse tutto di noi.
"Dio sa che cosa ho sofferto," si diceva la nonna inferma e abbandonata dai nipoti, "Dio sa che sono innocente," si consolava chi era stato condannato ingiustamente, "Dio sa quanto ho fatto per te," diceva la madre al figlio sconoscente, "Dio sa quanto ti amo," gridava l'amante abbandonato, "Solo Dio sa quante ne ho passate," lamentava lo sciagurato delle cui sventure non importava niente a nessuno. Dio era sempre invocato come l'occhio a cui nulla sfuggiva e il cui sguardo dava senso anche alla vita pi grigia e insensata.
Scomparso, rimosso questo Testimone onniveggente, che cosa rimane? L'occhio della societ, l'occhio degli altri, a cui bisogna mostrarsi per non sprofondare nel buco nero dell'anonimato, nel vortice della dimenticanza, anche a costo di scegliere il ruolo dello scemo del paese che si mette in mutande e balla sul tavolo dell'osteria. L'apparizione sullo schermo  l'unico succedaneo della trascendenza, e ne  un succedaneo tutto sommato gratificante: ci si vede (e ci vedono) in un aldil, ma in compenso in quell'aldil tutti ci vedono qua, e mentre qua ci siamo anche noi - pensate che vantaggio, godere di tutti i vantaggi dell'immortalit (sia pure assai rapida e transeunte) e avere nel contempo la possibilit di essere festeggiati a casa nostra (in terra) per la nostra assunzione nell'Empireo.
Il guaio  che in questi casi si equivoca sul doppio significato del "riconoscimento". Tutti aspiriamo a che vengano "riconosciuti" i nostri meriti, o i nostri sacrifici, o qualsiasi altra nostra bella qualit; ma quando, dopo essere apparsi sullo schermo, qualcuno ci vede al bar e ci dice "l'ho vista ieri in televisione" semplicemente "riconosce te", ovvero la tua faccia - il che  cosa assai diversa.
2010
Perch solo la Madonna?
Durante le serate organizzate da Repubblica a Bologna, venerd scorso, in un dialogo con Stefano Bartezzaghi mi  accaduto di intrattenermi sul concetto di reputazione. Un tempo la reputazione era soltanto o buona o cattiva, e quando si rischiava una cattiva reputazione (perch si faceva fallimento, o perch ci dicevano cornuto) si arrivava a riscattarla col suicidio o col delitto d'onore. Naturalmente tutti aspiravano ad avere una buona reputazione.
Ma da tempo il concetto di reputazione ha ceduto il posto a quello di notoriet. Conta essere "riconosciuto" dai propri simili, ma non nel senso del riconoscimento come stima o premio, bens in quello pi banale per cui, vedendoti per strada, gli altri possano dire "guarda,  proprio lui". Il valore predominante  diventato l'apparire, e naturalmente il modo pi sicuro  apparire in televisione. E non  necessario essere Rita Levi Montalcini o Mario Monti, basta confessare in una trasmissione strappalacrime che il coniuge ti ha tradito.
Il primo eroe dell'apparire  stato l'imbecille che andava a mettersi dietro agli intervistati e agitava la manina. Ci gli consentiva di essere riconosciuto la sera dopo al bar ("lo sai che ti ho visto in TV?"), ma certamente queste apparizioni duravano lo spazio di un mattino. Quindi gradatamente si  accettata l'idea che per apparire in modo costante ed evidente occorresse fare cose che un giorno avrebbero fruttato la cattiva reputazione. Non che non si aspiri anche alla buona reputazione, ma  faticoso conquistarla, dovresti aver compiuto un atto eroico, aver vinto se non il Nobel almeno lo Strega, aver passato la vita a curare i lebbrosi, e non sono cose alla portata di ogni mezza calzetta. Pi facile diventare soggetto di interesse, meglio se morboso, se si  andati a letto per denaro con una persona famosa, o se si  stati accusati di peculato. Non scherzo, e basta guardare l'aria fiera del concussore o del furbetto del quartierino quando appare nel telegiornale, magari il giorno dell'arresto: quei minuti di notoriet valgono il carcere, meglio se la prescrizione, ed ecco perch l'accusato sorride. Sono passati decenni da quando qualcuno ha avuto la vita distrutta perch lo hanno ripreso in manette.
Insomma il principio : "Se appare la Madonna perch non anch'io?" E si sorvola sul fatto di non essere una vergine.
Questo cose si stavano dicendo il venerd 15 scorso, ed ecco che proprio il giorno dopo appariva su Repubblica un lungo articolo di Roberto Esposito (La vergogna perduta), dove si rifletteva anche sui libri di Gabriella Turnaturi (Vergogna. Metamorfosi di un'emozione, Feltrinelli, 2012) e di Marco Belpoliti (Senza vergogna, Guanda, 2010). Insomma il tema della perdita della vergogna  presente in varie riflessioni sul costume contemporaneo.
Ora, questa frenesia dell'apparire (e la notoriet a ogni costo, anche a prezzo di quello che un tempo era il marchio della vergogna) nasce dalla perdita della vergogna, o si perde il senso della vergogna perch il valore dominante  l'apparire, anche costo di svergognarsi? Propendo per la seconda tesi. L'essere visto, l'essere oggetto di discorso  valore talmente dominante che si  pronti a rinunciare a quello che un tempo si chiamava il pudore (o il sentimento geloso della propria privatezza). Esposito notava che  segno di mancanza di vergogna anche il parlare ad alta voce al telefonino sul treno, facendo sapere a tutti i propri fatti privati, quelli che un tempo si sussurravano all'orecchio. Non  che uno non si renda conto che gli altri lo sentono (sarebbe solo un maleducato),  che inconsciamente vuole farsi sentire, anche se i suoi fatti privati sono irrilevanti - ma ahim non tutti possono aver fatti privati rilevanti, come Amleto o Anna Karenina, e quindi basta essere riconosciuti come escort o come debitore moroso.
Leggo che non so quale movimento ecclesiale vuole ritornare alla confessione pubblica. Eh gi, che gusto c' a depositare le proprie vergogne solo nell'orecchio del confessore?
2012
Twitto dunque sono
Io non sono su Twitter, n su Facebook. La Costituzione me lo consente. Ma c' ovviamente su Twitter un mio falso indirizzo cos come pare ce ne sia uno falso di Casaleggio. Una volta ho incontrato una signora che con occhi pieni di riconoscenza mi ha detto che mi legge sempre su Twitter e talora ha interagito con me con grande profitto intellettuale. Ho cercato di spiegarle che si trattava di un falso me, ma mi ha guardato come se le dicessi che io non ero io. Se ero su Twitter, esistevo. Twitto ergo sum.
Non mi sono preoccupato di convincerla perch, qualunque cosa la signora potesse pensare di me (e se era cos contenta era perch il falso Eco le diceva cose che condivideva), la faccenda non avrebbe cambiato la storia d'Italia, e neppure quella del mondo - e non avrebbe neppure cambiato la mia storia personale. Una volta ricevevo regolarmente per posta enormi dossier di un'altra signora che affermava di averli inviati al presidente della Repubblica e ad altri personaggi illustri per protestare contro qualcuno che la perseguitava, e li inviava in visione a me perch, affermava, ogni settimana in questa Bustina io mi schieravo in sua difesa. Dunque, qualunque cosa io scrivessi, lei la leggeva come riferita al suo problema personale. Non l'ho mai smentita perch sarebbe stato inutile, e la sua personalissima paranoia non avrebbe cambiato la situazione in Medio Oriente. Poi naturalmente, non avendole mai risposto, ha rivolto le sue attenzioni a qualcun altro, e non so chi stia tormentando ora.
L'irrilevanza delle opinioni espresse su Twitter  che tutti parlano, e tra tutti c' chi crede alle apparizioni della Madonna di Medjugorje, chi va dalla chiromante, chi ritiene che l'11 settembre sia stato architettato dagli ebrei, chi crede a Dan Brown. Sono sempre affascinato dai messaggi di Twitter che appaiono in basso durante le trasmissioni di Telese e Porro. Dicono di tutto e di pi, ciascuno dice il contrario dell'altro, e tutti insieme non rendono l'idea di cosa pensi la gente ma solo di cosa pensino alcuni pensatori a ruota libera.
Twitter  come il bar Sport di qualsiasi villaggio o periferia. Parla lo scemo del paese, il piccolo possidente che ritiene di essere perseguitato dal fisco, il medico condotto amareggiato perch non ha avuto la cattedra di anatomia comparata nella grande universit, il passante che ha gi preso molti grappini, il camionista che racconta di passeggiatrici favolose sul raccordo anulare, e (talora) chi esprime alcuni giudizi sensati. Ma tutto si consuma l, le chiacchierate al bar non hanno mai cambiato la politica internazionale e se ne preoccupava solo il fascismo, che al bar proibiva di far discorsi di alta strategia, ma nell'insieme quel che pensa la maggioranza della gente  solo quel dato statistico che emerge nel momento in cui, ciascuno avendo fatto le sue riflessioni, si vota, e si vota per le opinioni espresse da qualcun altro, dimenticando quello che si era detto al bar.
Cos l'etere di Internet  attraversato da opinioni irrilevanti, anche perch, se si possono esprimere idee magistrali in meno di centoquaranta caratteri (come "ama il tuo prossimo come te stesso"), per esprimere La ricchezza delle nazioni di Adam Smith ce ne vogliono di pi e forse pi ancora per chiarire che cosa voglia dire E=mc2.
E allora perch rilasciano messaggi Twitter anche uomini importanti come Letta, che basterebbe affidasse la stessa idea all'ANSA e verrebbe citata da giornali e telegiornali, raggiungendo anche la maggioranza non collegata a Internet? E perch il papa fa scrivere da qualche seminarista assunto come precario in Vaticano brevi sunti di quel che ha gi detto urbi et orbi davanti a milioni e milioni di telespettatori? Francamente non lo so bene, qualcuno deve averli convinti che anche quello fa brodo per fidelizzare una grande quantit di utenti del Web. E allora passi per Letta e Bergoglio, ma perch usano Twitter anche i signori Rossi, Pautasso, Brambilla, Cesaroni ed Esposito?
Forse per sentirsi come Letta e il papa.
2013
La perdita della privatezza
Uno dei problemi del nostro tempo, che (a giudicare dalla stampa) ossessiona un poco tutti,  quello della cosiddetta "privacy" - che, a voler essere molto snob, si pu tradurre in volgare italiano come privatezza. Detto molto ma molto alla buona significa che ciascuno ha diritto di farsi i fatti suoi senza che tutti, specie delle agenzie legate ai centri di potere, lo vengano a sapere. Ed esistono istituzioni volte a garantire a tutti la privatezza (ma, mi raccomando, chiamandola "privacy", altrimenti nessuno la prende sul serio). Per questo ci si preoccupa che attraverso le nostre carte di credito qualcuno possa sapere che cosa abbiamo comprato, in che albergo siamo scesi e dove abbiamo cenato. Per non dire delle intercettazioni telefoniche, quando non indispensabili ai fini dell'individuazione di criminali; addirittura recentemente Vodafone ha lanciato un allarme per la possibilit che agenti pi o meno segreti di ogni nazione possano sapere a chi telefoniamo e che cosa diciamo.
Sembra dunque che la privatezza sia un bene che ciascuno vuole difendere a ogni costo, per non vivere in un universo da Grande Fratello (quello vero, di Orwell) dove un occhio universale pu monitorare tutto quello che facciamo, o addirittura pensiamo.
Ma la domanda : ci tiene davvero tanto la gente alla privatezza? Una volta la minaccia alla privatezza era il pettegolezzo e ci che si temeva del pettegolezzo era l'attentato alla nostra reputazione pubblica, e il portare in piazza i panni sporchi che dovevano essere legittimamente lavati in famiglia. Ma, forse a causa della cosiddetta societ liquida, in cui ciascuno  in crisi di identit e valori, e non sa dove andare a cercare i punti di riferimento rispetto cui definirsi, l'unico modo di acquistare un riconoscimento sociale  quello di "farsi vedere", a ogni costo.
E cos la signora che fa commercio di s (e una volta cercava di tener celata ai parenti o ai vicini la propria attivit) oggi, facendosi magari chiamare "escort", allegramente assume il proprio ruolo pubblico persino presentandosi in televisione; i coniugi che un tempo tenevano gelosamente celati i loro dissidi, partecipano alle trasmissioni trash per recitare vuoi la parte dell'adultero vuoi quella del tradito, tra gli applausi del pubblico; il nostro vicino di treno dice al telefono ad alta voce quel che pensa della cognata o quello che il suo fiscalista deve fare; gli indagati di ogni risma, invece di ritirarsi in campagna sino a che l'ondata dello scandalo non si sia calmata, aumentano le loro apparizioni, col sorriso sulle labbra, perch meglio ladro risaputo che onesto ignorato da tutti.
Recentemente su Repubblica  apparso un articolo di Zygmunt Bauman in cui si rilevava che i social network (massime Facebook), che rappresentano uno strumento di sorveglianza dei pensieri e delle emozioni altrui, sono s usati da vari poteri con funzioni di controllo, ma grazie al contributo entusiastico di chi vi partecipa, Bauman parla di "societ confessionale che promuove la pubblica esposizione di s al rango di prova eminente e pi accessibile, oltre che verosimilmente pi efficace, di esistenza sociale". In altre parole, per la prima volta nella storia dell'umanit, gli spiati collaborano con le spie per facilitare il loro lavoro, e traggono da questa resa motivo di soddisfazione perch qualcuno li vede mentre esistono, e non importa se talora esistono come criminali o come imbecilli.
 pur vero che, una volta che qualcuno pu sapere tutto di tutti, quando i tutti si identifichino con la somma degli abitanti del pianeta, l'eccesso di informazione non potr produrre che confusione, rumore e silenzio. Ma questo dovrebbe preoccupare le spie, mentre agli spiati va benissimo che di loro, e dei loro segreti pi intimi, sappiano almeno gli amici, i vicini e possibilmente i nemici, perch questo  il solo modo di sentirsi vivi e parte attiva del corpo sociale.
2014
Nelle latebre del DNA
La Bustina scorsa avevo commentato cosa accade in un universo in cui  scomparsa la privatezza e tutti possono sapere che cosa facciamo. Ne avevo concluso che sembra inutile che ci si batta per conservare zone di riserbo quando la tendenza generale sembra essere quella di voler essere visti e sentiti a ogni costo per avere la sensazione di esistere. La gente non vuole la privatezza, anche se la invoca.
Ora, nel caso Yara  accaduto qualcosa di diverso. Qualcuno - e se non gli inquirenti, la stampa o qualche altra fonte - non solo ha detto che il colpevole era Bossetti (il quale, mentre scrivo,  ancora soltanto un "presunto" colpevole), e che la sua colpevolezza era stata scoperta grazie alla prova del DNA, ma che per questa via si era dimostrato che era figlio illegittimo di un tale, che con questo tale la sua signora mamma aveva avuto decenni fa una relazione adulterina, che il marito della mamma non l'aveva mai saputo, aveva allevato Bossetti come figlio suo, e adesso manifestava un'ira furibonda ecc.
Subito, dopo la prima eccitazione, si sono levate voci di sdegno: va bene arrestare un colpevole, ma era necessario proclamare col megafono tutto quello che era successo nella sua famiglia, facendo fare una figura sgradevolissima sia alla mamma sia al non-pap, rovinando di fatto un'unione coniugale, tirando in ballo ed esponendo alla pubblica gogna persone che col delitto non c'entravano e avrebbero avuto diritto di non vedere esposti in pubblico i soliti panni sporchi?
Mea culpa a catena, stampa compresa, che chiedeva scusa di quello che aveva allegramente contribuito a provocare, e ipocriti cenni di consenso da una pubblica opinione che celebrava il trionfo della cosiddetta Schadenfreude e cio della libidinosa soddisfazione per la sfortuna o il dolore altrui.
Ma ora facciamo una riflessione. Poniamo che gli inquirenti avessero detto che avevano scoperto il colpevole (presunto, ancora al momento in cui scrivo) e che la sua colpa era certificata dalla prova del DNA. E basta. Allora stampa e pubblica opinione avrebbero chiesto come si era arrivati a Bossetti tra le migliaia di persone che vivevano nei dintorni. E poniamo che gli inquirenti avessero risposto: "Questo non ve lo diciamo, almeno sino al processo, se ci sar."
 facile immaginare che cosa sarebbe successo. Ci saremmo domandati cosa ci celavano magistratura e forze dell'ordine: chi ci diceva che avessero agito bene (o, come si suol dire, "con professionalit")? L'opinione pubblica, si sarebbe gridato, ha diritto di sapere!
 che il pubblico si  abituato, con WikiLeaks e con le rivelazioni di Snowden, al fatto che tutto, ma davvero tutto, deve essere pubblico. Il che  giusto sino a un certo punto: certe marachelle pubbliche o private vanno svelate e denunciate ma in principio, perch una macchina statale possa funzionare, i rapporti d'ambasciata e vari documenti governativi debbono poter essere riservati. Immaginatevi se la polizia fosse obbligata a dire: stiamo cercando l'assassino, forse l'abbiamo individuato, lo pediniamo per coglierlo in fallo, si chiama Pinco Pallino e abita in via Tale. Pinco Pallino si darebbe alla fuga e non verrebbe mai arrestato. Alcuni progetti devono rimanere segreti, almeno sino a che  essenziale alla loro riuscita (che pu essere virtuosa).
Ma la perdita della privatezza, specie dopo i fatti WikiLeaks e Snowden,  stata elevata a principio etico e tutti sentono il bisogno che tutto venga detto, sempre, in ogni caso. Pertanto guai se le tristi vicende dei parenti di Bossetti fossero state taciute, si sarebbero accusati gli inquirenti di sordido complotto.
E allora di che ci lamentiamo? La mamma di Bossetti, e quello che sino a ieri era ritenuto suo padre, debbono ormai prendere atto che i panni sporchi si lavano in televisione, durante la pubblicit delle lavatrici. Se la perdita della privatezza  arrivata (giustamente) nelle latebre del DNA, non pu che trionfare sempre e ovunque. Che ci piaccia o no.
2014
...
I vecchi e i giovani
Vita media
Chiss quanti ricordano ancora la poesia di De Amicis: "Non sempre il tempo la belt cancella - o la sfioran le lacrime e gli affanni; - mia madre ha sessant'anni, - e pi la guardo e pi mi sembra bella." Non  un inno alla bellezza femminile, ma alla piet filiale. Piet che oggi dovrebbe spostarsi sulla frontiera dei novant'anni, perch una signora di sessanta, se appena  in buona salute, si presenta ancora fresca e attivissima - e, se poi ha fatto ricorso al chirurgo plastico, dimostra vent'anni di meno. Peraltro ricordo che quando ero ragazzo mi dicevo che non era giusto superare i sessant'anni, perch dopo sarebbe stato terribile sopravvivere acciaccato, bavoso e demente in un ricovero per poveri vecchi. E quando pensavo al Duemila mi dicevo che s, teste Dante, avrei potuto vivere sino ai settanta e quindi arrivare sino al 2002, ma era un'ipotesi molto remota e di rado si raggiungeva quella venerabile et.
Ci riflettevo qualche anno fa quando ho incontrato Hans Gadamer che aveva gi cento anni, era venuto da lontano per un convegno e mangiava a tavola con gusto. Gli ho chiesto come stava e lui mi ha risposto con un sorriso quasi mesto che gli facevano male le gambe. Veniva voglia di prenderlo a schiaffi per tanta ilare impudenza (infatti  vissuto benissimo ancora due anni).
Noi continuiamo a pensare di vivere in un'epoca dove la tecnica sta facendo passi da gigante ogni giorno, ci chiediamo dove si andr a finire con la globalizzazione, ma con minore frequenza riflettiamo sul fatto che lo sviluppo massimo raggiunto dall'umanit (e in questo campo l'accelerazione supera quella di ogni altra impresa)  l'allungamento dell'et media. In fondo, che l'uomo avrebbe potuto dominare la natura, lo aveva oscuramente compreso il troglodita che era riuscito a produrre artificialmente il fuoco, per non dire di quel nostro antenato pi maturo che ha inventato la ruota. Che potessimo costruire un giorno macchine volanti lo dicevano gi Ruggero Bacone, Leonardo e Cyrano de Bergerac; che si sarebbe arrivati a moltiplicare la velocit dei nostri spostamenti era chiaro dall'invenzione del vapore; che avremmo avuto la luce elettrica si poteva supporre sin dai tempi di Volta. Ma per secoli gli uomini hanno sognato invano l'elisir di lunga vita e la fontana dell'eterna giovinezza. Nel Medioevo esistevano ottimi mulini a vento (ancor buoni oggi per produrre energia alternativa) ma c'era una chiesa dove chi vi andava in pellegrinaggio poteva ottenere il miracolo di vivere sino a quarant'anni.
Siamo andati sulla Luna pi di trent'anni fa e non riusciamo ancora ad andare su Marte; per ai tempi dello sbarco lunare una persona di settant'anni era arrivata alla fine della sua vita mentre oggi (infarto e cancro a parte) ha speranze non irragionevoli di arrivare ai novanta. Insomma, il grande progresso (se di progresso vogliamo parlare)  stato nel campo della vita pi che in quello dei computer. I computer erano gi annunciati dalla macchina calcolatrice di Pascal, che  morto a trentanove anni ed era gi una bella et. Peraltro Alessandro Magno e Catullo sono morti a trentatr anni, Mozart a trentasei, Chopin a trentanove, Spinoza a quarantacinque, san Tommaso a quarantanove, Shakespeare e Fichte a cinquantadue, Cartesio a cinquantaquattro, Hegel, vecchissimo, a sessantuno.
Molti dei problemi che dobbiamo affrontare oggi dipendono dall'allungamento della vita media. Non sto solo parlando delle pensioni. Anche l'immensa migrazione del terzo mondo verso i paesi occidentali nasce certamente dal fatto che qui milioni di persone sperano di trovare cibo, lavoro e tutto quello che promettono cinema e televisione, ma cercano anche di raggiungere un mondo dove si vive pi a lungo - e comunque di fuggire da uno dove si muore troppo presto. Eppure (anche se non ho le statistiche sottomano) credo che la somma che spendiamo per le ricerche gerontologiche e la medicina preventiva sia infinitamente minore di quella che spendiamo per la tecnologia bellica e per quella informatica. Per non dire che sappiamo abbastanza bene come distruggere una citt e come trasportare l'informazione a basso costo, ma non abbiamo ancora idee precise su come conciliare benessere collettivo, avvenire dei giovani, sovrappopolazione del globo e allungamento della vita.
Un giovane pu pensare che il progresso  quello che gli consente di emettere messaggini col cellulare o volare a poco prezzo a New York, mentre il fatto stupefacente (e il problema irrisolto)  che si prepari, quando va bene, a diventare adulto a quarant'anni mentre i suoi antenati lo diventavano a sedici.
Certamente bisogna ringraziare Iddio o la sorte perch viviamo pi a lungo, ma dobbiamo affrontare questo problema come uno dei pi drammatici del nostro tempo, non come un fatto pacifico.
2003
Il bello  brutto e il brutto  bello?
Hegel aveva osservato che solo col cristianesimo erano entrate nelle rappresentazioni artistiche il dolore e la bruttezza, perch "non si pu raffigurare nelle forme della bellezza greca il Cristo flagellato, coronato di spine... crocifisso, agonizzante". Aveva torto, perch il mondo greco non era solo quello delle Veneri in marmo candido ma anche quello del supplizio di Marsia, delle angosce di Edipo o della passione mortifera di Medea. Ma nella pittura e nella scultura cristiana i volti sfigurati dal dolore, anche senza arrivare al sadismo di Mel Gibson, non mancano. In ogni caso la deformit trionfa, ricordava sempre Hegel (pensando in particolare alla pittura alto-tedesca e fiamminga), quando si mostrano i persecutori di Ges.
Ora qualcuno mi ha fatto osservare che in un celebre quadro di Bosch sulla passione (conservato a Gand) appaiono, tra altri carnefici orrendi, due che farebbero impazzire d'invidia molti cantanti rock e i loro giovani imitatori: uno con un doppio piercing al mento e l'altro con il volto tutto trafitto da vari ammenicoli metallici. Salvo che Bosch voleva in tal modo realizzare una sorta di epifania della malvagit (anticipando la persuasione lombrosiana che chi si tatua o altera il proprio corpo sia un delinquente nato), mentre oggi si possono nutrire sentimenti di fastidio di fronte a giovanetti e giovinette con la perlina sulla lingua, ma risulterebbe se non altro statisticamente errato considerarli geneticamente tarati.
Se poi riflettiamo che molti di questi stessi giovani vanno in deliquio di fronte alla bellezza "classica" di George Clooney o di Nicole Kidman, diventa chiaro che essi fanno come i loro genitori: i quali da un lato acquistano automobili e televisori disegnati secondo i canoni rinascimentali della divina proporzione, o affollano gli Uffizi per provare la sindrome di Stendhal, e dall'altro si dilettano di film "splatter" dove la materia cerebrale si spappola sui muri, comperano dinosauri e altri mostriciattoli ai figli piccoli, e vanno ad ammirare l'happening di un artista che si trafigge le mani, si tormenta le membra o si mutila i genitali.
Sia i padri che i figli non stanno rifiutando ogni commercio con il bello, scegliendo solo ci che nei secoli passati era considerato orribile. Questo accadeva caso mai quando i futuristi, per stupire il borghese, proclamavano "facciamo coraggiosamente il brutto in letteratura", e Palazzeschi (in Il controdolore del 1913) proponeva, per educare sanamente i bambini alla bruttezza, di donare loro, come giocattoli educativi, "fantocci gobbi, ciechi, cancrenosi, sciancati, etici, sifilitici, che meccanicamente piangano, gridino, si lamentino, vengano assaliti da epilessia, peste, colera, emorragie, emorroidi, scoli, follia, svengano, rantolino, muoiano". Semplicemente oggi si gode in certi casi del bello (classico), e si sa riconoscere un bel bambino, un bel paesaggio o una bella statua greca, e in altri casi si trae piacere da quello che ieri era visto come insopportabilmente brutto.
Anzi, talora si elegge il brutto a modello di una nuova bellezza, come accade con la "filosofia" cyborg. Se nei primi romanzi di Gibson (William questa volta, e si vede che "nomina sunt numina") un essere umano in cui vari organi erano stati sostituiti da apparati meccanici o elettronici poteva ancora rappresentare un preoccupato vaticinio, oggi alcune femministe radicali propongono di superare le differenze sessuali attraverso la realizzazione di corpi neutri, postorganici o "transumani", e Donna Haraway lancia come slogan "preferisco essere cyborg che dea".
Secondo alcuni questo significa che nel mondo postmoderno si  dissolta qualsiasi opposizione tra bello e brutto. Non si tratterebbe neppure di ripetere con le streghe di Macbeth, "il bello  brutto e il brutto  bello". I due valori si sarebbero semplicemente amalgamati perdendo i loro caratteri distintivi.
Ma  vero? E se certi comportamenti dei giovani o degli artisti fossero solo fenomeni marginali, celebrati da quelle che sono minoranze rispetto alla popolazione del pianeta? In televisione vediamo bambini che muoiono di fame ridotti a scheletri dalla pancia gonfia, apprendiamo di donne stuprate dagli invasori, sappiamo di corpi umani torturati, e d'altra parte ci tornano continuamente davanti agli occhi le immagini non molto remote di altri scheletri viventi destinati a una camera a gas. Vediamo membra dilaniate appena ieri dall'esplosione di un grattacielo o di un aereo in volo, e viviamo nel terrore che ci possa accadere domani anche a noi. Ciascuno sente benissimo che queste cose sono brutte, e nessuna coscienza della relativit dei valori estetici ci pu convincere a viverle come oggetto di piacere.
Forse allora cyborg, splatter, La Cosa che viene da un altro mondo, e i disaster movies sono manifestazioni di superficie, enfatizzate dai mass media, attraverso le quali esorcizziamo una bruttezza ben pi profonda che ci assedia, ci atterrisce e vorremmo disperatamente ignorare, facendo finta che tutto sia per finta.
2006
Tredici anni mal spesi
L'altro giorno un intervistatore mi ha domandato (e molti lo fanno) quale fosse il libro che mi aveva pi influenzato nella mia vita. Se nel corso dell'intera mia vita un solo libro mi avesse definitivamente influenzato pi degli altri, sarei un idiota - come molti che rispondono a questa domanda. Ci sono libri che sono stati decisivi per i miei vent'anni e altri che hanno deciso dei miei trenta - e attendo con impazienza il libro che sconvolger i miei cento anni. Un'altra domanda impossibile : "Chi le ha insegnato qualcosa di definitivo nella sua vita?" Non so mai rispondere perch (a meno di non dire "pap e mamma") a ogni tornante della mia esistenza qualcuno mi insegnava qualcosa. Potevano essere persone che stessero accanto a me o alcuni cari defunti come Aristotele, san Tommaso, Locke o Peirce.
In ogni caso ci sono stati insegnamenti non libreschi di cui posso dire con sicurezza che hanno cambiato la mia vita. Il primo  stato quello della signorina Bellini, la mia meravigliosa insegnante di prima media, che ci dava, da preparare per il giorno dopo, considerazioni su parole stimolo (come gallina o bastimento) da cui fare partire una riflessione o una fantasia. Un giorno, preso da non so quale demone, ho detto che avrei sviluppato seduta stante qualsiasi tema mi avesse proposto. Lei ha guardato sulla sua cattedra e ha detto "taccuino". Col senno di poi, avrei potuto parlare del taccuino del giornalista, o del diario di viaggio di un esploratore salgariano, invece sono salito baldanzoso sulla pedana e non ho saputo aprire bocca. La signorina Bellini mi ha insegnato allora che non bisogna mai presumere troppo dalle proprie forze.
Il secondo insegnamento  stato quello di don Celi, il salesiano che mi ha insegnato a suonare uno strumento musicale - e pare che ora vogliano farlo santo, ma non per questa ragione, che anzi potrebbe essere usata contro di lui dall'avvocato del diavolo. Il 5 gennaio 1945 sono andato tutto pimpante da lui e gli ho detto: "Don Celi, oggi compio tredici anni." Lui mi ha risposto in tono burbero: "Molto mal spesi." Che cosa voleva dire con quella battuta? Che giunto a quell'et venerabile dovevo iniziare un severo esame di coscienza? Che non dovevo sperare di essere lodato per aver fatto semplicemente il mio dovere biologico? Forse era solo una normale manifestazione di senso piemontese del contegno, un rifiuto della retorica, forse erano persino delle congratulazioni fatte in modo affettuoso. Per credo che don Celi sapesse, e mi insegnasse, che un maestro deve sempre mettere in crisi i suoi allievi, e non eccitarli pi del dovuto.
A seguito di quella lezione sono stato sempre parco di elogi con chi se li attendeva da me, salvo casi eccezionali di gesta inattese. Forse con questo contegno ho fatto soffrire qualcuno, e se  cos ho mal speso non solo i miei primi tredici ma anche i miei primi settantasei anni. Ma ho certamente deciso che il modo pi esplicito di esprimere la mia approvazione era non fare un rimprovero. Se non c' rimprovero significa che qualcuno ha fatto bene. Mi hanno sempre irritato espressioni come "il papa buono" o "l'onesto Zaccagnini", che lasciavano solo pensare che gli altri pontefici fossero malvagi e gli altri politici disonesti. Giovanni XXIII e Zaccagnini facevano semplicemente quello che ci si attendeva da loro e non si vede perch dovessero essere particolarmente congratulati.
Ma la risposta di don Celi mi ha anche insegnato a non inorgoglirmi troppo, qualsiasi cosa abbia fatto io, anche se la ritengo giusta, e soprattutto di non andare troppo a inorgoglirsi in giro. Questo significa che non bisogna tendere al meglio? Certamente no, ma in qualche strano modo la risposta di don Celi mi rinvia a un detto di Oliver Wendell Holmes jr. che ho trovato non so pi dove: "Il segreto del mio successo  che da giovane ho scoperto di non essere Dio."  molto importante capire di non essere Dio, dubitare sempre dei propri atti, e ritenere di non avere speso abbastanza bene gli anni vissuti.  l'unico modo per tentare di spendere meglio quelli che restano.
Mi chiederete perch mi vengono in mente queste cose proprio in questi giorni, che  iniziata la campagna elettorale e in questi casi per avere successo bisogna comportarsi un poco da Dio, e cio dire delle cose compiute, come il Creatore dopo la creazione, che erano valde bona, e manifestare un certo delirio di onnipotenza dichiarandosi sicuramente capaci di farne delle migliori (mentre Dio si  contentato di avere creato il migliore dei mondi possibili). Per carit, non moralizzo, per fare una campagna elettorale bisogna fare cos, ve lo immaginate un candidato che va a dire ai futuri votanti "sino a ora ho fatto castronerie, e non sono sicuro che far meglio in futuro, vi prometto solo che ci provo"? Non sarebbe eletto. Quindi, ripeto, nessun falso moralismo. Solo che, ascoltando i vari telecomizi, mi viene da pensare a don Celi.
2007
Bamboccioni messi in croce
Mi fa un poco specie, francamente, che in questa discussione nazionale sui bamboccioni a nessuno sia venuto in mente di andare a consultare il venerabile e autorevolissimo Grande Dizionario della Lingua Italiana UTET (altrimenti noto come il Battaglia). Vi si sarebbe trovato che mentre per bamboccio s'intende "bambino con una sfumatura vezzeggiativa e scherzosa insieme, bambino grassottello un po' goffo e impacciato, privo ancora di parola, di ragione, quasi un oggetto, un giocattolo", per la variazione bamboccione (accrescitivo) si possa reperire una serie di usi classici per cui, secondo il Tommaseo-Rigutini, "se dico bamboccione non penser tanto alla mole, quanto alla forma badiale... difficile immaginare un bamboccione senza un bel visone lustro", e secondo Baldini, "ora tutti si trovano a far la vita comoda, lei, Bertoldino, la nuora Meneghina, e quel caro bamboccione di Cacasenno".
Quanto a Cacasenno (nell'aggiunta del Banchieri al classico Bertoldo e Bertoldino del Croce) si trova che "Cacasenno era grosso di cintura, aveva la fronte bassissima, gli occhi grossi, le ciglia irsute, il naso e la bocca aguzza, che certo assomigliavasi ad un gatto mammone, ovvero ad uno scimmiotto." Dovendo montare a cavallo, "Cacasenno, pigliando il vantaggio, pose il pi mancino nella staffa dritta, e salito che fu si trov con la faccia volta verso le natiche del cavallo; quivi Erminio crepava dal ridere, e volendo ch'ei smontasse, mai fu possibile a persuaderlo."
Quando arriva dal re, "i Palafrenieri di Corte, alzando la portiera, fecero entrare Cacasenno, il quale sopra le spalle si trascinava un uscio di legno. Il Re e la Regina, a questa gustosa entratura ebbero a smascellarsi dalle risa, intendendo tal stravaganza; ma pi stupita rest la Marcolfa di tal cosa; e quivi il Maggiordomo di Corte, che si trov presente, appena potendosi contenere dalle risa, cos disse alle Regie Corone: 'Sappiano le Regie Corone loro che nel salir le scale del Palazzo, mentre Marcolfa entrava in sala, questo bamboccio disse a un Palafreniere che si sentia volont di orinare. Fu egli intanto condotto al luogo di necessit, con sopportazione parlando, ed uscitone fuori non serr l'uscio della bussola, onde io trovandomi, cos gli dissi: Fanciullo, tirati dietro l'uscio, per non sentire il fetore; ed egli, levando l'uscio della bussola dai gangheri, se lo trascina dietro, onde cos l'abbiamo introdotto qui a Loro.'"
Chiede il re: "Dimmi Cacasenno, perch ti trascini dietro quell'uscio?" E lui risponde: "Che importa a voi di saperlo?" Reagisce il re: "M'importa perch sono il padrone di casa." Risponde Cacasenno: "Se siete il padron di casa, quest'uscio adunque  vostro; ditemi che ne ho da fare." Il re: "Lascialo andare." E Cacasenno: "Uscio vattene, che il padrone ti d licenza; vattene, dico, tu pesi troppo, n ti posso pi tenere in ispalla." Pertanto la Marcolfa "levatogli l'uscio di spalla, ordin a Cacasenno che facesse un inchino al Re ed alla Regina, ed inchinatosi fino a terra, ad ambedue baciasse la mano; allora Cacasenno, quasi un nuovo Cabalao, con bella grazia si pose trabocconi per terra, cos dicendo: 'Oh! messeri, eccomi qui chinato in terra, siccome m'ha detto mia Nonna; mettetemi la mano in bocca, ch'io ve la voglio baciare; venite, vi aspetto.'"
Se Cacasenno era un bamboccione, molti di coloro che Padoa-Schioppa ha designato come tali non lo sono. E se qualcuno a trent'anni vive ancora coi genitori e usa la loro macchina per andare in discoteca il sabato sera (e magari schiantarsi alle tre di notte sull'autostrada), probabilmente  pi astuto di Cacasenno e comunque fa cos perch nessuno gli provvede un lavoro - e dunque la colpa  della societ.
Sacrosanto. Tuttavia, essendo per mestiere in contatto con i giovani e conoscendone molti che per studiare si sono fatti in quattro per trovare una borsa di studio e/o un lavoro qualsiasi e vivere con altri amici fuori sede, magari quattro per camera, mi chiedo perch le nostre piccole imprese siano piene di extracomunitari, e tanti di essi facciano i pony express e distribuiscano pacchi, occupando indegnamente (come suggerirebbe la Lega) posti che potrebbero essere presi dai nostri trentenni che vivono in famiglia.
L'ovvia risposta  che questi trentenni sono magari diplomati o dottori (come bizzarramente si chiamano oggi gli italiani che hanno fatto tre anni d'universit) e non possono umiliarsi a distribuire pacchetti. Eppure in tutte le biografie americane di grandi scrittori o uomini politici si legge che, anche dopo gli studi, pur di poter attendere il momento della gloria, costoro hanno lustrato scarpe, lavato piatti o venduto giornali. Perch gli americani s e gli italiani no? Che qualche ragione non l'abbia pure Padoa-Schioppa e che i virtuosi politici di destra e di sinistra che hanno reagito indignati alle sue parole non debbano smetterla di cercar voti tra i bamboccioni (che probabilmente, essendo bamboccioni, neppure votano pi)?
2007
C'era una volta Churchill
Leggevo sul numero dell'Internazionale di inizio marzo un trafiletto dove si racconta di un sondaggio fatto in Gran Bretagna, da cui risulterebbe che un quarto degli inglesi pensa che Churchill sia un personaggio di fantasia, e cos accade per Gandhi e Dickens. Molti intervistati (ma non si precisa quanti) avrebbero invece messo tra le persone realmente esistite Sherlock Holmes, Robin Hood ed Eleanor Rigby.
Come prima reazione tenderei a non drammatizzare. Mi interesserebbe anzitutto sapere a quale fascia sociale appartiene il quarto di coloro che non hanno idee chiare su Churchill e Dickens. Se avessero intervistato i londinesi dei tempi di Dickens, quelli che si vedono nelle incisioni delle miserie di Londra di Dor o nelle scene di Hogarth, almeno i tre quarti, sporchi, abbrutiti e affamati, non avrebbero saputo chi era Shakespeare. E neppure mi stupisco che si credano realmente esistiti Holmes o Robin Hood, uno perch esiste un'industria holmesiana che a Londra fa visitare addirittura il suo preteso appartamento di Baker Street, e l'altra perch il personaggio che ha ispirato la leggenda di Robin Hood  esistito davvero (l'unica cosa che lo rende irreale  che al tempo dell'economia feudale si rubava ai ricchi per dare ai poveri, mentre dopo l'avvento dell'economia di mercato si ruba ai poveri per dare ai ricchi). D'altra parte io da bambino credevo che Buffalo Bill fosse un personaggio immaginario sino a che mio padre non mi ha rivelato che non solo era esistito ma che lui stesso l'aveva visto quando era passato col suo circo nella nostra citt, finito per campare dal mitico West alla provincia piemontese.
Per  vero, e ce ne accorgiamo quando si rivolgono domande ai nostri giovani (per non dire a quelli, che so, americani), che le idee sul passato anche prossimo sono molto vaghe. Si  letto di test da cui appariva che qualcuno credeva che Moro fosse un brigatista rosso, De Gasperi un capo fascista, Badoglio un partigiano ecc. Uno dice:  passato tanto tempo, perch dei diciottenni devono sapere chi era al governo cinquantanni prima che loro nascessero? Beh, sar che la scuola fascista ce ne faceva una testa cos, ma io a dieci anni sapevo che il primo ministro ai tempi della marcia su Roma (venti anni prima) era Facta, e a diciott'anni sapevo anche chi erano stati Rattazzi o Crispi, ed era roba del secolo prima.
Il fatto  che  cambiato il nostro rapporto col passato, probabilmente anche a scuola. Una volta ci interessavamo molto al passato perch le notizie sul presente non erano molte, se si pensa che un quotidiano raccontava tutto in otto pagine. Con i mezzi di massa si  diffusa un'immensa informazione sul presente, e si pensi che su Internet posso avere notizie su milioni di cose che stanno accadendo in questo momento (anche le pi irrilevanti). Il passato di cui i mezzi di massa ci parlano, come per esempio le vicende degli imperatori romani o di Riccardo Cuor di Leone, e persino la prima guerra mondiale, passano (attraverso Hollywood e industrie affini) insieme al flusso di informazioni sul presente, ed  molto difficile che un utente di film colga la differenza temporale tra Spartaco e Riccardo Cuor di Leone. Parimenti si spappola o perde in ogni caso consistenza la differenza tra immaginario e reale: ditemi voi perch un ragazzo che guarda film alla televisione deve ritenere che Spartaco sia esistito e il Vinicio di Quo vadis no, la contessa Castiglione fosse un personaggio storico ed Elisa di Rivombrosa no, che Ivan il Terribile fosse reale e Ming tiranno di Mongo no, visto che si assomigliano moltissimo.
Nella cultura americana questo appiattimento del passato sul presente  vissuto con molta disinvoltura e vi pu accadere persino di incontrare un professore di filosofia che vi dice quanto sia irrilevante sapere che cosa Cartesio abbia detto sul nostro modo di pensare, visto che quello che c'interessa  quanto ne stanno scoprendo oggi le scienze cognitive. Si sta dimenticando che se le scienze cognitive sono arrivate dove sono arrivate  anche perch un certo discorso era iniziato coi filosofi del Seicento, ma soprattutto si rinuncia a trarre dall'esperienza del passato una lezione per il presente.
Molti pensano che il vecchio detto per cui la storia  maestra della vita sia una banalit da maestro deamicisiano, ma  certo che se Hitler avesse studiato con attenzione la campagna di Russia di Napoleone non sarebbe caduto nella trappola in cui  caduto, e se Bush avesse studiato bene le guerre degli inglesi in Afghanistan nell'Ottocento (ma che dico, persino l'ultimissima guerra dei sovietici contro i talebani) avrebbe impostato diversamente la sua campagna afgana.
Pu sembrare che tra l'imbecille inglese che crede che Churchill fosse un personaggio immaginario e Bush che va in Iraq convinto di farcela in quindici giorni ci sia una differenza abissale, ma non  cos. Si tratta dello stesso fenomeno di offuscamento della dimensione storica.
2008
Come uccidere i giovani con reciproco vantaggio
Sullo scorso Espresso mi divertivo a immaginare alcune conseguenze, specie in campo diplomatico, del nuovo corso della trasparenza inaugurato da WikiLeaks. Erano fantasie vagamente fantascientifiche, ma partivano dal presupposto innegabile che, se gli archivi pi riservati e segreti sono ormai penetrabili, qualcosa dovr pur cambiare, se non altro nei metodi di archiviazione.
Allora perch, sempre all'alba dell'anno nuovo, non tentare qualche altra estrapolazione da dati di fatto innegabili, sia pure esagerando in visioni apocalittiche? In fondo san Giovanni cos facendo ci ha guadagnato fama immortale e ancor oggi, a ogni disgrazia che ci accade, siamo tentati di dire che avviene proprio quello che lui aveva predetto. Mi candido dunque a secondo veggente dell'isola di Patmos.
Almeno nel nostro paese (e limitiamoci a questo) i vecchi stanno diventando sempre pi numerosi dei giovani. Una volta morivano a sessant'anni, oggi a novanta, e consumano dunque trent'anni di pensione in pi. Com' noto questa pensione dovr essere pagata dai giovani. Ma coi vecchi cos invadenti e presenti, al timone di molte istituzioni pubbliche e private sino almeno all'inizio del marasma senile (e, in molti casi, oltre), i giovani di lavoro non ne trovano e quindi non possono produrre per pagare la pensione agli anziani.
In questa situazione, anche se il paese metter sul mercato obbligazioni a tassi invitanti, gli investitori esteri non si fideranno pi, e mancheranno quindi denari per le pensioni. Eppure bisogna calcolare che, se i giovani non trovano lavoro, debbono pur vivere finanziati dai padri o dagli avi pensionati. Tragedia.
Prima soluzione, e la pi ovvia. I giovani dovranno iniziare a stilare liste di eliminazione per gli anziani senza discendenti. Ma non baster e, siccome l'istinto di conservazione  quello che , i giovani dovranno rassegnarsi a eliminare anche i vecchi con discendenza, vale a dire i loro parenti. Sar duro, ma baster abituarsi. Hai sessant'anni? Non siamo eterni, babbo, verremo tutti ad accompagnarti alla stazione per il tuo ultimo viaggio verso i campi di eliminazione, coi nipotini che dicono "ciao nonno". Che se poi gli anziani si ribellassero, si scatenerebbe la caccia al vecchio, con l'aiuto di delatori. Se  successo con gli ebrei, perch no coi pensionati?
Ma gli anziani non ancora pensionati, sempre al potere, accetteranno a cuor leggero questa sorte? Anzitutto avranno evitato per tempo di far figli per non dover mettere al mondo dei potenziali eliminatori, per cui il numero dei giovani sar ulteriormente diminuito. E infine questi vecchi capitani (e cavalieri) d'industria, adusi a mille battaglie, si decideranno, sia pure con la morte nel cuore, a liquidare figli e nipoti. Non certo mandandoli in campi di sterminio come i discendenti avrebbero fatto con loro, perch si tratter pur sempre di una generazione ancora legata ai valori tradizionali della famiglia e della patria, ma scatenando delle guerre che, com' noto, scremano le leve pi giovani e sono, come dicevano i futuristi, la sola igiene del mondo.
Avremo cos un paese senza quasi pi giovani e moltissimi anziani, floridi e vegeti, intenti a erigere monumenti ai caduti e a celebrare chi ha dato generosamente la vita per la patria. Ma chi lavorer per pagar loro le pensioni? Gli immigrati, desiderosissimi di acquistare la cittadinanza italiana, ansiosi di faticare a basso costo e in nero e portati, per antiche tare, a morire entro i cinquant'anni, facendo cos largo ad altra forza lavoro pi fresca.
Cos nel giro di due generazioni decine di milioni di italiani "abbronzati" garantiranno il benessere a una lite di novantenni bianchi dal naso rubizzo e i grandi favoriti (le signore con pizzi e veletta), che sorseggeranno whisky and soda nelle verande dei loro possedimenti coloniali, sui laghi o lungo le marine, lontani dai miasmi delle citt, abitate ormai solo da zombies di colore che si alcolizzeranno con la candeggina pubblicizzata in TV.
A proposito della mia convinzione che si procede a passo di gambero e il progresso coincide ormai col regresso, si noter che ci troveremo in una situazione non dissimile da quella dell'impero coloniale in India, nell'arcipelago malese o nel Centro Africa; e chi avr raggiunto felicemente, grazie allo sviluppo della medicina, i centodieci anni si sentir come il Rajah bianco di Sarawak, Sir James Brooke, di cui fantastica leggendo fanciullo i romanzi di Salgari.
2011
Poveri bersaglieri
Mi hanno riferito dei colleghi che a un esame del triennio, essendo caduto il discorso non so come e perch sulla strage alla stazione di Bologna, di fronte al sospetto che l'esaminando non sapesse neppure di cosa si stesse parlando, gli era stato domandato se ricordava a chi fosse stata attribuita. E lui aveva risposto: ai bersaglieri.
Ci si sarebbero potute attendere le risposte pi varie, dai fondamentalisti arabi ai Figli di Satana, ma i bersaglieri erano veramente inattesi. Io azzardo che nella mente dell'infelice si agitasse l'immagine confusa di una breccia scolpita nel muro della stazione per ricordare l'evento, e che la visione della breccia abbia fatto corto circuito con un'altra nozione imprecisa, poco pi di un flatus vocis, concernente la breccia di Porta Pia. D'altra parte il 17 marzo 2011, interrogati dalle Iene televisive sul perch quella data fosse stata scelta per celebrare i centocinquant'anni dell'unit d'Italia, molti parlamentari e persino un governatore di regione hanno dato le risposte pi strampalate, dalle cinque giornate di Milano alla presa di Roma.
La faccenda dei bersaglieri sembra riassumere efficacemente altri esempi del difficile rapporto di moltissimi giovani coi fatti del passato (e coi bersaglieri). Tempo fa alcuni giovani intervistati hanno detto che Aldo Moro era il capo delle Brigate Rosse. Eppure io a dieci anni sapevo che il primo ministro italiano ai tempi della marcia su Roma (e quindi dieci anni prima della mia nascita) era stato "l'imbelle Facta". Certamente lo sapevo perch la scuola fascista me lo ripeteva ogni giorno, il che mi fa pensare che, sia pure a modo proprio, la riforma Gentile fosse pi matura della riforma Gelmini, ma non credo che tutta la colpa sia della scuola. Credo che le ragioni siano altre e siano dovute a una forma continua di censura che non solo i giovani ma anche gli adulti stanno subendo. Non vorrei per che la parola censura evocasse solo colpevoli silenzi: esiste una censura per eccesso di rumore, come sanno spie o criminali dei film gialli che, se devono confidarsi qualcosa, mettono la radio al massimo volume. Il nostro studente forse non era qualcuno al quale era stato detto troppo poco ma qualcuno a cui era stato detto troppo, e che non era pi in grado di selezionare ci che valeva la pena di ricordare. Aveva nozioni imprecise circa il passato non perch non gliene avessero parlato ma perch le notizie utili e attendibili erano state confuse e seppellite nel contesto di troppe notizie irrilevanti. E l'accesso incontrollato alle varie fonti espone al rischio di non saper distinguere le informazioni indispensabili da quelle pi o meno deliranti.
 in corso una discussione sul fatto se sia bene o male che oggi ciascuno possa stampare e mettere in circolazione un libro senza la mediazione di un editore. L'argomento positivo  che in passato tanti scrittori eccellenti sono rimasti ignoti per colpa di un ingiusto sbarramento editoriale, e che una libera circolazione di proposte non possa che costituire una ventata di libert. Ma sappiamo benissimo che molti libri vengono scritti da personaggi pi o meno eccentrici, cos come accade anche per tanti siti Internet. Se non ci credete, andate a vedere nonciclopedia.wikia.com/wiki/Groenlandia dove si dice: "La Groenlandia  un'isola situata in un punto del globo terrestre che, se esistesse davvero, confermerebbe l'ipotesi che la Terra  quadrata.  l'isola pi popolosa al mondo per quanto riguarda il ghiaccio... Inoltre  uno Stato dell'Europa, o perlomeno cos mi sembra, non ho voglia di consultare l'atlante quindi prendetela per buona. Si trova nell'emisfero boreale, in Borea del Nord."
Come fa un ragazzo a sospettare che l'autore di questa notizia stia scherzando, a ritenere che sia un personaggio eccessivamente stravagante, o che in qualche modo dica il vero? Cos pu accadere coi libri. Difficile che un editore accetti di pubblicare notizie del genere, se non precisando sulla copertina o sul risvolto che si tratta di una raccolta di allegri paradossi. Ma quando non ci fosse pi alcuna mediazione a dirci se un libro va preso sul serio o no?
2011
Due belle sorprese
Mi raccontano colleghi sconsolati che a un esame universitario del triennio uno studente, davanti al nome di Nino Bixio, ha pronunciato "Nino Biperio" perch la frequentazione ormai convulsa degli SMS lo aveva persuaso che la X si pronunciasse solo cos. Da qui melanconiche riflessioni: "Che cosa gli insegnano alle medie superiori? Che davvero si debba abolire la scuola pubblica lasciando fare alle scuole private?" A parte che, se ci sono scuole private eccellenti, ve ne sono di specializzate nella promozione di cretini di famiglia abbiente, la nostra scuola pubblica va davvero allo sbaraglio?
A met marzo ho dovuto andare ad Albenga, per il premio "C'era una svolta". Il premio era stato istituito come concorso locale dal liceo statale Giordano Bruno, ma nel giro di quattordici anni  divenuto premio nazionale (e quest'anno hanno concorso circa milleduecento ragazzi di trentotto scuole superiori appartenenti a ventinove diverse province). Si chiede ogni anno a uno scrittore di stendere l'inizio di un racconto e i concorrenti debbono proseguirlo (nel corso di una prova rigorosissima in aula), poi gli elaborati anonimi vengono vagliati prima da una giuria interna e poi da una giuria esterna e, dopo varie scremature, cinque finalisti pervengono all'autore invitato che deve scegliere il migliore.
Quest'anno l'autore ero io, e mi ero divertito a proporre come stimolo il racconto della riunione di un circolo di letterati folli che si erano proposti di dare un inizio e una fine a quello che  stato definito il racconto pi breve del mondo, quello di Augusto Monterroso che recita: "Quando si svegli, il dinosauro era ancora l."
Ora, pu darsi che tra i milleduecento racconti presentati alcuni fossero di dubbio valore (anche se i membri delle due giurie mi raccontavano come si fossero trovati imbarazzati a scegliere), ma  certo che i cinque che ho dovuto giudicare mi hanno lasciato perplesso, con la tentazione di tirare a sorte, perch tutti erano esempi di ottima letteratura. Voglio dire che erano estremamente maturi e molti scrittori professionisti non avrebbero esitato a firmare quei testi col loro nome. Chi  interessato a verificare trover i cinque racconti finalisti sul prossimo numero di Alfabeta. A me pare che si sia volato alto. E non sto parlando di una sola scuola, ma di una trentina, da Gorizia alle isole.
Seconda sorpresa, ricevo dal liceo Melchiorre Gioia di Piacenza il risultato di un anno di lavoro di una quinta del classico e una quinta dello scientifico.  la copia (di quarantaquattro bellissime pagine a colori) di un quotidiano che assomiglia per l'impaginazione a Repubblica, ma  intitolato Il Tricolore, costa cinque centesimi a Milano e sette fuori Milano ed  datato luned 18 marzo 1861.
D ovviamente notizia dell'avvenuta unificazione, si apre con articoli di Cavour, Cattaneo, Mazzini, il discorso di Vittorio Emanuele II al parlamento, porta un intervento di Giosu Carducci, un ricordo di Mameli, la notizia di una visita di Andersen a Milano, riflessioni sulla legge Casati e i propositi di De Sanctis nuovo ministro dell'Istruzione, tiene conto del fatto che da poco Lincoln era stato eletto presidente degli Stati Uniti e Guglielmo I era salito al trono di Prussia, dedica pagine culturali a Cristina di Belgioioso e ad Hayez, nonch alla recente polemica sui Fiori del male di Baudelaire, ricorda la scomparsa di Nievo e recensisce I carbonari della montagna di Verga, senza trascurare ovviamente Verdi, la moda dell'epoca e l'apparizione della terza edizione dell'Origine delle specie di Darwin, terminando con un servizio da Liverpool intitolato Il football, un gioco senza avvenire. Deliziosi gli inserti pubblicitari.
Non so se un giornale vero all'epoca avrebbe potuto impaginare un numero altrettanto ricco in cui si confrontano senza mezzi termini le contraddizioni dell'Italia appena unificata. E anche questa prova viene da una scuola pubblica. Attendo proposte altrettanto eccitanti da qualche scuola privata.
2011
Una generazione di alieni
Penso che Michel Serres sia la mente filosofica pi fine che esista oggi in Francia, e come ogni buon filosofo sa piegarsi anche a riflettere sull'attualit. Spudoratamente uso (tranne qualche commento personale) un suo bellissimo articolo uscito su Le Monde del 6-7 marzo ultimo scorso, dove ci ricorda cose che, per i pi giovani dei miei lettori, riguardano i loro figli, e per noi pi anziani i nostri nipoti.
Tanto per cominciare, questi figli o nipoti non hanno mai visto un maiale, una vacca, una gallina (ricordo che peraltro gi trent'anni fa un'inchiesta americana aveva stabilito che i bambini di New York credevano in maggioranza che il latte, che vedevano in confezioni da supermarket, fosse un prodotto artificiale come la Coca Cola). I nuovi esseri umani non sono pi abituati a vivere nella natura e conoscono solo la citt (ricorder che quando vanno in vacanza vivono per lo pi in quelli che Aug ha definito "non luoghi", per cui il villaggio vacanze  del tutto simile all'aeroporto di Singapore, e in ogni caso presenta loro una natura arcadica e pettinata, del tutto artificiale). Si tratta di una delle pi grandi rivoluzioni antropologiche dopo il neolitico. Questi ragazzi abitano un mondo superpopolato, la loro speranza di vita  ormai vicina agli ottant'anni e, a causa della longevit di padri e nonni, se hanno speranza di ereditare qualcosa non sar pi a trent'anni, ma alle soglie della loro vecchiaia.
I ragazzi europei da pi di sessant'anni non hanno conosciuto guerre, beneficiando di una medicina avanzata non hanno sofferto quanto i loro antenati, hanno genitori pi vecchi dei nostri (e gran parte di loro sono divorziati), studiano in scuole dove vivono fianco a fianco con ragazzi di altro colore, religione, costumi (e, si chiede Serres, per quanto tempo potranno cantare ancora La Marsigliese che si riferisce al "sangue impuro" degli stranieri?). Quali opere letterarie potranno ancora gustare visto che non hanno conosciuto la vita rustica, le vendemmie, le invasioni, i monumenti ai caduti, le bandiere lacerate dalle palle nemiche, l'urgenza vitale di una morale?
Sono stati formati da media concepiti da adulti che hanno ridotto a sette secondi la permanenza di un'immagine, e a quindici secondi i tempi di risposta alle domande, e dove tuttavia vedono cose che nella vita quotidiana non vedono pi, cadaveri insanguinati, crolli, devastazioni: "All'et di dodici anni gli adulti li hanno gi forzati a vedere ventimila assassini." Sono educati dalla pubblicit che esagera in abbreviazioni e parole straniere che fanno perdere il senso della lingua natale, non hanno pi coscienza del sistema metrico decimale dato che gli si promettono premi secondo le miglia, la scuola non  pi il luogo dell'apprendimento e, ormai abituati al computer, questi ragazzi vivono buona parte della loro vita nel virtuale. Lo scrivere col solo dito indice anzich con la mano intera "non eccita pi gli stessi neuroni o le stesse zone corticali" (e infine sono totalmente multitasking). Noi vivevamo in uno spazio metrico percepibile ed essi vivono in uno spazio irreale dove vicinanze e lontananze non fanno pi alcuna differenza.
Non m'intrattengo sulle riflessioni che Serres fa circa la possibilit di gestire le nuove esigenze dell'educazione. La sua panoramica ci parla in ogni caso di un periodo pari, per sovvertimento totale, a quello dell'invenzione della scrittura, e secoli dopo, della stampa. Solo che queste nuove tecniche odierne mutano a gran velocit e "nello stesso tempo il corpo si metamorfizza, cambiano la nascita e la morte, la sofferenza e la guarigione, i mestieri, lo spazio, l'habitat, l'essere-al-mondo". Perch non eravamo preparati a questa trasformazione? Serres conclude che forse la colpa  anche dei filosofi, i quali per mestiere dovrebbero prevedere i mutamenti dei saperi e delle pratiche, e non l'hanno fatto abbastanza, perch, "impegnati nella politica di tutti i giorni, non hanno sentito venire la contemporaneit". Non so se Serres abbia ragione del tutto, ma qualche ragione ce l'ha.
2011
Dove sono gli altri sessantenni?
Aldo Cazzullo, sul Corriere del 25 aprile, ha salutato Enrico Letta (quarantasei anni) come ragazzo degli anni ottanta, e cio cresciuto in un decennio in cui si viveva nella febbre del sabato sera, senza grande interesse per la politica. Cazzullo per ricorda che gli anni ottanta godono di una fama controversa e, se sono stati per alcuni solo anni di yuppismo trionfante, di Milano da bere, di crollo delle ideologie, per altri sono stati anni decisivi - e io, proprio in una Bustina del 1997, sostenevo che erano stati grandiosi perch ci avevano dato la fine della guerra fredda, il crollo dell'impero sovietico, la nascita di nuove aggregazioni come l'ecologia e il volontarismo, l'inizio traumatico ma epocale della grande migrazione del terzo mondo verso l'Europa e, cosa che allora non  stata avvertita come il vero inizio del terzo millennio, la rivoluzione del personal computer. Era stato davvero un decennio privo di fermenti? Bene, vedremo in futuro che tipo di generazione ha prodotto, naturalmente Letta  una rondine che non fa ancora primavera e Renzi, nato nove anni dopo,  diventato adulto solo negli anni novanta.
Ma il problema mi pare un altro. La crisi recente ci ha mostrato che la generazione dei giovanissimi, nati negli anni novanta, ha prodotto "movimento" ma non ancora grandi leader, mentre tutte le discussioni delle settimane scorse si sono svolte solo intorno al carisma di persone che girano intorno o oltre gli ottant'anni, come Napolitano, Berlusconi, Rodot, Marini, e i pi giovinetti erano Amato, settantacinque, Prodi, settantaquattro, e Zagrebelsky, settanta. Perch questo vuoto di leadership tra i nati negli anni ottanta e i grandi vegliardi carismatici? C' stata un'assenza della generazione nata intorno agli anni cinquanta, tanto per intenderci, quella che nel 1968 aveva dai diciotto ai vent'anni.
Ogni regola ha le sue eccezioni, e potremmo citare Bersani (1951), D'Alema (1949), Giuliano Ferrara (1952) e persino Grillo (1948), ma i primi tre hanno attraversato il Sessantotto dall'interno del PCI (e cos  accaduto al pi giovane Vendola, 1958), e il quarto in quegli anni faceva ancora l'attore. Coloro che sono assenti dall'agone politico e in ogni caso non sono stati in grado di fare crescere un leader di statura internazionale sono gli ex sessantottini.
Alcuni sono finiti nel terrorismo o in lotte extraparlamentari, altri hanno scelto di rivestire funzioni politiche abbastanza defilate (come Capanna), altri ancora (dimostrando che il loro empito rivoluzionario era solo di facciata o di convenienza) sono diventati funzionari berlusconiani, qualcuno scrive libri o fa l'opinionista, qualcuno si  ritirato in una dolente e sdegnosa torre d'avorio, personaggi come Strada si sono dati al volontarismo ma, insomma, nel momento della crisi nessuno in quell'area di et  emerso come salvatore della patria.
 che quei giovani del Sessantotto hanno impersonato le tensioni e gli ideali di un movimento che veramente ha sconvolto il mondo intero, ha cambiato parte dei costumi e dei rapporti sociali, ma alla fin fine non ha toccato i veri rapporti economici e politici. Quei giovani erano diventati - giovanissimi - capi carismatici, adorati dai seguaci di ambo i sessi, che potevano trattare faccia a faccia (e magari a pesci in faccia) coi Grandi Vecchi dell'epoca. Presi da delirio di onnipotenza (vorrei vedere voi a finire in prima pagina a diciott'anni) si erano dimenticati o non avevano fatto in tempo a imparare che per diventare generale bisogna iniziare da caporale, poi fare il sergente, poi il tenente e cos andando avanti passo per passo. Chi comincia subito come generale (e poteva accadere solo ai tempi di Napoleone o nell'esercito di Pancho Villa, ma si  visto come poi finiva) alla fine torna in fureria senza aver appreso il mestiere (durissimo) del comando.
Come sapevano i giovani cattolici e i giovani comunisti di una volta, bisogna fare una lunga gavetta.
E coloro invece hanno bruciato i tempi, e coi tempi hanno bruciato (politicamente) la loro generazione.
2013
L'ottusa Teresa
Nello scorso Espresso  apparsa una mia lettera a un nipotino, nella quale lo esortavo all'esercizio della memoria, invitandolo a mandare a mente La vispa Teresa, perch la sua generazione rischiava di perdere sia la memoria personale che quella storica e gi molti studenti universitari (citavo da alcune statistiche) pensavano che Aldo Moro fosse il capo delle Brigate Rosse. Avevo scritto la lettera verso la met di dicembre e proprio in quei giorni appariva una notizia su YouTube, subito visitato da ottocentomila persone, mentre la notizia tracimava su vari quotidiani.
La faccenda riguardava L'eredit, la trasmissione di quiz condotta da Carlo Conti, in cui vengono invitati concorrenti scelti in base alla bella presenza, alla naturale simpatia o ad alcune caratteristiche curiose, ma sicuramente selezionandoli anche in base a certe competenze nozionistiche, per evitare di mettere in scena individui che se ne stiano pensosamente a bocca aperta di fronte alla sfida se Garibaldi fosse un ciclista, un esploratore, un condottiero o l'inventore dell'acqua calda. Ora, in una serata televisiva Conti aveva proposto a quattro concorrenti il quesito "quando era stato nominato cancelliere Hitler" lasciando la scelta tra 1933, 1948, 1964 e 1979. Dovevano rispondere tale Ilaria, giovanissima e belloccia, Matteo, aitante con cranio rasato e catenina al collo, et presumibile sui trent'anni, Tiziana, giovane donna avvenente, anch'essa apparentemente sulla trentina, e una quarta concorrente di cui mi  sfuggito il nome, occhiali e aria da prima della classe.
Siccome dovrebbe essere noto che Hitler muore alla fine della seconda guerra mondiale, la risposta non poteva essere che 1933, visto che le altre date erano troppo tarde. Invece Ilaria risponde 1948, Matteo 1964, Tiziana azzarda 1979, e solo la quarta concorrente  costretta a scegliere il 1933 (ostentando incertezza, non si capisce se per ironia o per stupore).
A un quiz successivo viene domandato quando Mussolini riceva Ezra Pound, e la scelta  tra 1933, 1948, 1964, 1979. Nessuno (nemmeno un membro di Casa Pound)  obbligato a sapere chi fosse Ezra Pound e io non sapevo in che anno Mussolini l'avesse incontrato, ma era ovvio che - il cadavere di Mussolini essendo stato appeso a piazzale Loreto nel 1945 - la sola data possibile era 1933 (anche se mi ero stupito per la tempestivit con cui il dittatore si teneva al corrente degli sviluppi della poesia anglosassone). Stupore: la bella Ilaria, richiedendo indulgenza con un tenero sorriso, azzardava 1964.
Ovvio sbigottimento di Conti e - a dire la verit - di tanti che reagiscono alla notizia di YouTube, ma il problema rimane, ed  che per quei quattro soggetti tra i venti e trent'anni - che non  illecito considerare rappresentativi di una categoria - le quattro date proposte, tutte evidentemente anteriori a quelle della loro nascita, si appiattivano per loro in una sorta di generico passato, e forse sarebbero caduti nella trappola anche se tra le soluzioni ci fosse stato il 1492.
Questo appiattimento del passato in una nebulosa indifferenziata si  verificato in molte epoche, e basti pensare a Raffaello che raffigurava il matrimonio della Vergine con personaggi vestiti alla foggia rinascimentale, ma ora questo appiattimento non dovrebbe avere giustificazioni, visto le informazioni che anche l'utente pi smandrappato pu ricevere su Internet, al cinema o dalla benemerita RAI Storia. Possibile che i nostri quattro soggetti non avessero idea delle differenze tra il periodo in cui entrava in scena Hitler e quello in cui l'uomo era andato sulla Luna? Per Aristotele  possibile tutto quello che si  verificato almeno una volta, e dunque  possibile che in alcuni (molti?) la memoria si sia contratta in un eterno presente dove tutte le vacche sono nere. Si tratta dunque di una malattia generazionale.
Nutrirei qualche speranza perch la notizia di YouTube mi  stata segnalata, tra sghignazzi e cachinni, da un mio nipote tredicenne e dai suoi compagni di scuola, che forse sapranno ancora imparare La vispa Teresa a memoria.
2014
...
On line
I miei sosia in e-mail
Stavo cercando di raggiungere per email un collega americano e ho trovato in uno dei motori di ricerca su Internet un servizio che mi provvede gli indirizzi di coloro che si sono registrati sotto il loro nome. Ho digitato il nome del collega e ho trovato dieci indirizzi diversi, di cui uno in Giappone. Possibile? Mi  venuto allora in mente di fare una ricerca sul mio nome, e ho trovato ventidue indirizzi. Ne ho riconosciuti due, ormai scaduti, e in cui il mio nome non appariva nell'indirizzo ma era stato comunque fornito all'atto della sottoscrizione. Gli altri avevano un'aria normale, come umbertoeco@hotmail.com, o umberto_eco@hotmail.com, ma mi ha colpito (registrato sotto il mio nome) agartha2@hotmail.com.
Agartha  la capitale del Re del Mondo, nota affabulazione occultistica che citavo nel mio Pendolo di Foucault. Allora ho capito:  naturale, chi si registra presso un servizio di email pu dare il nome che vuole, qualcuno pu assumere quello di uno scrittore che ha letto, e se desidera pu scegliere anche Dante Alighieri. Preso dall'invido sospetto che Dante fosse pi popolare di me, sono andato a cercarlo. Risultato: cinquantacinque indirizzi, tra cui dante@satanic.org, danteSB@yahoo.com, alighieri@vergil.inferno.it, belzebius@yahoo.it, divinpoeta@yahoo.it, mostromaldido@yahoo.it.
Ho allora cercato un contemporaneo che possa suscitare qualche delirio, e ovviamente mi  venuto in mente Salman Rushdie. Ci sono trentasei indirizzi tra cui non solo dei banali salman@netcom.com, salman@grex.com, salman.rushdie@safe.com, ma anche, ben pi inquietanti, satan@durham.ac.uk, love@iraq.com, atheist@wam.umd.edu, blasphem@aol.com, sephiroth@zombieworld.com - e avrei paura a mettermi in contatto con destinatari del genere. Ma il problema non  quello degli indirizzi bizzarri, bens di quelli dall'apparenza normale. Nessuno penser che Dante possa rispondere a un'email, ma quante persone ingenue potrebbero mettersi in contatto con salman.rushdie@safe.com, magari ricevendo a nome suo una risposta tragicamente compromettente? La soluzione  ovviamente una sola: diffidare degli indirizzi email. E quindi un servizio che la rete poteva fornire utilmente perde ogni efficacia - come se gli elenchi telefonici potessero essere manomessi da chiunque giochi a mettere il numero di Bertinotti sotto il nome di Berlusconi, o ad assegnare a una nota spogliarellista l'indirizzo di Vittorio Messori.
Il principio di diffidenza  gi implicito per chiunque affronti l'esperienza di una chat, dato che ormai tutti sanno che un giovanotto romantico pu intrattenere corrispondenza di amorosi sensi con una certa Greta Garbo che poi risulta essere un maresciallo in pensione. Ma questo principio viene ora ufficialmente generalizzato dopo il caso recente del virus I-Love-You. Non solo si deve diffidare di ogni messaggio di cui non si conosce la provenienza esatta, ma anche di quelli dei nostri corrispondenti abituali, perch il virus potrebbe averci girato a nome loro il messaggio letale.
Un giornale che per definizione pubblicasse solo notizie false non meriterebbe di essere comprato (se non per gioco), e non pagheremmo una lira per un orario ferroviario che ci facesse prendere un treno per Battipaglia facendoci poi arrivare a Vipiteno. E infatti giornali e orari ferroviari sottoscrivono con gli utenti un implicito patto di veridicit, che non pu essere violato salvo dissolvere ogni contratto sociale. Che cosa accadr se lo strumento principe della comunicazione del nuovo millennio non sar capace di instaurare e fare osservare questo patto?
2000
Come eleggere il presidente
First good news Come avevo gi detto sull'Espresso scorso, se andate su Internet a www.poste.it potete registrarvi a un servizio grazie al quale spedite via computer sia una lettera sia un telegramma, le poste stampano e consegnano all'indirizzo giusto (costo di una lettera, lire 1700), saltando tutta la trafila del viaggio in treno e della giacenza nelle stazioni. Complimenti (incredibile a dirsi) alle poste italiane.
Now bad news  la storia delle elezioni americane,  ovvio, dove la macchina dello spoglio si  rivelata meno efficiente delle poste italiane. Eppure la soluzione c'era, e l'aveva data il grande Isaac Asimov in un racconto degli anni sessanta (Diritto di voto, apparso sull'edizione italiana di Galaxy del dicembre 1962). Stringendo la storia all'osso, si racconta che nell'allora remoto 2008 gli Stati Uniti si erano ormai accorti che la scelta avveniva tra due candidati, e cos simili che le preferenze degli elettori si distribuivano quasi fifty-fifty. Inoltre i sondaggi, ormai fatti da computer potentissimi, potevano valutare infinite variabili e avvicinarsi quasi matematicamente al risultato effettivo. Per prendere una decisione scientificamente esatta, l'immenso calcolatore Multivac (allora lungo mezzo miglio e alto come una casa a tre piani - ed ecco un caso in cui la fantascienza non era riuscita a prevedere il progresso) doveva solo tenere ancora conto di "alcuni imponderabili atteggiamenti della mente umana".
Ma siccome  implicito nella novella che in un paese sviluppato e civile le menti umane si equivalgono, Multivac non aveva che da fare qualche test su un solo elettore. Cos, a ogni elezione annuale, il calcolatore individuava uno Stato, e un cittadino di quel solo Stato, che diventava cos l'Elettore, e in base alle sue idee e ai suoi umori si sceglieva il presidente degli Stati Uniti. Tanto che ogni elezione prendeva il nome dell'unico elettore, voto Mac Comber, voto Muller e cos via.
Asimov racconta in modo gustoso la tensione che si crea nella famiglia del prescelto (il quale ha per l'occasione di diventare famoso, avere buoni contratti pubblicitari e fare carriera, come un superstite del Grande Fratello), ed  divertente lo stupore della figlioletta, alla quale il nonno racconta che un tempo votavano tutti, e lei non si rende conto di come potesse funzionare una democrazia con milioni e milioni di elettori, molto pi fallibili di Multivac.
 che gi Rousseau escludeva che si potesse avere una democrazia assembleare se non in uno Stato molto piccolo, in cui tutti si conoscano e si possano riunire facilmente. Ma anche una democrazia rappresentativa, che chiama il popolo a scegliere i propri rappresentanti ogni quattro o cinque anni,  oggi in crisi. In una civilt di massa dominata dalla comunicazione elettronica, le opinioni tendono a livellarsi talmente che le proposte tra i vari candidati diventano molto simili l'una all'altra. I candidati sono scelti non dal popolo, ma da una nomenklatura partitica, e il popolo deve scegliere (al limite) tra due persone (scelte da altri) che si assomigliano come due gocce d'acqua. Situazione che ricorda abbastanza quella sovietica, salvo che l la nomenklatura sceglieva un solo candidato e gli elettori votavano per lui. Se i Soviet avessero proposto agli elettori non uno bens due candidati, l'Unione Sovietica sarebbe stata simile alla democrazia americana.
S, lo so, in una democrazia, anche dopo il rito futile delle elezioni, i governanti sono controllati dalla stampa, dai gruppi di pressione, dall'opinione pubblica. Ma si potrebbe fare cos anche col sistema proposto da Asimov.
2000
L'hacker  essenziale al sistema
I recenti incidenti planetari su Internet non devono stupirci. Si sa che, pi una tecnologia  sofisticata, meglio si presta all'attentato. Era facile sistemare un dirottatore su un aereo a elica con cabina non pressurizzata, si apriva lo sportello e lo si buttava gi. Su un reattore intercontinentale, anche un pazzo con uno scacciacani tiene tutti col fiato sospeso.
Il problema  piuttosto quello dell'accelerazione dello sviluppo tecnologico. Una volta che i fratelli Wright avevano tentato il primo volo, sono passati decenni perch Bleriot, von Richthofen, Baracca, Lindbergh, Balbo potessero adattarsi ai successivi perfezionamenti del mezzo. L'automobile che guido ora fa delle cose che la vecchia Seicento su cui ho preso la patente non si sognava neppure, ma se avessi dovuto cominciare allora con la mia macchina di adesso mi sarei gi sfracellato da qualche parte. Per fortuna sono cresciuto con le mie macchine, adattandomi a poco a poco all'incremento della loro potenza.
Col computer, invece, non faccio in tempo a imparare tutte le possibilit della macchina e di un programma, che mi arrivano sul mercato una macchina nuova e un programma pi complesso. Non posso neppure decidere di andare avanti col vecchio computer, che forse mi basterebbe, perch alcuni miglioramenti indispensabili girano ormai solo sulle nuove macchine. Questo tasso di accelerazione  dovuto anzitutto a esigenze commerciali (l'industria vuole che noi rottamiamo il vecchio e acquistiamo il nuovo anche se non ne sentiamo l'esigenza), ma dipende anche dal fatto che nessuno pu impedire a un ricercatore di scoprire un processore pi potente. E lo stesso sta succedendo con telefonini, registratori, palmari e con tutto il digitale in genere.
Il nostro corpo coi suoi riflessi non farebbe in tempo ad adattarsi ad automobili che migliorassero le loro prestazioni ogni due mesi. Per fortuna le automobili costano troppo e le autostrade sono quello che sono. I computer costano sempre meno e le autostrade su cui viaggiano i loro messaggi non pongono restrizioni. Di conseguenza l'ultimo appare prima che siamo riusciti a capire tutto quello che si poteva fare col precedente. Questo dramma non coinvolge solo l'utente comune, ma anche chi dovrebbe controllare il flusso telematico, compresi gli agenti dello FBI, le banche e persino il Pentagono.
Chi  che ha tempo ventiquattro ore al giorno per capire le nuove possibilit del proprio mezzo? L'hacker, che  una specie di stilita, di padre del deserto che dedica l'intera giornata alla meditazione (elettronica). Avete visto il volto dell'ultimo che si  introdotto nel messaggio di Clinton? Sono tutti cos, grassi, impacciati, mal sviluppati, cresciuti solo davanti allo schermo. Diventando i soli esperti totali di un'innovazione a ritmo insostenibile, essi hanno il tempo di capire tutto quello che possono fare la macchina e la rete, ma non di elaborarne una nuova filosofia e di studiarne le applicazioni positive, per cui si dedicano alla sola azione immediata che la loro disumana competenza gli concede: il dirottamento, il disturbo, la destabilizzazione del sistema globale.
Nel fare questo  possibile che molti di essi credano di agire nello "spirito di Seattle", e cio di opporsi al nuovo Moloch. In verit finiscono per essere i migliori collaboratori del sistema, perch per neutralizzarli si dovr innovare ancora di pi e con maggiore celerit.  un cerchio diabolico in cui il contestatore potenzia ci che crede di distruggere.
2000
Troppo Internet? Per in Cina...
Negli ultimi dieci giorni mi  capitato di partecipare a tre diversi eventi culturali. Uno era dedicato ai problemi dell'informazione, e va bene, ma gli altri due si occupavano d'altro. Ebbene, in tutti e tre i casi ci sono state domande e discussioni accanite su Internet. D'altra parte sarebbe successo anche se avessi partecipato a un congresso su Omero, e se non ne siete convinti andate a cercare con un buon motore di ricerca quante cose, su Omero, tra ottime e pessime, vi d la rete. Un congresso su Omero dovr ora occuparsi anche di rendere pubblici i propri giudizi di attendibilit sui siti dedicati al poeta, altrimenti studenti e studiosi non saprebbero pi di quale fidarsi.
Elenco solo alcune punte delle discussioni alle quali ho assistito. Di fronte a qualcuno che celebrava Internet come il raggiungimento della democrazia totale nell'ordine dell'informazione, qualcun altro ha obiettato che oggi sulla rete un ragazzo pu imbattersi in centinaia di siti razzisti, scaricare Mein Kampf o I protocolli dei Savi Anziani di Sion. Risposta: se esci da qui e vai alla libreria occultista all'angolo trovi subito un'edizione dei Protocolli. Controrisposta: s, ma devi volerli cercare, mentre sulla rete ti capitano anche se cercavi altro. Contro-controrisposta: ma contemporaneamente t'imbatti anche in moltissimi siti antirazzisti, dunque la democrazia della rete si compensa da s.
Intervento finale: Hitler ha pubblicato e diffuso Mein Kampf prima che esistesse Internet, e a quanto pare gli  andata bene. Con Internet non potrebbe mai esserci un'altra Auschwitz, perch tutti saprebbero tutto subito, e nessuno potrebbe dire che non sapeva.
In favore di questa tesi finale ho udito giorni dopo un sociologo cinese che ci raccontava cosa succede con Internet in Cina. Gli utenti non possono accedere direttamente al Web, ma debbono passare attraverso dei centri statali, i quali selezionano l'informazione. Si sarebbe dunque raggiunta una situazione di censura. Pare per che sia impossibile censurare Internet. Primo esempio:  vero che i filtri statali ti permettono, poniamo, di raggiungere il sito A ma non il sito B, per ogni buon navigatore sa che, una volta raggiunto A, con qualche accorgimento puoi andare da A a B. Poi c' la posta elettronica: una volta che l'ammetti, la gente comincia a fare circolare notizie. Infine ci sono le chat lines. In Occidente pare siano frequentate in massima parte da gente che ha tempo da perdere e nulla da dire, ma in Cina  diverso: l la gente discute di politica, cosa che non potrebbe fare altrove.
Ma l'impotenza dello Stato nei confronti della rete  ancora maggiore. I burocrati della rete non sanno che cosa bloccare. Pare che tempo fa il New York Times abbia telefonato protestando perch il suo sito veniva schermato, mentre quello del Washington Post no. I burocrati hanno detto che avrebbero controllato, e il giorno dopo hanno risposto di non preoccuparsi, perch avevano provveduto a bloccare anche il Washington Post. Ma questi sono aneddoti. Il fatto  che, per esempio (e se ricordo bene), non si pu raggiungere il sito della CBS, ma si pu raggiungere quello della ABC. Ho chiesto all'amico cinese perch: non ci sono ragioni buone, mi ha risposto, i burocrati debbono mostrare che qualcosa fanno, e colpiscono un poco a caso. Conclusione: nella battaglia tra il governo cinese e Internet, sar il primo a uscirne sconfitto.
Ogni tanto, qualche buona notizia.
2000
Ecco un bel gioco
Se un nuovo Humbert Humbert, il celebre personaggio di Lolita, si allontanasse di casa con una ragazzina, oggi potremmo sapere tutto di lui. Il navigatore satellitare della sua macchina ci direbbe dove si trova e dove va; le carte di credito rivelerebbero in che motel  sceso e se ha prenotato una o due camere; il circuito chiuso dei supermarket lo ritrarrebbe mentre acquista una rivista porno piuttosto che un quotidiano, e d'altra parte dal quotidiano che acquista potremmo conoscere le sue idee politiche; se nel supermarket comperasse una Barbie potremmo dedurne che la ragazzina  minorenne; se infine si fosse collegato a un sito pedofilo di Internet, saremmo in grado di trarre le nostre conclusioni. Se pure Humbert Humbert non ha ancora commesso alcun reato, decideremmo che ha pericolose inclinazioni e sarebbe opportuno arrestarlo. Se poi la ragazzina fosse stata sua nipote, e se le private fantasie del personaggio non preludessero affatto a pratiche criminali, pazienza, meglio un innocente di pi in galera che una mina vagante pericolosa per la societ.
Tutto questo si potrebbe gi fare. Furio Colombo nel suo Privacy (Rizzoli, 2001) aggiunge solo un tocco di fantascienza, e cio immagina un apparato che permetta di monitorare non solo il comportamento ma anche il pensiero. Vi costruisce intorno un'ideologia della prevenzione come bene supremo, e il gioco  fatto: il 1984 di Orwell diventa, a paragone, una storia a lieto fine.
Vi leggerete il libro, chiedendovi se non siamo gi vicini al futuro che esso annuncia. Io vorrei invece qui prendere a pretesto questo libro per immaginare un gioco che sta a met strada tra la realt quale  oggi e il futuro annunciato da Colombo.
Il gioco si chiama Fratelli d'Italia (ma il format  esportabile in altri paesi) ed  un perfezionamento del Grande Fratello. Invece di mettere la gente davanti a un televisore a seguire le vicende di poche persone poste in una situazione artificiale, estendendo i sistemi di monitoraggio dei supermarket a tutto il tessuto cittadino, a ogni strada e locale pubblico (forse anche agli appartamenti privati), gli spettatori potrebbero seguire ora per ora, minuto per minuto, le vicende quotidiane di ciascun altro cittadino, mentre va per strada, mentre fa i suoi acquisti, mentre fa all'amore, mentre lavora, mentre si azzuffa con qualcuno per un piccolo tamponamento. Uno spasso, la realt apparirebbe pi appassionante della finzione, il senso di voyeurismo e pettegolezzo presente in ciascuno di noi verrebbe magnificato al massimo.
Non mi nascondo che sorgerebbero alcuni problemi. Chi guarda e chi agisce? All'inizio guarderebbe chi ha tempo da perdere, mentre chi ha da fare agirebbe e darebbe spettacolo. In seguito si potrebbe supporre che qualcuno, per non essere visto, rimanga in casa a guardare gli altri. Ma il monitoraggio rivelerebbe anche la vita privata di chi guarda, e al limite sessanta milioni di spettatori potrebbero vedere in tempo reale sessanta milioni di spettatori, spiando le espressioni dei loro volti. Pi probabilmente, siccome essere visti diventa sempre pi un valore, tutti agirebbero per essere visti. Ma allora chi li guarderebbe? Ciascuno avrebbe bisogno di un piccolo visore portatile in cui, mentre agisce, vedere gli altri che agiscono. Ma lo spettacolo potrebbe ridursi a sessanta milioni di persone che agiscono in modo spastico guardando gli altri che agiscono spasticamente mentre camminano inciampando per potere agire e al tempo stesso guardare il loro televisorino portatile. Insomma, ne vedremmo delle belle.
2001
Il libro di testo come maestro
L'idea governativa (per ora allo stadio di proposta) di sostituire i libri di testo scolastici con materiale prelevato direttamente da Internet (per alleggerire gli zainetti e per abbattere il costo dei testi scolastici) ha suscitato varie reazioni. Editori scolastici e librai intravedono nel progetto una minaccia mortale per un'industria che d lavoro a migliaia di persone. Per quanto mi senta solidale con editori e librai, si potrebbe dire che per le stesse ragioni avrebbero potuto protestare produttori di carrozze, cocchieri e cavallanti all'arrivo del vapore, o (come hanno fatto) i filatori di fronte all'arrivo dei telai meccanici. Se la Storia andasse ineluttabilmente nella direzione pensata dal governo, questa forza lavoro dovrebbe riciclarsi altrimenti (per esempio producendo materiale Internet a pagamento).
La seconda obiezione  che l'iniziativa prevede un computer per ogni studente,  dubbio che lo Stato possa accollarsene la spesa, e a imporla ai genitori li si farebbe spendere pi che per i libri di testo. D'altra parte se ci fosse solo un computer per ogni classe, verrebbe a cadere l'aspetto di ricerca personale che potrebbe costituire il fascino di questa soluzione - e tanto varrebbe stampare col Poligrafico dello Stato migliaia di volantini e distribuirli ogni mattina, come si fa con le pagnotte in una mensa per barboni. Per - si potrebbe rispondere - si arriver anche al computer per tutti.
Ma il problema  un altro.  che Internet non  destinato a sostituire i libri, ne  solo un formidabile complemento, e un incentivo a leggerne di pi. Il libro continua a costituire lo strumento principe della trasmissione e disponibilit del sapere (che cosa si studierebbe in una classe in un giorno di black out?) e i testi scolastici rappresentano la prima insostituibile occasione per educare i ragazzi all'uso del libro. Inoltre Internet provvede un repertorio fantastico di informazione ma non provvede i filtri per selezionarla, mentre l'educazione non consiste solo nel trasmettere informazione ma nell'insegnarne i criteri di selezione. Questa  la funzione di un maestro, ma questa  anche la funzione di un testo scolastico, il quale offre appunto l'esempio di una selezione attuata nel mare magno di tutta l'informazione possibile. Questo accade anche con il testo pi mal fatto (toccher all'insegnante criticarne la parzialit e integrarlo, ma proprio dal punto di vista di un diverso criterio selettivo). Se i ragazzi non imparano questo, che la cultura non  accumulo, ma discriminazione, non c' educazione, bens disordine mentale.
Alcuni studenti intervistati hanno detto: "Che bello, cos potr stampare solo le pagine che mi servono senza dover portarmi appresso cose che non devo studiare." Errore. Ricordo che in una terza media di campagna che funzionava quasi a giorni alterni nell'ultimo anno di guerra, gli insegnanti (gli unici della mia carriera di scolaro e studente di cui ho dimenticato il nome) non mi hanno insegnato granch, ma io sfogliavo per ripicca la mia antologia e su quella ho trovato per la prima volta le poesie di Ungaretti, Quasimodo e Montale.  stata una rivelazione e una conquista personale. Il libro di testo vale proprio perch permette di scoprire anche quello che l'insegnante tralascia di insegnare (sia per pigrizia o per ragioni di tempo), e che qualcun altro ha invece giudicato fondamentale.
Inoltre il libro di testo rimane come struggente e utile memoria degli anni scolastici trascorsi, mentre alcuni fogli stampati per l'uso immediato, che scivolano continuamente per terra e che si  portati a buttare dopo che li si  magari sottolineati (succede a noi studiosi, figuriamoci a degli scolari), non lascerebbero tracce nel ricordo. Sarebbe una perdita secca.
Certo, i libri potrebbero essere meno pesanti e costare meno se rinunciassero a tante illustrazioni colorate. Basterebbe che il libro di storia spiegasse chi era Giulio Cesare e poi sarebbe certamente appassionante, se si ha un computer personale, attivare, che so, Google Image e andare a caccia di immagini di Giulio Cesare, di ricostruzioni della Roma dell'epoca, di diagrammi che spiegano com'era organizzata una legione. Per non dire che, se il libro indicasse anche alcuni siti attendibili, lo si potrebbe integrare ricercando eventuali approfondimenti, e l'alunno si sentirebbe impegnato in un'avventura personale - salvo che l'insegnante dovrebbe essere poi capace di insegnare a distinguere tra siti seri e attendibili e siti abborracciati e superficiali. Libro e Internet  certamente meglio di Libro e Moschetto.
Infine, se fosse male abolire il libro di testo, Internet potrebbe certo sostituire i dizionari, che nello zainetto pesano pi di tutto. Scaricare gratis un dizionario di latino, o di greco, o di qualche altra lingua, sarebbe certamente utile e rapido.
Ma tutto dovrebbe girare sempre intorno al libro.  vero che il presidente del Consiglio ha detto una volta che da vent'anni non legge un romanzo, ma la scuola non deve insegnare a diventare presidente del Consiglio (almeno, non come questo).
2004
Come copiare da Internet
Un dibattito sta agitando il mondo di Internet ed  quello su Wikipedia. Non so sino a qual punto la redazione centrale controlli tutti i contributi che arrivano da ogni parte, ma certamente quando mi  capitato di consultarla su argomenti che conoscevo (per controllare solo una data o il titolo di un libro) l'ho sempre trovata abbastanza ben fatta e bene informata. Per l'essere aperta alla collaborazione di chiunque presenta i suoi rischi, ed  accaduto che certe persone si siano viste attribuire cose che non hanno fatto e addirittura azioni riprovevoli. Naturalmente hanno protestato e la voce  stata corretta. La voce che mi riguarda conteneva un dato biografico impreciso, l'ho corretto e da allora la voce non contiene pi quell'errore. Inoltre nel riassunto di uno dei miei libri c'era quella che ritenevo un'interpretazione scorretta, dato che vi si diceva che io "sviluppo" una certa idea di Nietzsche mentre di fatto la contesto. Ho corretto "develops" con "argues against", e anche questa correzione  stata accettata.
La cosa non mi tranquillizza per nulla. Chiunque potrebbe domani intervenire ancora su questa voce e attribuirmi (per gusto della beffa, per cattiveria, per stupidit) il contrario di quello che ho detto o fatto. Inoltre, dato che su Internet circola ancora un testo in cui si dice che io sarei Luther Blissett, il noto falsario (e anche dopo anni che gli autori di quelle beffe hanno fatto il loro bel coming out e si sono presentati con nome e cognome), potrei essere cos malizioso da andare a inquinare le voci riguardanti autori che mi sono antipatici, attribuendo loro falsi scritti, trascorsi pedofili, o legami coi Figli di Satana.
Oltre a un controllo redazionale qualcuno suggerisce che agisce una sorta di compensazione statistica, per cui una notizia falsa verr prima o poi individuata da qualcuno. Speriamo, ma come si vede non abbiamo l'assoluta garanzia di un saggio signor Treccani che scrive lui tutte le voci e se ne assume la responsabilit.
Il caso di Wikipedia  peraltro poco preoccupante rispetto a un altro dei problemi cruciali di Internet. Accanto a siti attendibilissimi fatti da persone competenti, esistono in linea siti del tutto fasulli, elaborati da pasticcioni, squilibrati o addirittura da criminal-nazisti, e non tutti gli utenti del Web sono capaci di stabilire se a un sito bisogna dare fiducia o meno.
La cosa ha un risvolto educativo drammatico, perch ormai si sa che scolari e studenti spesso evitano di consultare libri di testo ed enciclopedie e vanno direttamente a prelevare notizie su Internet, a tal punto che da tempo sostengo che la nuova fondamentale materia da insegnare a scuola dovrebbe essere una tecnica della selezione delle notizie in linea - salvo che si tratta di un'arte difficile da insegnare perch spesso gli insegnanti sono tanto indifesi quanto i loro studenti.
Molti educatori si lamentano inoltre del fatto che i ragazzi, ormai, se debbono scrivere il testo di una ricerca o addirittura una tesina universitaria, copiano quello che trovano su Internet. Quando copiano da un sito inattendibile si dovrebbe presumere che l'insegnante si renda conto del fatto che dicono delle panzane, ma  ovvio che su certi argomenti molto specialistici  difficile stabilire subito se lo studente dice qualcosa di falso. Poniamo che uno studente scelga di fare una tesina su un autore molto ma molto marginale, che il docente conosce di seconda mano, e gli attribuisca una data opera. Sarebbe il docente in grado di dire che quell'autore non ha mai scritto quel libro - a meno che per ogni testo che si riceve (e talora possono essere decine e decine di elaborati) si vada a fare un accurato controllo su varie fonti?
Non solo, lo studente pu presentare una ricerca che pare corretta (e lo ) ma che ha direttamente copiato da Internet per "taglia e incolla". Sono propenso a non ritenere tragico questo fenomeno perch anche copiare bene  un'arte non facile, e uno studente che sa copiare bene ha diritto a un buon voto. D'altra parte, anche quando non esisteva Internet, gli studenti potevano copiare da un libro trovato in biblioteca e la faccenda non cambiava (salvo che comportava pi fatica manuale). E infine un buon docente si accorge sempre quando un testo  copiato senza criterio e annusa il trucco (ripeto, se  copiato con criterio, tanto di cappello).
Tuttavia ritengo che esista un modo molto efficace di sfruttare pedagogicamente i difetti di Internet. Si dia come esercizio in classe, ricerca a casa o tesina universitaria, il seguente tema: "Trovare sull'argomento X una serie di trattazioni inattendibili a disposizione su Internet, e spiegare perch sono inattendibili." Ecco una ricerca che richiede capacit critica e abilit nel confrontare fonti diverse - e che eserciterebbe gli studenti nell'arte della discriminazione.
2006
Dove mandare i poeti?
Sul Corriere della Sera di sabato scorso  stata aperta una polemica, estiva solo in apparenza. Tutto nasce da un'intervista di Nanni Balestrini su Liberazione dove il nostro, incapace di evitare provocazioni anche in et sinodale, lamentando che l'editoria abbia smesso di pubblicare poesia, dice che per fortuna c' Internet che permette di far circolare le poesie di tutti. Ovviamente Balestrini pensa sia ai siti che antologizzano poeti noti che a quelli che ospitano gli esordienti, e ammette che  difficile orientarsi in mezzo a tanta abbondanza, ma segnala alcuni indirizzi affidabili.
Interrogati altri poeti e critici, ne sono venute fuori tre obiezioni principali. La prima (e mi pare sia giusta) che, anche se alcune collane di poesia sono state chiuse, non  vero che gli editori hanno smesso di pubblicare poesia e alcuni tra i poeti pi noti (dico contemporanei, non classici) vendono anche diecimila copie. La seconda (anch'essa giustissima)  che per i poeti giovani che vogliono farsi conoscere ci sono altri canali alternativi come riviste, festival e letture pubbliche. La terza  che, come ha detto un poeta laureato, "se vai su Internet a cercare la poesia, trovi tanto materiale inerte, esternazioni emozionali da scemi del villaggio; i blog sono fatti per lo pi da esibizionisti. Si trova la fuffa peggiore, senza un orientamento".
Questa terza obiezione non  errata perch su Internet trovi davvero di tutto, ma richiede qualche riflessione ulteriore. Fedele pertanto agli insegnamenti di metodo dell'Aquinate, dopo avere ascoltato le varie tesi sono tentato di stendere il mio respondeo dicendum quod. Certamente le collane di poesia e gli altri luoghi deputati dove chi fa e chi legge poesia si incontrano e si ascoltano rimangono indispensabili sia per i giovani poeti che per i giovani lettori.
Per i primi perch trovano un luogo di confronto dove sono criticati, selezionati e, diciamolo pure, consigliati di cambiar mestiere se (come avviene per la grande maggioranza di quel novanta per cento di esseri umani alfabetizzati che prima o poi  tentato di poetare) sono solo braccia sottratte all'agricoltura. Per i secondi, perch trovano chi fa loro da filtro e da garanzia. Un giovane innamorato della poesia di solito pu accettare come buoni versi anche quelli che non lo sono, o che di altri buoni versi sono solo ricalchi, mentre se va a cercare poesia in una collana di un certo prestigio sa che, nella misura in cui ci si pu fidare dei giudizi di gusto, quello che legge  stato approvato da qualcuno che si suppone abbia il fiuto particolarmente educato.
Ricordo i miei anni di liceo passati in una citt di provincia, dove potevo al massimo conquistarmi alcuni libri dello "Specchio" mondadoriano, e leggevo per tutte le settimane La fiera letteraria. C'era una rubrica in cui (cos come in altre riviste c'era la posta del cuore) si pubblicavano brevi brani di opere poetiche inviate dai lettori, accompagnate vuoi da elogi, vuoi da incoraggiamenti, vuoi addirittura da correzioni, vuoi da terribili stroncature. Tutto avveniva secondo i criteri poetici dell'epoca e i gusti del recensore, ma per me era stata una grande lezione critica, un invito a valutare lo stile e non i buoni sentimenti, il cui primo risultato (di cui le patrie lettere dovrebbero essere grate alla Fiera)  stato di indurmi a buttare nel cestino i versi miei.
 possibile che esistano siti Internet che possano svolgere oggi la stessa funzione? Si potrebbe obiettare che per una Fiera letteraria, che era l'unico settimanale di lettere e arti che allora un giovane potesse trovare in edicola, Internet offre diecimila siti analoghi, e quindi sorge anche in questo caso il dramma dell'impossibilit di selezionare. Per ricordo che anche ai tempi miei circolavano (gratis) rivistine per poeti a pagamento, eppure in qualche modo (o per fiuto o per consiglio di qualcuno) avevo capito che ci si doveva fidare pi della Fiera che di quegli altri fogliacci. E cos potrebbe avvenire per la poesia su Internet. Siccome hanno ragione quelli che dicono che esistono i festival e le riviste, si presume che un poeta e un lettore di poesia seri possano ricevere le giuste indicazioni per orientarsi sui siti attendibili.
E gli altri? E gli "scemi del villaggio", e i navigatori compulsivi che non si staccano dal computer e non sanno che esistono le riviste e i festival? A morte, com' sempre avvenuto anche prima di Internet, quando schiere di lemming poetici sono caduti nelle fauci delle vanity press e dei premi fasulli pubblicizzati sui giornali, e sono andati a ingrossare le fila di quell'esercito sotterraneo di autori a proprie spese che marcia parallelo al mondo "ufficiale" delle lettere e, da esso ignorato, lo ignora. Con il vantaggio che, potendo pubblicare su Internet i loro samisdat, i cattivi poeti non andranno a ingrassare gli sciacalli della poesia. E con la possibilit, siccome la bont dell'Altissimo  infinita, che anche in quel brago infernale possa talora sbocciare un fiore.
2006
A che serve il professore?
Nella valanga di articoli sul bullismo nelle scuole ho letto di un episodio che proprio di bullismo non definirei ma al massimo d'impertinenza - e tuttavia si tratta di un'impertinenza significativa. Dunque, si diceva che uno studente, per provocare un professore, gli avrebbe chiesto: "Scusi, ma nell'epoca d'Internet, Lei che cosa ci sta a fare?"
Lo studente diceva una mezza verit, che tra l'altro persino i professori dicono da almeno vent'anni, e cio che una volta la scuola doveva trasmettere certamente formazione ma anzitutto nozioni, dalle tabelline nelle elementari, alle notizie sulla capitale del Madagascar nelle medie, sino alla data della guerra dei Trent'anni nel liceo. Con l'avvento, non dico di Internet, ma della televisione e persino della radio, e magari gi con l'avvento del cinema, gran parte di queste nozioni venivano assorbite dai ragazzi nel corso della vita extrascolastica.
Mio padre da piccolo non sapeva che Hiroshima fosse in Giappone, che esistesse Guadalcanal, aveva notizie imprecise di Dresda, e sapeva dell'India quello che gli raccontava Salgari. Io sin dai tempi della guerra queste cose le ho apprese dalla radio e dalle cartine sui quotidiani, mentre i miei figli hanno visto in televisione i fiordi norvegesi, il deserto di Gobi, come le api impollinano i fiori, com'era un Tyrannosaurus rex; e infine un ragazzo d'oggi sa tutto sull'ozono, sui koala, sull'Iraq e sull'Afghanistan. Forse un ragazzo d'oggi non sa dire bene che cosa siano le staminali ma le ha sentite nominare, mentre ai miei tempi non ce lo diceva neppure la professoressa di scienze naturali. E allora che ci stanno a fare gli insegnanti?
Ho detto che quella dello studente di cui parlavo era solo una mezza verit, perch anzitutto l'insegnante oltre che informare deve formare. Quello che fa di una classe una buona classe non  che vi si apprendano date e dati ma che si stabilisca un dialogo continuo, un confronto di opinioni, una discussione su quanto si apprende a scuola e quanto avviene di fuori. Certo, che cosa accada in Iraq ce lo dice la televisione, ma perch qualcosa accada sempre l, sin dai tempi della civilt mesopotamica, e non in Groenlandia, lo pu dire solo la scuola. E se qualcuno obiettasse che talora ce lo dicono persone anche autorevoli a Porta a porta,  la scuola che deve discutere Porta a porta.
I mass media ci dicono tante e cose e ci trasmettono persino dei valori, ma la scuola dovrebbe saper discutere il modo in cui ce lo trasmettono, e valutare il tono e la forza delle argomentazioni che vengono svolte sulla carta stampata e in televisione. E poi c' la verifica delle informazioni trasmesse dai media: per esempio, chi se non un insegnante pu correggere le pronunce sbagliate di quell'inglese che ciascuno crede di imparare dalla televisione?
Ma lo studente non stava dicendo al professore che non aveva bisogno di lui perch erano ormai radio e televisione a dirgli dove stia Timbuctu o che si  discusso sulla fusione fredda, e cio non gli stava dicendo che il suo ruolo era stato assunto da discorsi per cos dire sciolti, che circolano in modo casuale e disordinato giorno per giorno sui vari media - e che se sappiamo molto sull'Iraq e poco sulla Siria dipende dalla buona o cattiva volont di Bush. Lo studente stava dicendo che oggi esiste Internet, la Gran Madre di tutte le Enciclopedie, dove si trovano la Siria, la fusione fredda, la guerra dei Trent'anni e la discussione infinita sul pi alto dei numeri dispari. Gli stava dicendo che le informazioni che Internet gli mette a disposizione sono immensamente pi ampie e spesso pi approfondite di quelle di cui dispone il professore. E trascurava un punto importante: che Internet gli dice quasi tutto, salvo come cercare, filtrare, selezionare, accettare o rifiutare quelle informazioni.
A immagazzinare nuove informazioni, purch si abbia buona memoria, sono capaci tutti. Ma decidere quali vadano ricordate e quali no  arte sottile. Questo fa la differenza tra chi ha fatto un corso di studi regolari (anche male) e un autodidatta (anche se geniale).
Il problema drammatico  certamente che forse neppure il professore sa insegnare l'arte della selezione, almeno non su ogni capitolo dello scibile. Ma almeno sa che dovrebbe saperlo; e se non sa dare istruzioni precise su come selezionare pu fornire l'esempio di qualcuno che si sforza di paragonare e giudicare volta per volta quello che Internet gli mette a disposizione. E infine pu mettere quotidianamente in scena lo sforzo per riorganizzare in sistema ci che Internet gli trasmette in ordine alfabetico, dicendo che esistono Tamerlano e i monocotiledoni ma non quale sia il rapporto sistematico tra queste due nozioni.
Il senso di questi rapporti pu darlo solo la scuola, e se non sa farlo dovr attrezzarsi per farlo. Altrimenti le tre I di Internet, Inglese e Impresa rimarranno soltanto la prima parte di un raglio d'asino che non sale in cielo.
2007
Quinto potere
Eravamo abituati a due principi: uno si esprimeva in un saporoso detto siciliano, "megghiu cumannari c'a fottiri" il quale, tradotto in modo pudico, suonerebbe "meglio esercitare il potere che fornicare"; l'altro era che gli uomini di potere, se volevano poi avere rapporti sessuali, miravano alla contessa Castiglione, a Mata Hari, a Sarah Bernhardt o a Marilyn Monroe.
Colpisce ora che molti uomini della politica o degli affari non si siano tanto fatti corrompere da cointeressenze nell'affare del canale di Panama, quanto da servizi da parte di professioniste certamente capaci ma da non pi di mille euro a prestazione - che  tanto per un precario, ma molto meno di quello che costava ai tempi suoi la Pompadour. Che se poi hanno altri gusti, non mirano al raffinato Alcibiade ma a un transessuale segnato da molte traversie negli angiporti del Pireo.
Non solo: pare che molti cerchino s di avere posizioni di comando, ma non perch le ritengano migliori delle posizioni sessuali, bens allo scopo precipuo di provarsi in inedite posizioni sessuali. Si badi, non  che i potenti di un tempo fossero insensibili ai piaceri della carne. Certamente De Gasperi o Berlinguer ci avevano abituati ad altra austerit, Togliatti aveva osato al massimo un divorzio, e se una minorenne lo chiamava "papi"  perch l'aveva adottata. Ma Giulio Cesare si faceva indifferentemente centurioni, patrizie romane e regine d'Egitto, il Re Sole aveva favorite a catena, Vittorio Emanuele II coltivava la bella Rosina, Kennedy non parliamone. Tuttavia questi grandi uomini sembravano considerare la donna (o l'efebo) come il riposo del guerriero: cio, prima di tutto occorreva conquistare la Bactriana, umiliare Vercingetorige, trionfare dall'Alpi alle Piramidi, far l'unit d'Italia, e il sesso era un di pi, come un Martini straight up dopo una giornata faticosa.
I potenti di oggi sembrano invece aspirare in prima istanza a una serata a base di veline, e al diavolo le grandi imprese o la Grande Impresa.
 che gli eroi del passato si eccitavano leggendo Plutarco mentre quelli di oggi smanettano su canali minori dopo mezzanotte o navigano eccitati on line. Sono andato su Internet e ho chiesto padre Pio: 1.400.000 siti. Non male. Ho chiesto Ges: 4.830.000 siti - il Nazareno fa ancora aggio sul Pietrelcinese. Poi ho chiesto "porno", e mi sono imbattuto in 130.000.000 (dico centotrenta milioni) di siti. Pensando che porno fosse troppo generico rispetto a Ges, ho deciso di paragonare porno a religione: religione d poco pi di nove milioni di siti, certamente pi del doppio di Ges, il che mi pare politicamente corretto, ma pochissimo rispetto a porno.
Cosa si trova nei centotrenta milioni di siti porno? Si possono trovare, tra le varie opzioni, Anal, Asiatic, Latino, Feticism, Orgy, Bisexual, Cunnilingus, German (sic), Lesbian, Masturbation, Voyeur (si spia un tale che spia un congresso carnale), e poi le varie forme di incesto, padre con figlia, fratello e sorella, madre e figlio, padre, madre, figlio e figlia tutti insieme, matrigna e figliastro, ma anche nipote e nonna (granny) e MILF, che significa (vedi Wikipedia) mother I'd like to fuck, ovvero il tipo di mammina con cui desiderereste aver rapporti, in genere signore piacenti tra i trenta e i quarantacinque (e pensate che Balzac intitolava La donna di trent'anni la storia di un declino femminile).
Ora la pornografia pu fornire sfogo a chi per qualsiasi ragione non pu fare sesso dal vivo, o suggerire a una coppia un poco stanca come ringalluzzire i propri rapporti (e in tal senso ha una funzione positiva), ma pu eccitare la fantasia di persone represse spingendole poi a sfogare i loro istinti attraverso lo stupro, la molestia, la sopraffazione. Inoltre la pornografia ti convince che una escort da mille euro pu fare cose che neppure Frine sarebbe riuscita a concepire.
Ma non pensiamo solo al trenta per cento di italiani che praticano Internet; l'altro settanta per cento pu avere sul teleschermo visioni quotidiane dieci volte pi invitanti di quelle che solo i commendatori milanesi potevano procurarsi negli anni quaranta a caro prezzo, e una volta all'anno, andando a vedere Wanda Osiris. Oggi una persona normale  provocata dal sesso in misura assai maggiore di quanto poteva accadere a suo nonno. Pensate persino a un povero parroco: una volta vedeva solo la perpetua e leggeva soltanto L'Osservatore Romano, oggi vede ancheggiare fanciulle scosciate tutte le sere. E poi dicono che uno diventa pedofilo.
Perch non pensare che questa martellante sollecitazione del desiderio non stia avendo un'azione anche sui responsabili della cosa pubblica, provocando una mutazione della specie, e cambiando le finalit stesse del loro agire sociale?
2010
Postilla 
Qualcuno aveva detto che il sociologo  colui che in un locale di strip-tease non guarda il palcoscenico bens la platea. Non ho modo di controllare la platea dei siti porno, e nemmeno di controllare l'intero palcoscenico. Il numero dei siti porno, a leggere varie inchieste su Internet, pare insondabile. Leggo sul Web che, secondo una inchiesta del 2003, i siti porno sarebbero stati 260 milioni, e mi pare esagerato; e forse hanno registrato come porno anche un sito dove appare Carrol Baker discinta. Scegliendone allora appena uno, forse il pi visitato, ho visto che vi sono 71 categorie e ciascuna comprende in media migliaia di filmati. Considerando che oltretutto il sito si rinnova giornalmente (ma  possibile recuperare gli arretrati), possiamo calcolare 170.000 filmati. Visto che da quel sito se ne possono raggiungere altri 21, pur tenendo conto delle ripetizioni, e del fatto che alcuni siti siano di dimensioni pi modeste, mi era venuta fuori una cifra come 3.570.000. Non sono 260 milioni, e magari sono pi di tre, ma ecco le presumibili grandezze del fenomeno.
Non avendo avuto agio di visitare tre milioni di siti perch ars longa, vita brevis, sono andato per campioni quasi casuali e ho fatto un'osservazione che non pretende di avere validit scientifica ma che mi ha personalmente convinto. Mettendo in chiaro che mi sono soffermato solo sui volti femminili (quelli maschili sono irrilevanti perch coi maschi la camera indugia piuttosto sull'apparato riproduttivo), ho rilevato che gran parte delle fanciulle coinvolte in questi ludi erotici, quando spalancano la bocca (e lo fanno sovente, non solo per sorridere o bramire di soddisfazione) esibiscono una dentatura molto imperfetta. Di solito gli incisivi vanno bene, ma appaiono canini storti e minuscoli, per non dire dei molari irregolari e delle vistose piombature che lasciano scorgere.
La prima cosa che Hollywood fa quando lancia una nuova attrice  rimetterle in sesto la dentatura. Ma l'operazione costa moltissimo, e lo sa anche chi va da un dentista di Bucarest. Pertanto grandissima parte delle fanciulle che si esibiscono, che sovente sono belle o almeno carine, sono di estrazione sociale molto bassa e non hanno denaro per andare dal dentista. Non credo sperino di realizzare la somma necessaria grazie alle loro prestazioni, visto che i numeri ci dicono che l'offerta  altissima e pertanto i compensi non debbono essere astronomici (anche se sempre il Web mi dice che le pi popolari possono prendere anche diecimila dollari al mese, ma la loro stagione non dura molto, e le vere star si contano sulla punta delle dita). Forse sperano che, apparendo sullo schermo del computer, qualche magnate di Hollywood le noti e si preoccupi di restaurarne la chiostra dentaria. O forse no, sanno che con denti cos non si va a Hollywood e si rassegnano a prestarsi a giochi erotici di bassa lega?
Questo ci dice una cosa: che quell'esercito sterminato di fornicanti a tempo pieno viene dal proletariato del sesso, e pertanto tutto l'insieme della produzione porno non  altro che una forma di tratta delle bianche e sfruttamento di precarie senza speranza.
Va detto, perch spesso i visitatori si eccitano pensando che le protagoniste facciano quel che fanno per sfacciataggine, per impudenza, per gusto, per sfida invereconda, e questo le rende pi desiderabili. Invece lo fanno per disperazione, sapendo che con quei denti non hanno futuro ma solo un presente sottopagato.
2015
Tra dogmatismo e fallibilismo
Sul Corriere della Sera di domenica scorsa Angelo Panebianco scriveva sui possibili dogmatismi della scienza. Sono fondamentalmente d'accordo con lui e vorrei solo mettere in evidenza un altro aspetto della questione.
Dice in sintesi Panebianco che la scienza  per definizione antidogmatica, perch sa di procedere per tentativi ed errori e perch (aggiungerei con Peirce, che ha ispirato Popper) il suo principio implicito  quello del "fallibilismo", per cui sta sempre all'erta nel correggere i propri sbagli. Essa diventa dogmatica nelle sue fatali semplificazioni giornalistiche, che trasformano in scoperta miracolistica e verit assodata quelle che erano solo caute ipotesi di ricerca. Ma rischia anche di diventare dogmatica quando accetta un criterio inevitabile, e cio che la cultura di un'epoca sia dominata da un "paradigma", come non solo quelli darwiniano o einsteiniano, ma anche quello copernicano, a cui ogni scienziato si attiene proprio per espungere le follie di chi si muove al di fuori di esso, compresi i matti che ancora sostengono che il Sole gira intorno alla Terra. Come la mettiamo col fatto che l'innovazione avviene proprio quando qualcuno riesce a mettere in questione il paradigma dominante? Quando la scienza si arrocca su un certo paradigma, magari per difendere posizioni di potere acquisite, escludendo come pazzo o eretico chi lo contesta, non si comporta in modo dogmatico?
La questione  drammatica. I paradigmi vanno sempre difesi o sempre contestati? Ora una cultura (intesa come sistema di saperi, opinioni, credenze, costumi, eredit storica condivisi da un gruppo umano particolare) non  solo un accumulo di dati,  anche il risultato del loro filtraggio. La cultura  anche capacit di buttar via ci che non  utile o necessario. La storia della cultura e della civilt  fatta di tonnellate di informazioni che sono state seppellite. Vale per una cultura quello che vale per la nostra vita individuale. Borges ha scritto la novella Funes el memorioso dove racconta di un personaggio che ricorda tutto, ogni foglia che ha visto su ogni albero, ogni parola che ha udito nel corso della sua vita, ogni refolo di vento che ha avvertito, ogni sapore che ha assaporato, ogni frase che ha letto. Eppure (anzi, proprio per questo) Funes  un completo idiota, un uomo bloccato dalla sua incapacit di selezionare e di buttare via. Il nostro inconscio funziona perch butta via. Poi, se c' qualche inghippo, si va dallo psicoanalista per ricuperare quel poco che serviva e che per sbaglio abbiamo buttato via. Ma tutto il resto per fortuna  stato eliminato e la nostra anima  esattamente il prodotto della continuit di questa memoria selezionata. Se avessimo l'anima di Funes saremmo persone senz'anima.
Cos fa una cultura e l'insieme dei suoi paradigmi  il risultato dell'Enciclopedia condivisa, fatta non solo di ci che si  conservato ma anche, per cos dire, del tab su ci che si  eliminato. In base a questa enciclopedia comune poi si discute. Ma perch ci possa essere discussione comprensibile da tutti occorre partire dai paradigmi esistenti, se non altro per dimostrare che essi non tengono pi. Senza la negazione del paradigma tolemaico, che rimaneva di sfondo, il discorso di Copernico sarebbe rimasto incomprensibile.
Ora Internet  come Funes. Come totalit di contenuti disponibili in modo disordinato, non filtrato e non organizzato, esso permette a ciascuno di costruirsi una propria enciclopedia, ovvero il proprio libero sistema di credenze, nozioni e valori, in cui possono essere compresenti, come accade nella testa di molti esseri umani, sia l'idea che l'acqua sia H2O sia quella che il Sole giri intorno alla Terra. In teoria, quindi, si potrebbe arrivare all'esistenza di sei miliardi di enciclopedie differenti e la societ umana si ridurrebbe al dialogo frantumato di sei miliardi di persone ciascuna delle quali parla una lingua diversa, che solo chi sta parlando capisce.
L'ipotesi  per fortuna solo teorica, ma lo  proprio perch la comunit scientifica vigila affinch circolino linguaggi comuni, sapendo che per rovesciare un paradigma  necessario che ci sia un paradigma da rovesciare. Difendere i paradigmi provoca certamente il rischio del dogmatismo ma  su questa contraddizione che si basa lo sviluppo del sapere. Per evitare conclusioni affrettate concordo con ci che diceva lo scienziato citato in fine da Panebianco: "Non so,  un fenomeno complesso, devo studiarlo."
2010
Marina, Marina, Marina
Ho ricevuto l'email che segue (sic non solo per la grammatica ma anche per l'ortografia): "Tu sei quello che voglio sapere bene. Ciao. Il mio nominativo e Marina, 30 anni me. Ho visto il tuo profilo e ha deciso di produrre a voi. Come stai facendo? Ho uno stato d'animo meraviglioso. Sto cercando un individuo per relazione serio, che tipo di nesso che stai cercando? Sono molto interessato a conoscerti, ma credo che sar meglio se tu e io corrispondera per email. Se siete stimolati a fare la comprensione con me, ecco il mio indirizzo email: abhojiku@nokiamail.com. Oppure mi email il tuo indirizzo email ti scriver una circolare. Spero che non si pu partire senza l'attenzione e la epistola mi scrivi. Sarei molto lieto di incassare la vostra opinione. Io vedo l'ora la tua missiva alla mail. Il tua Marina."
La foto acclusa mostra una creatura da Miss Universo, pronta per essere invitata a una cena elegante di Arcore, cos che ci si dovrebbe chiedere come mai una fanciulla con le qualit estetiche della bellissima Marina si sia ridotta a cercarsi una relazione "seria" su Internet. Pu darsi che la foto sia stata scelta da qualche sito on line (come quelle degli attori ignoti che appaiono nel cruciverba iniziale della Settimana enigmistica) e dietro a Marina si celi un personaggio che potrebbe interessare Saviano, ma chi lo sa? Siccome per gli stolti sono legione, lascio nel messaggio il suo indirizzo in modo che si precipitino a intrattenere con lei un'affettuosa amicizia - e non rispondo ovviamente delle conseguenze. Il numero dei clienti dell'indimenticabile Vanna Marchi, di coloro che ricorrono all'oroscopo e di tanti votanti alle scorse elezioni, ci dice che Marina potr contare su una buona percentuale di devoti del virtuale.
A proposito del virtuale moltissimi sanno (perch Internet ha fatto da buona cassa di risonanza) che di recente, in un mio falso indirizzo Twitter, avrei annunciato la morte di Dan Brown, mentre in un altro  stata annunciata la mia morte e, bench tutti gli organi d'informazione abbiano appurato che si trattava di bufale, ho visto che poi alcuni hanno inteso come se (essendo io notoriamente uno zuzzurellone) da un "vero" mio indirizzo io avessi inviato un "falso" messaggio. Insomma, gli dei accecano coloro che vogliono perdersi in rete, e spero che Casaleggio (che pare prendere sul serio tutto quello che in rete appare) si metta in contatto con Marina per costituire una bella coppia.
Per gli educatori che vogliano insegnare ai giovani come non fidarsi del virtuale segnalo il sito http://piazzadigitale.corriere.it/2013/05/07/storyful-il-social-checking-anti-bufala dove si elencano vari servizi antibufala che sono disponibili on line (segno che per fortuna Internet insieme ai falsi provvede anche i mezzi per smascherarli, basta imparare a navigare bene).
Ma l'idolatria del virtuale miete le sue vittime. Ecco una notizia della settimana scorsa. A Roma a cavalcioni sul davanzale della sua camera, al nono piano di un palazzo, con un coltello puntato allo stomaco un ragazzo di ventitr anni minaccia di suicidarsi. Parenti, polizia, vigili del fuoco con materasso gonfiabile steso sotto al palazzo non riescono a farlo desistere. Sino a che il ragazzo non grida che vuole essere ospite in un reality show, e vuole andarci in limousine. Gli agenti si ricordano che c'era nei pressi una limousine usata il giorno prima per qualche pubblicit. La fanno arrivare e il ragazzo scende.
Morale, l'unica cosa "reale" che pu far desistere un aspirante suicida  la promessa di una realt virtuale. Va bene che il ragazzo era disturbato, ma questo non ci consola perch  ragionevole pensare che tutti coloro che credono nei reality shows (o che risponderebbero a Marina, o che prendono sul serio i siti dove si dice che l'attacco alle due torri  stato fatto da Bush e dagli ebrei) supererebbero facilmente un test psichiatrico. Dunque il problema del virtuale non riguarda (se non in casi eccezionali) i malati bens i sani.
2013
Quelle troie dei raggi cosmici
Un amico ha criticato la mia Bustina precedente dicendo che parlare dei Gin Martini di 007 mentre l'Italia va in rovina  un poco comportarsi come l'orchestra del Titanic, che ha continuato a suonare mentre il transatlantico affondava.  vero, ma ritengo che (se cos  davvero andata) gli orchestrali del Titanic siano stati gli unici professionisti seri in quella sfortunata faccenda, dato che, mentre tutti davano spettacolo di scompiglio, timor panico, dissennatezza e persino egoismo, essi seguivano l'esortazione di Nelson prima di Trafalgar: "L'Inghilterra si aspetta che ogni uomo compia il proprio dovere." Comunque, per non dare l'idea che mi rifugi nella torre d'avorio di un'erudita e desolata indignazione, ecco due pensieri squisitamente politici e impegnati.
Sulla neolingua Pare che gli ultimissimi termini del lessico politico siano troia, puttanieri e vaffanculo, e mi scuso se il mio obbligo di cronista mi obbliga a usare espressioni molto diverse da quelli di un tempo, come convergenze parallele, reazione in agguato, classe operaia.
Mi stupisce tuttavia l'eccesso di maschilismo per cui, avendo Battiato usato (certo improvvidamente) il termine "troia" per alcuni parlamentari, tutti si siano offesi per quell'attacco volgare alle deputate o senatrici di sesso femminile. Perch udendo la parola "troia" si  pensato subito a una donna? Il termine viene ormai normalmente usato anche per esseri di sesso maschile e qualcuno pu designare in tal modo chi vende i propri voti, cambia casacca dall'oggi al domani, o afferma alla Camera dei deputati che Ruby era davvero la nipote di Mubarak. E credo che neppure Zichichi, se in un momento d'ira per un esperimento mal riuscito dicesse "quelle troie dei raggi cosmici oggi mi fanno impazzire", vorrebbe necessariamente alludere al fatto che quelle simpatiche entit abbiano il sesso di Eva. Ma ahim, siamo tutti maschilisti, e pensiamo che, salvo la mamma, tutte le troie siano donne e pertanto tutte le donne siano troie.
Un pensiero su Twitter In un'era in cui Twitter impazza, lo usa anche il papa e un cinguettio universale dovrebbe sostituire la democrazia rappresentativa, continuano a confrontarsi talora due tesi contrastanti. La prima  che Twitter induce le persone a esprimersi in modo sentenzioso ma superficiale, perch com' noto per scrivere la Critica della ragion pura ci vogliono pi di centoquaranta caratteri. La seconda  che Twitter educa invece alla brevit e alla stringatezza.
Mi si permetta di ammorbidire entrambe le posizioni. Anche degli SMS si  detto che portano i nostri ragazzi a capire e usare solo un linguaggio telegrafico (tipo "C'o voglia di te x sempre"), dimenticando che il primo telegramma  stato spedito da Samuel Morse nel 1844 e tuttavia dopo anni e anni di "mamma malata vieni subito" o "affettuosi rallegramenti Caterina" molta gente ha continuato a scrivere come Proust. L'umanit ha appreso a mandare messaggi di poche parole ma pare che Marco Boato nel 1981 abbia fatto alla Camera un discorso della durata di diciotto ore.
Quanto al fatto che Twitter educhi all'essenzialit, mi pare un'esagerazione. Con centoquaranta caratteri si rischia gi di sbrodolare. Certo questa notizia, "In principio Dio cre e cielo e terra. La terra era informe e vuota, le tenebre ricoprivano l'abisso e lo spirito di Dio alitava sulle acque"  degna del premio Pulitzer perch in 141 spazi (ma 126 caratteri) dice esattamente quello che il lettore vorrebbe sapere. Per si possono dire in modo molto pi breve cose di grande argutezza (Perdere un genitore pu essere un incidente, perderli entrambi  pura sbadataggine,  del poeta il fin la maraviglia - chi non sa far stupir vada alla striglia), di grandissima profondit (Beati i poveri di spirito perch di essi sar il regno dei cieli, Sia il tuo parlare s no s no il di pi viene dal maligno, L'uomo  un animale razionale mortale, Il potere non si prende ma si raccatta, Essere o non essere questo  il problema, Di ci di cui non si pu parlare si deve tacere, Tutto ci che  reale  razionale, Gallia est omnis divisa in partes tres) o frasi e concetti che hanno segnato la storia dell'umanit, come Obbedisco, Veni vidi vici, Tiremm innanz, Non possumus, Combatteremo all'ombra, Qui si fa l'Italia o si muore.
Per parafrasare il Foscolo, utenti di Twitter, vi esorto alla concisione.
2013
...
Sui telefonini
Il telefonino rivisitato
Agli inizi degli anni novanta, quando i telefoni cellulari erano ancora in possesso di poche persone, ma queste poche gi rendevano atroce un viaggio in treno, avevo scritto una Bustina, piuttosto irritata. Dicevo in sintesi che il telefonino avrebbe dovuto essere consentito solo ai trapiantatori d'organi, agli idraulici (in entrambi i casi persone che per il bene sociale debbono essere reperite ovunque e all'istante) e agli adulteri. Per il resto, specie nei casi in cui signori altrimenti impercettibili vociavano in treno o all'aeroporto a proposito di azioni, profilati metallici e mutui bancari, era anzitutto segno di inferiorit sociale: i veri potenti non hanno telefonini ma venti segretari che filtrano le comunicazioni, mentre ha bisogno di telefonino il quadro intermedio che deve rispondere a ogni istante all'amministratore delegato, o il piccolo faccendiere al quale la banca deve comunicare che il suo conto  in rosso.
Da allora anzitutto  cambiata due volte la situazione degli adulteri: in una prima fase essi hanno dovuto rinunciare a questo riservatissimo strumento perch, non appena l'acquistavano, ecco che il coniuge era messo in legittimo sospetto; in una seconda fase la situazione si  di nuovo ribaltata perch, visto che ormai il telefonino lo avevano tutti, non era pi irrefutabile indizio di relazione adulterina. Ora gli amanti possono usarlo, ma a patto di non aver storie con personaggi in qualche misura pubblici, perch in tal caso la comunicazione sar sicuramente intercettata. Nulla di cambiato per l'inferiorit sociale (ancora non risultano foto di Bush col telefonino all'orecchio), ma sta di fatto che il telefonino  diventato strumento di comunicazione (eccessiva) tra mamme e figli, di frode agli esami di maturit, di fotomania compulsiva; le giovani generazioni stanno abbandonando l'orologio da polso perch l'ora la vedono sul telefonino; si aggiunga la nascita dei messaggini, delle informazioni giornalistiche minuto per minuto, del fatto che col telefonino ci si pu collegare a Internet e ricevere posta elettronica senza fili, che nelle sue forme pi sofisticate esso funziona anche da computer da tasca, ed ecco che si  in presenza di un fenomeno socialmente e tecnologicamente fondamentale.
Si pu ancora vivere senza telefonino? Visto che "vivere-per-il-telefonino" implica un'adesione totale al presente e un furore del contatto che ci priva di qualsiasi momento di riflessione solitaria, chi ha a cuore la propria libert (sia interiore che esteriore) pu sfruttare moltissimi servizi che lo strumento consente, salvo l'uso telefonico. Al massimo si pu accenderlo solo per chiamare un taxi o comunicare a casa che il treno ha tre ore di ritardo, ma non per essere chiamati (basta tenerlo sempre spento). Quando qualcuno critica questa mia abitudine, rispondo con un triste argomento: quando  morto mio padre, pi di quarant'anni fa (e dunque prima dei telefonini), io ero in viaggio e sono stato contattato solo molte ore dopo. Bene, queste ore di ritardo non hanno modificato nulla. La situazione non sarebbe cambiata anche se fossi stato informato nel giro di dieci minuti. Questo vuol dire che la comunicazione istantanea consentita dal telefonino ha poco a che vedere coi grandi temi della vita e della morte, non serve a chi sta facendo una ricerca su Aristotele e neppure a chi si arrovella sull'esistenza di Dio.
Il telefonino  dunque privo d'interesse per un filosofo (se non per portare in saccoccia una bibliografia di tremila titoli su Malebranche)? Al contrario. Ci sono certe innovazioni tecnologiche che hanno cambiato la vita umana a tal punto da diventare argomento per la filosofia - e basti pensare all'invenzione della scrittura (da Platone a Derrida) o all'avvento dei telai meccanici (vedi Marx). Curiosamente c' stata poca filosofia su altre mutazioni tecnologiche che ci paiono cos importanti, per esempio l'automobile o l'aeroplano (anche se si  riflettuto sul mutamento dell'idea di velocit). Ma  che l'automobile e l'aereo (se non siamo tassisti, camionisti o piloti) li usiamo solo in certi momenti, mentre la scrittura e la meccanizzazione della maggior parte delle attivit quotidiane hanno cambiato radicalmente ogni istante della nostra vita.
A una filosofia del telefonino dedica ora un libro Maurizio Ferraris, Dove sei? Ontologia del telefonino, Bompiani, 2011. Forse il titolo lascia sospettare uno scanzonato divertimento, ma Ferraris trae da questo oggetto una serie di riflessioni molto serie e ci coinvolge in un gioco filosofico piuttosto intrigante. I cellulari stanno cambiando radicalmente il nostro modo di vivere e quindi sono divenuti oggetto "filosoficamente interessante". Assunte anche le funzioni di agenda palmare e piccolo computer con connessione al Web, il telefonino  sempre meno strumento di oralit e sempre pi strumento di scrittura e lettura. Come tale  diventato strumento onnicomprensivo di registrazione - e vedremo quanto, a un sodale di Derrida, parole come scrittura, registrazione e "iscrizione" possano far rizzare le orecchie.
Appassionanti anche per il lettore non specialista sono le prime cento pagine di "antropologia" del telefonino. C' una differenza sostanziale tra parlare al telefono e parlare al telefonino. Al telefono si poteva chiedere se c'era in casa qualcuno mentre al telefonino (salvo casi di furto) si sa sempre chi risponde, e se c' (il che cambia la nostra situazione di "privacy"). Per il telefono fisso permetteva di sapere dove stesse il chiamato, mentre ora rimane sempre il problema di dove sia (tra l'altro, se risponde "sono alle tue spalle", ma  abbonato a una compagnia di un paese diverso, la risposta sta compiendo mezzo giro del mondo). Tuttavia io non so dove sta chi mi risponde ma la compagnia telefonica sa dove siamo entrambi - cos che a una capacit di sottrarsi al controllo dei singoli corrisponde una trasparenza totale dei nostri movimenti rispetto al Big Brother di Orwell.
Si possono fare varie riflessioni pessimistiche (paradossali e dunque attendibili) sul nuovo "homo cellularis". Per esempio cambia la stessa dinamica dell'interazione faccia a faccia tra Tizio e Caio, che non  pi un rapporto a due, perch il colloquio pu essere interrotto da un'inserzione cellulare di Sempronio, e tra Tizio e Caio l'interazione si sviluppa soltanto a singhiozzo, o si blocca. Cos lo strumento principe della connessione (l'essere io sempre presente agli altri come gli altri a me) diventa al tempo stesso lo strumento della sconnessione (Tizio  connesso a tutti meno che a Caio). Tra le riflessioni ottimistiche mi piace il richiamo alla tragedia di Zivago che rivede dopo anni Lara dal tram, non riesce a scendere in tempo per raggiungerla, e muore. Se entrambi avessero avuto il cellulare come sarebbe finita la loro tragica vicenda? L'analisi di Ferraris oscilla (giustamente) tra le possibilit che il cellulare apre e la castrazioni a cui ci sottopone, prima fra tutte la perdita della solitudine, della riflessione silenziosa su noi stessi, e la condanna a una costante presenza del presente. Non sempre la trasformazione coincide con l'emancipazione.
Ma giunto a un terzo del libro Ferraris passa dal telefonino a una discussione sui temi che lo hanno sempre pi appassionato negli ultimi anni, tra cui la polemica contro i suoi maestri di origine, da Heidegger a Gadamer e Vattimo, contro il postmodernismo filosofico, contro l'idea che non ci siano fatti ma solo interpretazioni, sino a una difesa ormai piena della conoscenza come adaequatio ovvero (povero Rorty) "Specchio della Natura". Naturalmente con molti grani di sale, e spiace non potere seguire passo per passo la fondazione di una sorta di realismo che Ferraris chiama "testualismo debole".
Come si arriva dal telefonino al problema della Verit? Attraverso una distinzione tra oggetti fisici (come una sedia o il monte Bianco), oggetti ideali (come il teorema di Pitagora) e oggetti sociali (come la Costituzione italiana o l'obbligo di pagare le consumazioni al bar). I primi due tipi di oggetti esistono anche al di fuori delle nostre decisioni, mentre il terzo tipo diventa, per cos dire, operativo solo dopo una registrazione o iscrizione. Una volta detto che Ferraris tenta anche una fondazione in qualche modo "naturale" di queste registrazioni sociali, ecco che il telefonino si presenta come lo strumento assoluto di ogni atto di registrazione.
Sarebbe interessante discutere molti punti del libro. Per esempio le pagine dedicate alla differenza tra registrazione (sono registrazione un rendiconto bancario, una legge, una qualsiasi raccolta di dati personali) e comunicazione. Le idee di Ferraris sulla registrazione sono estremamente interessanti, mentre le sue idee sulla comunicazione sono sempre state un poco generiche (per usare contro di lui la metafora di un suo pamphlet precedente, sembrano acquistate all'Ikea). Ma nello spazio di una Bustina non si fanno discussioni filosofiche approfondite.
Qualche lettore si domander se occorreva davvero partire dal telefonino per giungere a conclusioni che potevano anche partire dai concetti di scrittura e di "firma". Certo, il filosofo pu prendere le mosse anche dalla riflessione su un verme per disegnare un'intera metafisica, ma forse l'aspetto pi interessante del libro non  che il telefonino abbia permesso a Ferraris di sviluppare un'ontologia, bens che la sua ontologia gli abbia permesso di capire e farci capire il telefonino.
2005
Inghiottire il telefonino
Ho letto su un quotidiano della settimana scorsa questa notizia straordinaria: "A Roma marocchino ingoia un telefonino e viene salvato dalla polizia." Cio la polizia passa di l a tarda sera, vede un tizio per terra che sputa sangue, circondato da connazionali, lo tira su, lo porta all'ospedale, e l gli estraggono dalla gola un Nokia.
Ora mi pare impossibile che (a parte una trovata pubblicitaria della Nokia) un essere umano, per quanto alterato, possa ingoiare un cellulare. Il giornale avanzava l'ipotesi che l'episodio fosse avvenuto durante un regolamento di conti tra spacciatori e dunque  pi verosimile che il telefonino gli sia stato cacciato in bocca a viva forza, non come ghiottoneria bens come contrappasso (forse il punito aveva telefonato a qualcuno e non doveva).
Il sasso in bocca  sfregio di origine mafiosa e viene ficcato tra le fauci del cadavere di qualcuno che ha rivelato segreti a estranei (c' anche un film di Giuseppe Ferrara con questo titolo) e non c' nulla di stupefacente che il costume sia passato ad altri gruppi etnici - d'altra parte la mafia  fenomeno talmente internazionale che anni fa a Mosca qualcuno aveva chiesto alla mia traduttrice russa come si dice "mafia" in italiano.
Per questa volta non si tratta di un sasso bens di un cellulare e questo mi sembra altamente simbolico. La nuova criminalit non  pi rurale ma urbana, e tecnologica;  naturale che l'ucciso non venga pi incaprettato ma, diciamo, "incyborgizzato". Non solo, ma cacciare un telefonino in bocca a qualcuno  come cacciargli i testicoli, vale a dire la cosa pi intima e personale che possiede, il complemento naturale della sua fisicit, prolungamento dell'orecchio, dell'occhio e spesso anche del pene. Soffocare qualcuno con il suo telefonino  come strangolarlo con le sue stesse viscere. Tieni, c' posta per te.
2008
Una torta di fragole e panna
Qualche tempo fa, all'Accademia di Spagna di Roma, stavo tentando di parlare, ma una signora mi sbatteva in faccia una luce accecante (per poter azionare bene la sua telecamera) e mi impediva di leggere i miei appunti. Ho reagito in modo molto risentito dicendo (come mi accade di dire a fotografi indelicati) che quando lavoro io devono smettere di lavorare loro, per via della divisione del lavoro; e la signora ha spento, ma con l'aria di aver subito un sopruso. Proprio la settimana scorsa, a San Leo, mentre si lanciava una bellissima iniziativa del comune per la riscoperta dei paesaggi montefeltrani che appaiono nei dipinti di Piero della Francesca, tre individui mi stavano accecando con dei flash, e ho dovuto richiamarli alle regole della buona educazione.
Si noti che in entrambi i casi gli accecatori non erano gente da Grande Fratello, ma presumibilmente persone colte che venivano volontariamente a seguire discorsi di un certo impegno. Tuttavia evidentemente la sindrome dell'occhio elettronico li aveva fatti discendere dal livello umano a cui forse aspiravano: praticamente disinteressati a quel che si diceva, volevano solo registrare l'evento, magari per metterlo su YouTube. Avevano rinunciato a capire che cosa si stesse dicendo per far memorizzare al loro telefonino quello che avrebbero potuto vedere con i loro occhi.
Questo presenzialismo di un occhio meccanico a scapito del cervello sembra dunque aver mentalmente alterato anche persone altrimenti civili. Coloro saranno usciti dall'evento, a cui avevano presenziato, con qualche immagine (e sarebbero stati giustificati se io fossi stato una spogliarellista) ma senza nessuna idea di ci a cui avevano assistito. E se, come immagino, vanno per il mondo fotografando tutto ci che vedono, sono evidentemente condannati a dimenticare il giorno dopo quello che hanno registrato il giorno prima.
Ho raccontato in varie occasioni come abbia smesso di far fotografie nel 1960, dopo un giro per le cattedrali francesi, fotografando come un pazzo. Al ritorno mi ero ritrovato con una serie di foto modestissime e non ricordavo che cosa avessi visto. Ho buttato via la macchina fotografica e nei miei viaggi successivi ho registrato solo mentalmente quello che vedevo. A futura memoria, pi per gli altri che per me, comperavo ottime cartoline.
Una volta, avevo undici anni, sono stato attirato da insoliti clamori sulla circonvallazione della citt dove ero sfollato. A distanza ho visto: un camion aveva urtato un calesse guidato da un contadino con la moglie accanto, la donna era stata scaraventata a terra, le si era spaccata la testa, e giaceva in mezzo a una distesa di sangue e sostanza cerebrale (nel mio ricordo ancora orripilato era come se avessero spiaccicato una torta di panna e fragole) mentre il marito la teneva stretta ululando di disperazione.
Non mi ero avvicinato pi di tanto, terrorizzato: non solo era la prima volta che vedevo un cervello spalmato sull'asfalto (e per fortuna  stata anche l'ultima) ma era la prima volta che mi trovavo di fronte alla Morte. E al Dolore, alla Disperazione.
Cosa sarebbe accaduto se avessi avuto, come accade oggi a ogni ragazzino, il telefonino con telecamera incorporata? Forse avrei registrato, per mostrare agli amici che io c'ero, e poi avrei messo il mio capitale visivo su YouTube, per deliziare altri adepti della Schadenfreude, ovvero della delizia che si prova per le disgrazie altrui. E poi chiss, continuando a registrare altre disgrazie, al male altrui sarei diventato indifferente.
Invece ho conservato tutto nella mia memoria, e quell'immagine, a settant'anni di distanza, continua a ossessionarmi e a educarmi, s, a farmi partecipe non indifferente del dolore degli altri. Non so se i ragazzi di oggi avranno ancora queste possibilit di diventare adulti. Gli adulti, con gli occhi incollati al loro telefonino, sono perduti ormai per sempre.
2012
Evoluzione: tutto con una sola mano
L'altro giorno per strada mi sono sfilate accanto una dopo l'altra cinque persone di ambo i sessi: due telefonavano, due digitavano frenetici rischiando d'incespicare, una camminava tenendo l'oggetto in mano, pronta a rispondere a ogni suono che le promettesse un contatto umano.
Un mio amico, persona colta e distinta, ha buttato via il suo Rolex perch, dice, l'ora la pu leggere sul BlackBerry. La tecnologia aveva inventato l'orologio da polso per permettere agli umani di non girare con una pendola sul dorso, o di trarre ogni due minuti il cipollone dalla tasca del panciotto, ed ecco che il mio amico deve muoversi, qualsiasi cosa faccia, con una mano perennemente occupata. L'umanit sta atrofizzando uno dei suoi due arti, eppure sappiamo quanto due mani con pollice contrapposto abbiano contribuito all'evoluzione della specie. Mi era venuto in mente che, quando si scriveva con la penna d'oca, occorreva una sola mano, ma con la tastiera del computer ne occorrono due, e pertanto il telefonoforo non pu usare telefonino e computer al tempo stesso, ma poi ho riflettuto che il "phone addict" non ha pi bisogno del computer (oggetto ormai preistorico) perch col telefonino pu connettersi a Internet e mandare SMS, n deve inviare email perch pu parlare direttamente con la persona che intende importunare o da cui agogna essere importunato.  vero che le sue letture di Wikipedia saranno pi faticose e quindi rapide e superficiali, i suoi messaggi scritti pi telegrafici (mentre con l'email si potevano persino scrivere le ultime lettere di Jacopo Ortis), ma il telefonoforo non ha pi tempo per raccogliere informazioni enciclopediche n per esprimersi in modo articolato perch impegnato in conversazioni della cui coerenza sintattica molto ci dicono le deprecate intercettazioni - da cui si deduce che il phone addict, rinunciando peraltro a ogni segretezza, esprime i suoi piani con puntini di sospensione e pochi intercalari neanderthaliani tipo cazzo e vaffanculo.
Inoltre prego di ricordare L'amore  eterno di Verdone, dove una squinzietta rende l'amplesso incubatico perch, mentre si dimena sul ventre del partner, continua a rispondere a messaggi urgentissimi. E mi  accaduto di leggere un'intervista fattami da una giornalista spagnola (peraltro dall'aria intelligente e colta) che osservava con stupore come nel corso della nostra conversazione non mi fossi mai interrotto per rispondere al telefonino, decidendo pertanto che ero persona cortesissima. Non riusciva a immaginare che o non avessi il telefonino o lo tenessi costantemente spento perch non mi serve per ricevere messaggi indesiderati ma solo per consultare l'agenda.
2013
Il telefonino e la regina di Biancaneve
Andavo sul marciapiede e mi sono visto venire incontro una signora incollata al suo telefonino, che pertanto non guardava davanti a s. Se non mi fossi scansato ci saremmo urtati. Siccome sono intimamente malvagio, mi sono fermato di colpo e mi sono voltato dall'altra parte, come se guardassi in fondo alla strada: cos la signora  venuta a schiantarsi contro la mia schiena. Io mi ero irrigidito per prepararmi all'impatto e ho retto bene, lei  andata in tilt, il telefonino le  caduto, si  resa conto che aveva sbattuto contro qualcuno che non poteva vederla e che a schivarlo doveva essere lei. Ha farfugliato delle scuse, mentre io umanamente le dicevo: "Non si preoccupi, capita, al giorno d'oggi."
Spero solo che il telefonino cadendo si sia rotto e consiglio a chi si trovi in situazioni analoghe di comportarsi come me. Certo i telefonatori compulsivi bisognerebbe ucciderli da piccoli ma siccome un Erode non lo si trova tutti i giorni,  bene punirli almeno da grandi, anche se non capiranno mai in che abisso sono caduti, e persevereranno.
So benissimo che sulla sindrome da telefonino sono ormai state scritte decine di libri e non vi sarebbe pi nulla da aggiungere ma, se riflettiamo un momento, parrebbe inspiegabile il fatto che quasi tutta l'umanit sia stata presa dalla stessa frenesia e non abbia pi rapporti faccia a faccia, non guardi il paesaggio, non rifletta sulla vita e sulla morte, bens parli ossessivamente, quasi sempre senza avere nulla di urgente da dire, consumando la propria vita in un dialogo tra non vedenti.
 che stiamo vivendo un'era in cui per la prima volta l'umanit riesce a realizzare uno dei tre desideri spasmodici che per secoli la magia ha cercato di soddisfare. Il primo  il desiderio di volare, ma lievitando col nostro corpo, sbattendo le braccia, non salendo su una macchina; l'altro  quello di poter agire sul nemico o sull'amata pronunciando parole arcane o pungendo una figura di creta; il terzo  proprio comunicare a distanza, sorvolando oceani e catene montuose, avendo a disposizione un genio o un oggetto prodigioso che di colpo pu trasferirci da Frosinone al Pamir, da Innisfree e Timbuctu, da Bagdad a Poughkeepsie, comunicando istantaneamente con chi ci  lontano mille miglia. Da soli, per opera personale, non come accade ancora con la televisione per cui si dipende da una decisione altrui, e non sempre si vede in diretta.
Cos' che per secoli ha disposto gli uomini alle pratiche magiche? La fretta. La magia prometteva che si potesse passare di colpo da una causa a un effetto per cortocircuito, senza compiere i passi intermedi: pronuncio una formula e trasformo il ferro in oro, evoco gli angeli e invio tramite loro un messaggio. La fiducia nella magia non si  dissolta con l'avvento della scienza sperimentale, perch il sogno della simultaneit tra causa ed effetto si  trasferito alla tecnologia. Oggi la tecnologia  quella che ti d tutto e subito (schiacci appunto un bottone sul tuo telefonino e parli immediatamente con Sydney), mentre la scienza procede adagio e la sua prudente lentezza non ci soddisfa perch vorremmo adesso la panacea contro il cancro, e non domani - cos che siamo portati a dar fiducia al medico-santone che ci promette all'istante la pozione miracolosa senza farci attendere per anni.
Il rapporto tra entusiasmo tecnologico e pensiero magico  molto stretto ed  legato alla speranza religiosa nell'azione fulminea del miracolo. Il pensiero teologico ci parlava e ci parla di misteri, ma argomentava e argomenta per dimostrare come siano concepibili, oppure insondabili. La fiducia nel miracolo ci mostra invece il numinoso, il sacro, il divino, che appare e opera senza indugio.
Possibile che esista un rapporto tra chi promette la cura immediata del cancro, padre Pio, il telefonino e la regina di Biancaneve? In un certo senso s. Ecco perch la signora della mia storia viveva in un universo fiabesco, incantata da un orecchio piuttosto che da uno specchio magico.
2015
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Sui complotti
Dov' la Gola Profonda?
Com' noto sull'11 settembre circolano molte teorie del complotto. Ci sono quelle estreme (che si trovano in siti fondamentalisti arabi o neonazisti), per cui il complotto sarebbe stato organizzato dagli ebrei, e tutti gli ebrei che lavoravano alle due torri sarebbero stati avvisati il giorno prima di non presentarsi al lavoro - mentre  noto che circa quattrocento cittadini israeliani o ebrei americani erano tra le vittime; ci sono le teorie antiBush, per cui l'attentato sarebbe stato organizzato per potere poi invadere Afghanistan e Iraq; ci sono quelle che attribuiscono il fatto a diversi servizi segreti americani pi o meno deviati; c' la teoria che il complotto era arabo fondamentalista, ma il governo americano ne conosceva in anticipo i particolari, salvo che ha lasciato che le cose andassero per il loro verso per avere poi il pretesto per attaccare Afghanistan e Iraq (un poco com' stato detto di Roosevelt, che fosse a conoscenza dell'attacco imminente a Pearl Harbor ma non avesse fatto nulla per mettere in salvo la sua flotta perch aveva bisogno di un pretesto per iniziare la guerra contro il Giappone); e c' infine la teoria per cui l'attacco  stato dovuto certo ai fondamentalisti di Bin Laden, ma le varie autorit preposte alla difesa del territorio statunitense hanno reagito male e in ritardo dando prova di spaventosa incompetenza. In tutti questi casi i sostenitori di almeno uno tra questi complotti ritengono che la ricostruzione ufficiale dei fatti sia falsa, truffaldina e puerile.
Chi voglia avere un'idea circa queste varie teorie del complotto pu leggere il libro a cura di Giulietto Chiesa e Roberto Vignoli, Zero. Perch la versione ufficiale sull'11/9  un falso (Piemme, 2007), dove appaiono alcuni nomi di collaboratori di tutto rispetto come Franco Cardini, Gianni Vattimo, Gore Vidal, Lidia Ravera, pi numerosi stranieri.
Ma chi volesse ascoltare la campana contraria ringrazi le edizioni Piemme perch, con mirabile equanimit (e dando prova di saper conquistare due settori opposti di mercato), hanno nello stesso anno pubblicato un libro contro le teorie del complotto, 11/9. La cospirazione impossibile, a cura di Massimo Polidoro, con collaboratori di altrettanto rispetto come Piergiorgio Odifreddi o James Randi. Il fatto che ci appaia anch'io non va n a mia infamia n a mia lode perch il curatore mi ha semplicemente chiesto di ripubblicare in quella sede una mia Bustina che non era tanto sull'11 settembre quanto sull'eterna sindrome del complotto. Tuttavia, siccome ritengo che il nostro mondo sia nato per caso, non ho difficolt a ritenere che per caso o per concorso di varie stupidit vi avvengano la maggior parte degli avvenimenti che l'hanno tormentato nel corso dei millenni, dalla guerra di Troia ai giorni nostri, e quindi sono per natura, per scetticismo, per prudenza, sempre incline a dubitare di qualsiasi complotto, perch ritengo che i miei simili siano troppo stupidi per concepirne uno alla perfezione. Questo anche se - per ragioni certamente umorali, ma per impulso incoercibile - sarei propenso a ritenere Bush e la sua amministrazione capaci di tutto.
Non entro (anche per ragioni di spazio) nei particolari degli argomenti usati dai sostenitori di entrambe le tesi, che possono parere tutti persuasivi, ma mi appello soltanto a quella che io definirei la "prova del silenzio". Un esempio di prova del silenzio va usato per esempio contro coloro che insinuano che lo sbarco americano sulla Luna sia stato un falso televisivo. Se la navicella americana non fosse arrivata sulla Luna c'era qualcuno che era in grado di controllarlo e aveva interesse a dirlo, ed erano i sovietici; se pertanto i sovietici sono rimasti zitti, ecco la prova che sulla Luna gli americani ci sono andati davvero. Punto e basta.
Per quanto riguarda complotti e segreti l'esperienza (anche storica) ci dice che: (i) se c' un segreto, anche se fosse noto a una sola persona, questa persona, magari a letto con l'amante, prima o poi lo riveler (solo i massoni ingenui e gli adepti di qualche rito templare fasullo credono che ci sia un segreto che rimane inviolato); (ii) se c' un segreto ci sar sempre una somma adeguata ricevendo la quale qualcuno sar pronto a svelarlo (sono bastati qualche centinaio di migliaia di sterline in diritti d'autore per convincere un ufficiale dell'esercito inglese a raccontare tutto quello che aveva fatto a letto con la principessa Diana, e se lo avesse fatto con la suocera della principessa sarebbe bastato raddoppiare la somma e un gentleman del genere l'avrebbe ugualmente raccontato). Ora per organizzare un falso attentato alle due torri (per minarle, per avvisare le forze aeree di non intervenire, per nascondere prove imbarazzanti e cos via) sarebbe occorsa la collaborazione se non di migliaia almeno di centinaia di persone. Le persone utilizzate per queste imprese non sono mai di solito dei gentiluomini, ed  impossibile che almeno uno di questi non abbia parlato per una somma adeguata. Insomma, in questa storia manca la Gola Profonda.
2007
Cospirazioni e trame
 stato ora tradotto in italiano il libro di Kate Tuckett, Cospirazioni. Trame, complotti, depistaggi, e altre inquietanti verit nascoste (Castelvecchi, 2007). La sindrome del complotto  antica quanto il mondo e chi ne ha tracciato in modo superbo la filosofia  stato Karl Popper, in un saggio sulla teoria sociale della cospirazione che si ritrova in Congetture e refutazioni (Il Mulino, 1972). "Detta teoria, pi primitiva di molte forme di teismo,  simile a quella rilevabile in Omero. Questi concepiva il potere degli dei in modo che tutto ci che accadeva nella pianura davanti a Troia costituiva soltanto un riflesso delle molteplici cospirazioni tramate nell'Olimpo. La teoria sociale della cospirazione  in effetti una versione di questo teismo, della credenza, cio, in divinit i cui capricci o voleri reggono ogni cosa. Essa  una conseguenza del venir meno del riferimento a dio, e della conseguente domanda: 'Chi c' al suo posto?'. Quest'ultimo  ora occupato da diversi uomini e gruppi potenti - sinistri gruppi di pressione, cui si pu imputare di avere organizzato la grande depressione e tutti i mali di cui soffriamo... Quando i teorizzatori della cospirazione giungono al potere, essa assume il carattere di una teoria descrivente eventi reali. Per esempio, quando Hitler conquist il potere, credendo nel mito della cospirazione dei Savi Anziani di Sion, egli cerc di non essere da meno con la propria controcospirazione."
La psicologia del complotto nasce dal fatto che le spiegazioni pi evidenti di molti fatti preoccupanti non ci soddisfano, e spesso non ci soddisfano perch ci fa male accettarle. Si pensi alla teoria del Grande Vecchio dopo il rapimento Moro: com' possibile, ci si chiedeva, che dei trentenni abbiano potuto concepire un'azione cos perfetta? Ci deve essere dietro un Cervello pi avveduto. Senza pensare che in quel momento altri trentenni dirigevano aziende, guidavano jumbo jet o inventavano nuovi dispositivi elettronici, e dunque il problema non era come mai dei trentenni fossero stati capaci di rapire Moro in via Fani, ma che quei trentenni erano figli di chi favoleggiava del Grande Vecchio.
L'interpretazione sospettosa in un certo senso ci assolve dalle nostre responsabilit perch ci fa pensare che dietro a ci che ci preoccupa si celi un segreto, e che l'occultamento di questo segreto costituisca un complotto ai nostri danni. Credere nel complotto  un poco come credere che si guarisca per miracolo, salvo che in questo caso si cerca di spiegare non una minaccia ma un inspiegabile colpo di fortuna (vedi Popper, l'origine  sempre nel ricorso alle mene degli dei).
Il bello  che, nella vita quotidiana, non vi  nulla di pi trasparente del complotto e del segreto. Un complotto, se efficace, prima o poi crea i propri risultati e diventa evidente. E cos dicasi del segreto, che non solo viene di solito svelato da una serie di "gole profonde" ma, a qualunque cosa si riferisca, se  importante (sia la formula di una sostanza prodigiosa o una manovra politica) prima o poi viene alla luce. Complotti e segreti, se non arrivano in superficie, o erano complotti inabili, o segreti vuoti. La forza di chi annuncia di possedere un segreto non  di celare qualcosa,  di far credere che ci sia un segreto. In tal senso segreto e complotto possono essere armi efficaci proprio nelle mani di chi non vi crede.
Georg Simmel nel suo celebre saggio sul segreto ricordava che "il segreto conferisce a chi lo possiede una posizione d'eccezione... Esso  fondamentalmente indipendente dal suo contenuto, ma certamente  tanto pi efficace in quanto il suo possesso esclusivo sia vasto e significativo... Di fronte all'ignoto il naturale impulso all'idealizzazione e il naturale timore dell'uomo cooperano insieme allo stesso fine: intensificare l'ignoto attraverso l'immaginazione e considerarlo con un'intensit che di solito non  riservata alle realt evidenti."
Conseguenza paradossale: dietro ogni falso complotto, forse si cela sempre il complotto di qualcuno che ha interesse a presentarcelo come vero.
2007
Una bella Compagnia
Ogni volta che in questa Bustina sono tornato sul tema della sindrome del complotto ho ricevuto lettere di persone sdegnate che mi ricordavano che i complotti esistono davvero. Ma certo che s. Ogni colpo di stato sino al giorno prima era un complotto, si complotta per dare la scalata a un'azienda rastrellandone a poco a poco le azioni, o per mettere una bomba sulla metropolitana. Di complotti ce ne sono sempre stati, alcuni sono falliti senza che nessuno se ne fosse reso conto, altri hanno avuto successo, ma in generale quello che li caratterizza  che sono sempre limitati quanto a fini e area di efficacia. Quello di cui invece si parla quando si cita la sindrome del complotto  l'idea di un complotto universale (in certe teologie addirittura a dimensione cosmica), per cui tutti o quasi tutti gli eventi della storia sono mossi da un potere unico e misterioso che agisce nell'ombra.
 questa la sindrome del complotto di cui parlava Popper ed  peccato che sia passato quasi inosservato il libro di Daniel Pipes, Il lato oscuro della storia tradotto nel 2005 dall'editore Lindau ma in effetti uscito nel 1997 con un titolo pi esplicito, Conspiracy (e come "Come fiorisce lo stile paranoico e da dove viene"). Il libro si apre con una citazione di Metternich, che pare abbia detto, apprendendo della morte dell'ambasciatore russo: "Quali saranno state le sue motivazioni?"
Ecco, la sindrome del complotto sostituisce agli accidenti e alle casualit della storia un disegno, ovviamente malvagio e sempre occulto.
Sono abbastanza lucido per sospettare talora che, a lamentare le sindromi da complotto, forse sto dando prova di paranoia, nel senso che manifesto una sindrome per cui credo che esistano ovunque sindromi da complotto. Ma a rassicurarmi basta sempre una rapida ispezione in Internet. I complottardi sono legione e talora raggiungono vette di raffinato umorismo involontario. L'altro giorno sono capitato su un sito, dove appare un lungo testo, Le monde malade des jesuites di Jol Labruyre. Come suggerisce il titolo si tratta di un'ampia rassegna di tutti gli eventi del mondo (non solo contemporaneo) dovuti al complotto universale dei gesuiti.
I gesuiti del XIX secolo, da padre Barruel alla nascita della Civilt cattolica e ai romanzi di padre Bresciani, sono stati tra i principali ispiratori della teoria del complotto giudaico-massonico, ed era giusto che fossero ripagati della stessa moneta da parte di liberali, mazziniani, massoni e anticlericali, con la teoria appunto del complotto gesuitico, reso popolare non tanto da alcuni pamphlet, o da libri famosi, a partire dalle Provinciali di Pascal a Il gesuita moderno di Gioberti o agli scritti di Michelet e Quinet, ma dai romanzi di Eugne Sue, L'ebreo errante e I misteri del popolo.
Niente di nuovo quindi, ma il sito di Labruyre porta al parossismo l'ossessione dei gesuiti. Elenco a volo d'uccello perch lo spazio della Bustina  quello che  mentre la fantasia complottarda di Labruyre  omerica. Dunque i gesuiti sono sempre stati intesi a costituire un governo mondiale, controllando sia il papa che i vari monarchi europei, attraverso i famigerati Illuminati di Baviera (che i gesuiti stessi avevano creato denunciandoli poi come comunisti) hanno cercato di far cadere quei monarchi che avevano messo al bando la compagnia di Ges, sono stati i gesuiti a far affondare il Titanic perch da quell'incidente gli  stato possibile fondare la Federal Reserve Bank attraverso la mediazione dei cavalieri di Malta che essi controllano - e non a caso nel naufragio del Titanic sono morti i tre ebrei pi ricchi del mondo, Astor, Guggenheim e Strauss, che alla fondazione di quella banca si opponevano. Lavorando con la Federal Reserve Bank i gesuiti hanno poi finanziato le due guerre mondiali che hanno chiaramente prodotto solo vantaggi per il Vaticano. Quanto all'assassinio di Kennedy (e Oliver Stone  chiaramente manipolato dai gesuiti), se non dimentichiamo che anche la CIA nasce come programma gesuitico ispirato agli esercizi spirituali di Ignazio di Loyola, che gesuiti la controllavano attraverso la KGB sovietica, si capisce che Kennedy  stato ucciso dagli stessi che avevano mandato a fondo il Titanic.
Naturalmente sono d'ispirazione gesuitica tutti i gruppi neonazisti e antisemiti, c'erano i gesuiti dietro Nixon e Clinton, sono stati i gesuiti a produrre il massacro di Oklahoma City, dai gesuiti era ispirato il cardinale Spellman che fomentava la guerra in Vietnam, che alla Federal Bank gesuitica ha fruttato duecentoventi milioni di dollari. Naturalmente non pu mancare nel quadro l'Opus Dei, che i gesuiti controllano attraverso i cavalieri di Malta.
Devo sorvolare su tanti altri complotti. Ma adesso non chiedetevi pi perch la gente legge Dan Brown. Forse ci sono dietro i gesuiti.
2008
Indovinala grillo
Di solito maghi, indovini o astrologi usano espressioni ambigue che vanno bene in ogni caso. Chi si sente dire "sei una persona mite, ma che sa farsi valere", gode nel vedersi riconosciute queste due virt, anche se sono mutuamente contraddittorie. Per questo i maghi prosperano. Ma che dire dei vaticini puntuali che sfacciatamente (e regolarmente) vengono smentiti dai fatti?
Il CICAP, e cio il Comitato italiano per il controllo delle affermazioni sul paranormale, svolge regolarmente ogni anno un monitoraggio sulle previsioni astrologiche dell'anno precedente.
L'interprete di Nostradamus Luciano Sampietro ha previsto un attentato mortale al papa nel 2009, Peter Van Wood sul periodico Nero su Bianco ha preconizzato (per il 2009) terremoti in Grecia, Croazia, Indonesia e Amsterdam, ma per fortuna niente in Italia. Il mago Otelma aveva annunciato per Obama pericoli per la sua incolumit personale in autunno.
La sensitiva Teodora Stefanova sul sito Quotidianonet aveva avvertito che il prossimo segretario generale della NATO sarebbe stato Solomon Passy, l'Almanacco di Barbanera aveva avvisato che la Cina avrebbe trovato una soluzione per la situazione del Tibet, Johnny Traferri alias mago Johnny (La Nazione) aveva predetto a Obama un attentato in marzo e aveva aggiunto che "si verificheranno suicidi collettivi, si uccider persino un grande uomo della televisione e nello sport ci sar un lutto tremendo".
Per l'Italia l'astrologa Horus (Venerd di Repubblica) aveva anticipato che verso la fine dell'anno si sarebbero realizzate le importanti riforme sempre annunciate, per Luisa De Giuli (TG COM, Mediaset on line) entro giugno 2009 gli sforzi legislativi per riequilibrare gli squilibri sociali avrebbero avuto successo, per l'astrologo Mauro Perfetti (Quelli che il calcio) il Torino si sarebbe salvato dalla serie B, per l'astrologa Meredith Duquesne (Le Matin on line) la storia d'amore tra Carla Bruni e Sarkozy non sarebbe durata oltre il settembre 2009 (ma dopo ha precisato: "Ma non posso affermarlo: non sono una veggente." Meno male).
Ora immaginate che, ogni volta che un medico prescrive una medicina, l'ammalato muoia. O che si sappia che il tale avvocato perde tutte le cause. Nessuno andrebbe pi da loro. Invece con gli indovini ciascuno  in grado di verificare a fine anno che le hanno sbagliate quasi tutte eppure si continua a leggere gli astrologi e a pagare i maghi anche per l'anno seguente. Evidentemente la gente non vuole sapere, bens soddisfare il bisogno di credere, anche se si credono cose evidentemente sbagliate. Che dire? Gli dei accecano coloro che vogliono perdere. E, in fin dei conti, il comportamento con maghi e astrologi riflette anche quello con i politici che appaiono in televisione.
Naturalmente ogni tanto gli astrologi ci azzeccano, ma ciascuno di noi potrebbe mettersi a fare il loro mestiere se formulasse previsioni come queste, tutte regolarmente apparse in qualche sede: punte molto alte di violenza da parte di fondamentalisti e terroristi, rapporti difficili tra israeliani e palestinesi, alcuni scandali per appalti in Italia, Rocco Buttiglione pu continuare a barcamenarsi ma sempre con maggiore fatica, per Veltroni non saran tutte rose e fiori, Leoluca Orlando c' chi sta peggio di lui, per Umberto Bossi la salute continuer a meritare un occhio di riguardo, Giulio Andreotti se c' qualcosa che pu fregarlo  la ruota del tempo, per Lamberto Dini chi vivr vedr (questa squisitezza  dell'astrologa Antonia Bonomi). Ciliegina finale del mago Otelma: "I parcheggi sar sempre meno facile trovarli."
Ultima notizia del CICAP. La sensitiva Rosemary Altea, che anni fa da Maurizio Costanzo aveva messo alcuni sventurati in contatto coi loro cari defunti,  stata truffata di duecentomila dollari dalla sua dipendente Denise M. Hall. Come ha fatto a non prevederlo? Ci ricorda la storiella di quello che davanti a una porta, su cui c' scritto "indovino", bussa. E una voce dal di dentro chiede: "Chi ?"
2010
Non credete alle coincidenze
Qualcuno ha scritto che i nemici di Berlusconi erano (e sono) due, i comunisti e i magistrati, e che nelle scorse amministrative hanno vinto un (ex) comunista e un (ex) magistrato. Altri ha notato che quando Craxi nel 1991, come presidente del Consiglio, ha invitato gli italiani ad andare al mare invece che alle urne, il referendum sul sistema elettorale ha avuto un notevole successo e di l  iniziata la discesa politica di Craxi. Si potrebbe continuare: Berlusconi va al potere nel marzo 1994 e in novembre Po, Tanaro e molti loro affluenti esondano devastando le province di Cuneo, Asti e Alessandria; Berlusconi torna al potere nel maggio 2008 e nel giro di un anno abbiamo il terremoto dell'Aquila.
Tutte coincidenze divertenti ma che non valgono proprio nulla (tranne il parallelo Berlusconi-Craxi). Il gioco delle coincidenze affascina da tempo immemorabile paranoici e complottardi ma con le coincidenze, e specie con la date, si pu fare ci che si vuole.
Un'orgia di coincidenze  stata individuata a proposito dell'attentato alle Twin Towers e qualche anno fa su Scienza e Paranormale Paolo Attivissimo aveva citato una serie di speculazioni numerologiche fatte sull'11 settembre. Per citarne solo alcune, New York City ha 11 lettere, Afghanistan ha 11 lettere, Ramsin Yuseb, il terrorista che aveva minacciato di distruggere le torri, ha 11 lettere, Gorge W. Bush ha 11 lettere, le due torri gemelle formavano un 11, New York  l'undicesimo Stato, il primo aereo schiantatosi contro le torri era il volo numero 11, questo volo portava 92 passeggeri e 9+2 =11, il volo 77 che si  pure schiantato contro le torri portava 65 passeggeri e 6+5=11, la data 9/11  uguale al numero d'emergenza americano, 911, la cui somma interna d 11. Il totale delle vittime di tutti gli aerei dirottati  stato di 254, la cui somma interna d 11, l'11 settembre  il giorno 254 del calendario annuale e la somma interna di 254 fa 11.
Sfortunatamente New York ha 11 lettere solo se si aggiunge City, l'Afghanistan ha 11 lettere ma i dirottatori non venivano da laggi bens dall'Arabia Saudita, dall'Egitto, dal Libano e dagli Emirati Arabi, Ramsin Yuseb ha 11 lettere ma, se invece di Yuseb, si fosse traslitterato Yussef, il gioco non avrebbe funzionato, George W. Bush ha 11 lettere solo se si mette la middle initial, le torri disegnavano un 11 ma anche un 2 in numeri romani, il volo 77 non ha colpito una delle torri bens il Pentagono e non portava 65 bens 59 passeggeri, il totale delle vittime non  stato di 254 bens 265 e cos via.
Altre coincidenze che circolano su Internet? Lincoln  stato eletto al Congresso nel 1846, Kennedy  stato eletto nel 1946, Lincoln  stato eletto presidente nel 1860, Kennedy nel 1960. Entrambe le loro mogli hanno perduto un bambino mentre risiedevano alla Casa Bianca. Entrambi sono stati colpiti alla testa da un sudista di venerd. Il segretario di Lincoln si chiamava Kennedy e il segretario di Kennedy si chiamava Lincoln. Il successore di Lincoln fu Johnson (nato nel 1808) e Lyndon Johnson, successore di Kennedy, era nato nel 1908.
John Wilkes Booth, che ha assassinato Lincoln, era nato nel 1839, e Lee Harvey Oswald nel 1939. Lincoln fu colpito al Ford Theater. Kennedy fu colpito in un'automobile Lincoln prodotta dalla Ford.
Lincoln  stato colpito in un teatro e il suo assassino  andato a nascondersi in un magazzino. L'assassino di Kennedy ha sparato da un magazzino ed  andato a nascondersi in un teatro. Sia Booth che Oswald sono stati uccisi prima del processo.
Ciliegina (volgaruccia) sulla torta, che per funziona bene solo in inglese: una settimana prima di essere ucciso Lincoln era stato "in" Monroe, Maryland. Una settimana prima di essere ucciso Kennedy era stato "in" Monroe, Marilyn.
2011
Il complotto sui complotti
Massimo Polidoro, uno dei pi attivi collaboratori del CICAP (il Comitato italiano per il controllo delle affermazioni sul paranormale) e della rivista Query, pubblica per le edizioni Piemme Rivelazioni. Il libro dei segreti e dei complotti (2014), uno dei suoi molti volumi sulle varie bufale che circolano sui mass media e persino nella testa di persone che riteniamo di solito responsabili. Immagino che con un titolo cos accattivante Polidoro speri di attirare gli appassionati di ogni tipo di segreto, coloro di cui John Chadwick, il decrittatore della scrittura micenea detta Lineare B, affermava: "Il desiderio di svelare segreti  profondamente radicato nella natura umana: la promessa di partecipare a conoscenze segrete negate ad altro eccita anche la mente meno curiosa."
Certo c' una certa differenza tra decodificare una scrittura che nel passato per alcuni aveva un senso, e immaginare che gli americani non siano andati sulla Luna, che l'11 settembre fosse un complotto di Bush o addirittura degli ebrei, o che esista un Codice Da Vinci. Ma  proprio agli adepti di questa seconda setta che Polidoro si rivolge, e non solo per (legittima) speculazione commerciale:  che, con tono affabile, i suoi brevi capitoletti all'inizio danno molto a sperare, ma alla fine raccontano che il complotto all'origine dell'omicidio di Kennedy, la vera fine di Hitler, i segreti di Rennes-le-Chteau, Ges che sposa la Maddalena altro non sono o non sono stati che delle bufale.
Perch le bufale hanno successo? Perch promettono un sapere negato agli altri e per tante altre ragioni per cui Polidoro si rif al celebre saggio di Popper sulla teoria sociale della cospirazione. E cita gli studi di Richard Hofstadter, per cui il gusto dei complotti va interpretato applicando le categorie della psichiatria al pensiero sociale. Si tratta di due fenomeni di paranoia. Salvo che il paranoico psichiatrico vede il mondo intero che complotta contro di lui, mentre il paranoico sociale ritiene che la persecuzione da parte di poteri occulti sia volta contro il proprio gruppo, la propria nazione, la propria religione. Il paranoico sociale , direi, pi pericoloso di quello psichiatrico perch vede le sue ossessioni condivise da altri milioni di persone e ha l'impressione di agire, contro il complotto, in modo disinteressato. Il che spiega molte cose che avvengono oggi nel mondo, oltre alle tante avvenute ieri.
E Polidoro cita anche Pasolini, per cui il complotto ci fa delirare perch ci libera dal peso di doverci confrontare con la verit. Ora, che il mondo sia pieno di complottardi potrebbe lasciarci indifferenti: se uno ritiene che gli americani non siano andati sulla Luna peggio per lui. Ma ecco che recenti studi di Daniel Jolley e Karen Douglas concludono che "l'esposizione a informazioni che favoriscono la teoria del complotto riduce l'intenzione di impegnarsi in politica rispetto a chi  esposto a informazioni che confutano le teorie della cospirazione". Infatti se si  convinti che la storia del mondo sia diretta da societ segrete, siano gli Illuminati il gruppo Bilderberg, che stanno per instaurare un nuovo ordine mondiale, che posso fare io? Mi arrendo - e mi rodo. Per cui ogni teoria della cospirazione indirizza la pubblica immaginazione verso pericoli immaginari distogliendola dalle minacce autentiche. Come una volta ha suggerito Chomsky, immaginando quasi un complotto delle teorie del complotto, a trarre maggior beneficio della fantasticherie su un presunto complotto sono proprio le istituzioni che la teoria del complotto vorrebbe colpire. Il che vale a dire che, a immaginare che far crollare le due torri sia stato Bush per giustificare l'intervento in Iraq, ci si muove tra varie allucinazioni e si smette di analizzare le tecniche e le ragioni vere per cui Bush  intervenuto in Iraq, e l'influenza che su di lui e la sua politica hanno avuto i neocons.
Il che indurrebbe a sospettare che a diffondere notizie sul complotto di Bush contro le due torri sia stato proprio Bush. Ma non siamo cos complottardi.
2014
...
Sui mass media
L'ipnosi radiofonica
Raccontavo qualche Bustina fa delle sensazioni che provava un ragazzo, nelle serate di guerra, ascoltando alla radio le canzoni, Radio Londra, i messaggi per i partigiani. Quei ricordi si sono impressi nella mia memoria, e vi rimangono vividi e magici. Un ragazzo dei nostri tempi conserver ricordi altrettanto profondi dei telegiornali sulla guerra del Golfo, o sul Kossovo?
Mi ponevo queste domande la settimana scorsa, quando - nel quadro del Prix Italia - abbiamo riascoltato brani di trasmissioni radiofoniche degli ultimi settant'anni. La risposta veniva da una celebre distinzione di Marshall McLuhan (che peraltro era stata anticipata da molti che avevano scritto sulla radio, da Brecht a Benjamin, da Bachelard ad Arnheim), tra media caldi e freddi. Un medium caldo ti occupa un solo senso, e non ti lascia spazio per interagire: ha una forza ipnotica. Un medium freddo ti occupa vari sensi, ma ti assale in modo frammentato, e ti richiede di collaborare per riempire, connettere, elaborare quel che ricevi. Cos per McLuhan sono caldi una conferenza e un film, che segui seduto e passivo, e freddi un dibattito o una serata televisiva,  calda una fotografia, ad alta definizione, e freddo un fumetto, che rappresenta la realt a tratti schematici.
Quando  stato trasmesso uno dei primi radiodrammi della storia radiofonica, il pubblico era stato invitato ad ascoltarlo al buio. E io ricordo certe serate in cui si trasmetteva la commedia settimanale, e mio padre si sedeva in una poltrona, a luci abbassate, l'orecchio incollato all'altoparlante, e ascoltava per due ore in silenzio. Io mi accucciavo sulle sue ginocchia e, anche se non capivo granch di quelle vicende, ero parte di un rito. Questa era la forza della radio.
Adorno era stato tra i primi a lamentare che, arrivando in modo abbondante attraverso la radio, la musica perdeva la sua funzione quasi liturgica, per diventare pura merce. Ma Adorno pensava a come si pu corrompere il gusto di un musicofilo, non a come un adolescente pu nascere alla musica. Ricordo con quale intensit seguissi i suoni quando, grazie alla radio, ho scoperto la musica classica e, seguendo le indicazioni del Radiocorriere, mi sintonizzavo in quei momenti, brevissimi, in cui era programmata una polacca di Chopin o anche un solo tempo di sinfonia.
 ancora cos la radio di oggi, sar ancora cos domani? La radio viene usata sempre pi come rumore di fondo, la commedia la si vede in TV, la musica la si preleva via Internet. La radio non ha pi funzione ipnotica per chi l'ascolta in autostrada (e per fortuna, altrimenti tutti si schianterebbero contro un TIR): piuttosto la si manovra facendo dello zapping, come col telecomando, aiutati dal fatto che ogni dieci chilometri si perde la stazione e se ne deve cercare un'altra. E si segue piuttosto il chiacchiericcio di qualcuno che parla di faccende irrilevanti con Jessica di Piacenza o Salvatore di Messina.
Per fortuna le radio costano sempre meno e sono sempre pi belle, sembrano samurai.  vero che le si usano pi per farvi girare dischi o cassette che per esplorare (come accadeva un tempo, e sulle onde corte) i suoni che provenivano da citt misteriose che si chiamavano Tallin, Riga, Hilversum. Ma la storia dei mezzi di massa non permette profezie. Forse inattese innovazioni tecnologiche riporteranno la radio al centro delle nostre esperienze pi memorabili, e chiss che questi soprammobili fascinosi non ci riservino nuove forme di "calore", di cui non abbiamo ancora idea.
2000
Compreremo pacchetti di silenzio?
In una delle sue ultime rubriche su Panorama Adriano Sofri prevedeva che (del silenzio essendo meglio ormai scordarsi) la linea del futuro sar il controrumore, rumori gradevoli, da sovrapporre a quelli sgradevoli. L'idea evoca il Gog di Papini, ma non si tratta di futuro:  quello che avviene gi. Si pensi alle musiche da aeroporto, soffici e invadenti, che servono a contemperare il rumore degli aerei. Ma due decibel cattivi pi un decibel buono non fanno un decibel e mezzo bens tre decibel. La soluzione  peggiore del male.
Il silenzio  un bene che sta scomparendo, anche dai luoghi deputati. Non so cosa accada nei monasteri tibetani, ma mi sono trovato in una grande chiesa a Milano dove erano stati invitati dei bravissimi cantori di gospels i quali gradatamente, con effetti da discoteca riminese, hanno coinvolto i fedeli in una partecipazione che forse sar stata mistica, ma quanto a decibel era da girone infernale. A un certo punto me ne sono andato mormorando "non in commotione, non in commotione, Dominus" (vale a dire che Dio sar forse in ogni luogo, ma difficilmente lo si trover nel casino).
La nostra generazione ballava alla musica sussurrata dei Frank Sinatra e dei Perry Como, questa ha bisogno dell'ecstasy per reggere ai livelli sonori del sabato sera. Ascolta musica sugli ascensori, la porta in giro in un auricolare, la sente andando in macchina (insieme al rombo del motore), lavora con musica di fondo mentre dalla finestra aperta viene il rumore del traffico. Negli alberghi americani non c' stanza che non rimbombi del rumore di macchine ansiose e ansiogene. Vediamo intorno a noi persone che, terrorizzate dal silenzio, cercano rumori amici nel cellulare.
Forse le generazioni future saranno meglio adattate al rumore ma, per quello che so di evoluzione delle specie, questi riadattamenti prendono di solito millenni e, per una percentuale di individui che si adattano, milioni periranno lungo la strada. Dopo la bella domenica del 16 gennaio, quando nelle grandi citt la gente andava a cavallo o su pattini a rotelle, Giovanni Raboni sul Corriere ha notato come i cittadini che andavano per strada si godessero un magico silenzio improvvisamente ritrovato.  vero. Ma quanti sono andati per strada a godersi il silenzio e quanti sono rimasti corrucciati in casa con televisore al massimo volume?
Il silenzio si avvia a diventare un bene costosissimo, e infatti  a disposizione solo di persone facoltose che possono permettersi ville tra la verzura, o di mistici della montagna con sacco a pelo, che poi s'inebriano talmente dei silenzi incontaminati delle vette da perdere la testa, e precipitano nei crepacci, in modo che dopo la zona sia inquinata dal ronzio degli elicotteri dei soccorritori.
Arriveremo al momento in cui chi non resiste pi al rumore si potr comperare pacchetti di silenzio, un'ora in una stanza imbottita come quella di Proust, al prezzo del biglietto di una poltrona alla Scala. Come squarcio di speranza, poich le astuzie della Ragione sono infinite, noto che - salvo che per coloro che usano il computer per tirare su musica rumorosissima - tutti gli altri possono ancora trovare il silenzio proprio di fronte allo schermo luminescente, di giorno e di notte, annullando l'audio con un comando.
Il prezzo di questo silenzio sar rinunciare al contatto con i propri simili. Ma  poi quello che facevano i padri del deserto.
2000
Ci sono due Grandi Fratelli
A fine settembre si  svolto a Venezia un convegno internazionale sulla "privacy". Le discussioni sono state sfiorate pi volte dall'ombra del Grande Fratello, ma Stefano Rodot, garante per la protezione dei dati personali, ha avvertito all'inizio che in s questa trasmissione non viola la privacy di nessuno.
Non c' dubbio che essa solletichi il gusto voyeuristico del telespettatore, che gode nel vedere alcuni individui posti in una situazione innaturale, i quali debbono fingere cordialit reciproca mentre stanno, di fatto, scannandosi a vicenda. Ma la gente  cattiva, e ha sempre goduto a vedere i cristiani sbranati dai leoni, i gladiatori che entravano nell'arena sapendo che la loro sopravvivenza dipendeva dalla morte del compagno, ha pagato per spiare al luna park la deformit delle donne cannone, al circo i nani presi a calci dall'Augusto, o sulla pubblica piazza l'esecuzione di un condannato. Se cos stanno le cose, il Grande Fratello  pi morale, e non solo perch non muore nessuno, e i partecipanti rischiano solo qualche scompenso psicologico - non pi grave di quello che li ha portati ad affrontare la trasmissione.  che i cristiani avrebbero preferito stare a pregare nelle catacombe, il gladiatore sarebbe stato pi felice se fosse stato un patrizio romano, il nano se avesse avuto il fisico di Rambo, la donna cannone se fosse stata Brigitte Bardot, e il condannato a morte se avesse ricevuto la grazia. Invece i concorrenti del Grande Fratello partecipano volontariamente e sarebbero stati disposti persino a pagare pur di ottenere quel che per loro  valore primario, vale a dire la pubblica esposizione e la notoriet.
L'aspetto diseducativo del Grande Fratello sta altrove, e proprio nel titolo che qualcuno ha escogitato per questo gioco. Forse molti spettatori non sanno che quella del Big Brother  un'allegoria inventata da Orwell nel suo 1984: il Grande Fratello era un dittatore (il cui nome evocava il Piccolo Padre, e cio Stalin) il quale da solo (o con una ristretta nomenklatura) era in grado di spiare tutti i suoi sudditi, minuto per minuto, ovunque si trovassero. Situazione atroce, che ricorda il Panopticon di Bentham, dove i carcerieri possono spiare i carcerati, i quali invece non possono sapere se e quando sono spiati.
Col Grande Fratello di Orwell pochissimi spiavano tutti. Con quello televisivo, invece, tutti possono spiare pochissimi. Cos che ci abitueremo a pensare al Grande Fratello come a qualcosa di molto democratico e sommamente piacevole. Nel fare questo per ci dimenticheremo che alle nostre spalle, mentre guardiamo la trasmissione, c' invece il vero Grande Fratello, quello di cui si occupano i congressi sulla privacy, fatto di vari gruppi di potere che controllano quando entriamo in un sito su Internet, quando paghiamo con la carta di credito in un hotel, quando comperiamo qualcosa per posta, quando ci viene diagnosticata una malattia all'ospedale, e persino quando circoliamo per un supermarket monitorato da una TV a circuito chiuso. Si sa che, se queste pratiche non verranno rigorosamente controllate, si potrebbe accumulare alle spalle di ciascuno di noi un'impressionante somma di dati che ci renderebbero totalmente trasparenti, sottraendoci ogni intimit e riservatezza.
Mentre guardiamo il Grande Fratello alla TV siamo in fondo come un coniuge che, leggermente imbarazzato perch sta consumando un flirt innocente in un baretto, non sa che l'altro coniuge sta nel frattempo cornificandolo in modo ben pi consistente. Il titolo Grande Fratello ci aiuta cos a non sapere, o a scordare, che in quello stesso momento qualcuno sta ridendo alle nostre spalle.
2000
Roberta
Roberta e le classi egemoni Per farsi un'idea del Grande Fratello bastano, com' accaduto a me, due o tre gioved sera, quando i nodi vengono al pettine. Per il resto, ho provato a connettermi via Internet e ho visto a bassa definizione un signore tatuato, in mutande, che cuoceva un uovo al tegamino. Ho resistito un poco, e poi ho trovato di meglio da fare. Per ogni tanto si colgono degli squarci di psicologia italiana media che almeno possono interessare i sociologi. Si prenda il caso della famigerata Roberta che, caciarona ed estroversa qual era,  stata ripudiata dall'Italia unita, riducendo quell'appartamento a un mortorio.
Nei suoi disperati tentativi di rendersi odiosa, la Roberta ha osato affermare che essa era socialmente superiore ai suoi compagni, in genere macellai, perch va sovente a cena con degli antiquari. Come reazione, non solo i suoi compagni di sventura, ma anche i telespettatori attivi l'hanno definitivamente giudicata come appartenente alle classi egemoni, e pertanto punita. Nessuno ha riflettuto che gli appartenenti alle classi egemoni non sono coloro che vanno a cena con gli antiquari (se proprio non si tratta del presidente di Christie's) bens coloro che l'antiquario lo convocano a casa perch gli porti in esame un Raffaello da un metro per ottanta centimetri o un'icona russa dell'XI secolo.
A queste classi egemoni appartengono coloro che hanno chiuso Roberta e i suoi amici, a doppia mandata, in un appartamento che appare arredato dall'ispettore Derrick.
Perch ci va bene che gli artisti si droghino Nelle settimane scorse qualcuno ha scritto alla rubrica che Montanelli tiene sul Corriere della Sera chiedendogli perch ci scandalizziamo tanto se un ciclista o un calciatore si sparano qualche sostanza eccitante, mentre ci  sempre parso affascinante che alcuni grandi artisti fumassero oppio o cercassero ispirazione nello LSD o nella cocaina. A prima vista la domanda  sensata: se giudichiamo immeritata una tappa vinta con additivi chimici perch dovremmo ammirare una poesia che non nasce dal genio del poeta ma da una sostanza magari iniettata via endovena?
Tuttavia questa differenza tra severit sportiva e tolleranza artistica cela (anche per coloro che non se ne rendono conto) una profonda verit, e questo istintivo comportamento della pubblica opinione ci dice molto di pi di qualsiasi teoria estetica. Quello che scatena la nostra ammirazione nelle imprese sportive non  che una palla sia entrata in porta n che una bicicletta abbia superato il traguardo prima di un'altra (perch sono fenomeni che la fisica spiega benissimo). Ci che ci interessa  ammirare un essere umano che sa fare quelle cose meglio di noi. Se le palle fossero inviate in porta da un cannone, il calcio perderebbe ogni interesse.
Invece, nell'arte, noi ammiriamo anzitutto l'opera, e solo secondariamente le qualit fisiche e psichiche di chi l'ha fatta. Tanto  vero che apprezziamo come bellissime opere il cui autore  persona di scarsa moralit, ci commoviamo su Achille e Ulisse anche se non sappiamo neppure se Omero sia realmente esistito, la Divina Commedia sarebbe ancora pi miracolosa se ci dicessero che l'ha battuta per caso al computer una scimmia, apprezziamo come opera d'arte anche certi oggetti prodotti dalla natura o dal caso, e ci emozionano le rovine, che - in quanto tali - non sono state programmate da un essere umano eccezionale. Di fronte alla magia dell'opera, siamo disposti a transigere sul modo in cui l'artista  pervenuto a farla. E passiamo a Baudelaire tutti i suoi paradisi artificiali purch ci dia i Fiori del male.
2000
La missione del giallo
Bernard Benstock era un bravo studioso americano di Joyce, e dopo la sua immatura scomparsa la moglie aveva donato la sua collezione joyciana alla Scuola superiore interpreti e traduttori di Forl. Quest'anno  stata donata un'altra sua collezione, di quasi settecento volumi, dedicata al romanzo giallo. Mentre si commemorava la settimana scorsa l'amico, ci si chiedeva perch tanti pensatori, critici, studiosi in genere coltivino una passione per il poliziesco. Certo, si potrebbe dire che chi deve leggere libri molto impegnativi ama rilassarsi alla sera con letture pi distese. Ma perch di solito con tanta devozione? Le ragioni, secondo me, sono tre.
Una  prettamente filosofica. L'essenza del giallo  eminentemente metafisica, e non a caso in inglese si designa questo genere come whodunit, vale a dire chi lo ha fatto, quale  stata la causa di tutto questo? Era la questione che si ponevano gi i presocratici e che non abbiamo smesso di porci. Anche le cinque vie per la dimostrazione dell'esistenza di Dio, che abbiamo studiato in san Tommaso, erano un capolavoro di indagine poliziesca: dalle tracce che troviamo nel mondo della nostra esperienza si risale, naso a terra come un cane da tartufo, verso l'inizio primo di quella catena di cause ed effetti, o al primo motore di tutti i movimenti...
Senonch ormai sappiamo (da Kant in avanti) che, se risalire da un effetto a una causa  lecito nel mondo dell'esperienza, il procedimento diventa dubbio quando si risale dal mondo a qualcosa che  fuori del mondo. E qui viene la grande consolazione metafisica provvista dal romanzo giallo, dove anche la causa ultima, e il motore nascosto di tutti i moti, non sta fuori dal mondo del romanzo, bens dentro, e ne fa parte. Cosi il giallo provvede ogni sera quella consolazione che la metafisica (almeno a molti) nega.
La seconda ragione  scientifica. Molti hanno dimostrato che i processi di indagine usati da Sherlock Holmes e dai suoi discendenti sono molto affini a quelli della ricerca, sia nelle scienze naturali sia in quelle umane, dove si vuole trovare la chiave segreta di un testo, o l'antenato capostipite di una serie di manoscritti. Questa attivit, solo apparentemente divinatoria, Holmes - che era notoriamente ignorantissimo su quasi tutto - la chiamava deduzione, e si sbagliava, ma Peirce la chiamava abduzione e, con qualche differenza, tale era anche la logica dell'ipotesi di Popper.
Infine una ragione letteraria. Ogni testo chiede di essere letto idealmente due volte, una per sapere che cosa dice, l'altra per apprezzare come lo dice (e di l la pienezza del godimento estetico). Il giallo  un modello (ridotto ma esigente) di testo che, una volta che hai scoperto chi  l'assassino, implicitamente o esplicitamente ti invita a guardare indietro, o per capire come l'autore ti avesse condotto a elaborare ipotesi fallaci o per decidere che in fondo non ti aveva nascosto nulla, solo che tu non avevi saputo guardare bene come il detective.
Un'esperienza di lettura che ti diverte e al tempo stesso ti provvede una consolazione metafisica, un invito alla ricerca, e un modello di interrogazione per opere dai misteri ben pi insondabili,  pertanto un buon ausilio per la Missione del Dotto.
2001
Gli alleati di Bin Laden
Il dibattito, non dico sulla censura, ma sulla prudenza dei mass media sta agitando tutto il mondo occidentale. In che misura, per dare una notizia, si possono favorire azioni di propaganda, o addirittura contribuire a divulgare messaggi in codice, emanati dai terroristi?
Il Pentagono invita giornali e televisioni alla prudenza, ed  ovvio, perch nessun esercito in guerra ama che vengano divulgati i suoi piani o gli appelli del nemico. I mass media, ormai abituati a una libert assoluta, non riescono ad adattarsi a un'economia di guerra, in cui (un tempo) chi divulgava notizie contrarie alla sicurezza nazionale veniva fucilato.  difficile uscire da questo nodo, perch in una societ delle comunicazioni, a cui si aggiunge ormai Internet, la riservatezza non esiste pi.
Il problema  in ogni caso pi complesso di cos. Ogni atto terroristico ( storia vecchia) viene compiuto per lanciare un messaggio, un messaggio che appunto diffonda terrore, o come minimo inquietudine o destabilizzazione.  sempre stato cos anche con i terroristi che ormai definiremo "artigianali", quelli di un tempo, che si limitavano a uccidere un individuo o a mettere una bomba all'angolo della strada. Il messaggio terroristico destabilizza anche se l'impatto  minimo, se la vittima  poco conosciuta. A maggior ragione destabilizza se la vittima  nota ed  simbolo di qualcosa.
Si veda il salto di qualit compiuto dalle Brigate Rosse quando, dall'uccisione di giornalisti o consulenti del potere politico, tutto sommato ignoti al grande pubblico, sono passati alla cattura, alla lancinante detenzione e poi all'uccisione di Moro.
Ora quale era il proposito di Bin Laden nel colpire le due torri? Creare "il pi grande spettacolo del mondo", mai immaginato neppure dai film catastrofici, dare l'impressione visiva dell'assalto ai simboli stessi del potere occidentale e mostrare che di questo potere potevano essere violati i maggiori santuari. Bin Laden non mirava a fare un certo numero di vittime (che sono state per i suoi fini un valore aggiunto): purch le torri fossero colpite (e tanto meglio se sono crollate) egli era disposto ad accettare anche la met di vittime. Non stava facendo una guerra, in cui conta il numero dei nemici eliminati, stava appunto lanciando un messaggio di terrore, e quello che contava era l'immagine.
Ora, se il fine di Bin Laden era colpire l'opinione pubblica mondiale con quell'immagine, che cosa  accaduto? I mass media sono stati obbligati a darne notizia, ed  ovvio. Parimenti sono stati obbligati a dare notizia del dopo, dei soccorsi, degli scavi, della skyline mutilata di Manhattan.
Erano veramente obbligati a ripetere quella notizia ogni giorno, e per almeno un mese, con foto, filmati, infiniti e reiterati racconti di testimoni oculari, rinnovando agli occhi di chiunque l'immagine di quella ferita?  molto difficile rispondere. I giornali con quelle foto hanno aumentato le vendite, le televisioni con la ripetizione di quei filmati hanno aumentato gli ascolti, il pubblico stesso chiedeva di rivedere quelle scene terribili, vuoi per coltivare la propria indignazione, vuoi talora per inconscio sadismo. Forse era impossibile fare diversamente, e l'emozione dei giorni seguiti all'11 settembre ha impedito alle televisioni e alla stampa di tutto il mondo di siglare un qualche impegno alla riservatezza, mentre nessuno poteva tacere per conto proprio, senza perdere punti rispetto alla concorrenza.
Sta di fatto che in questo modo i mass media hanno regalato a Bin Laden miliardi di dollari di pubblicit gratuita, nel senso che hanno mostrato ogni giorno le immagini che egli aveva creato, e proprio perch tutti le vedessero, gli occidentali per trarne ragione di smarrimento, i suoi seguaci fondamentalisti per trarne ragione di orgoglio.
Tra l'altro, il processo continua e Bin Laden sta continuando ad aver vantaggi con poca spesa, se si calcola che gli attentati all'antrace stanno di fatto procurando un numero di vittime trascurabile rispetto a quello delle due torri, ma stanno terrorizzando molto di pi, perch fanno sentire sotto minaccia chiunque, anche chi non va in aereo e non abita vicino ai simboli del potere.
Cos si dovrebbe dire che i mass media, mentre lo riprovavano, sono stati i migliori alleati di Bin Laden, che in questo modo ha vinto la prima mano.
Per consolarci di fronte allo smarrimento provocato da questa situazione apparentemente irresolubile, ricordiamo per che quando le Brigate Rosse hanno alzato il tiro con la cattura e l'uccisione di Moro, il messaggio  stato cos sconvolgente che si  rivolto contro i propri autori: anzich la disgregazione ha prodotto l'alleanza delle varie forze politiche, il rigetto popolare, e i terroristi hanno iniziato da quel momento il loro declino.
L'avvenire dir se lo spettacolo esibito da Bin Laden, proprio perch  andato sopra le righe, al di l del sopportabile, non avr innescato un processo che dar inizio alla sua rovina. In tal caso avranno vinto i media.
2001
Andare nello stesso posto
Lo diciamo sempre, stiamo ampiamente vivendo realt virtuali. Il mondo lo si conosce attraverso la televisione, che spesso non ritrae il mondo cos com', ma lo ricostruisce (ricostruiva con spezzoni di repertorio la guerra del Golfo) o addirittura lo costruisce ex novo (Grande Fratello). Della realt vediamo sempre pi dei simulacri.
Tuttavia mai come ai nostri tempi la gente si  messa a viaggiare. Sempre pi persone, i cui padri si erano spostati al massimo in una citt vicina, mi dichiarano di aver visitato luoghi che io, viaggiatore compulsivo, e vorrei dire professionale, mi limito ancora a sognare. Nessuna spiaggia esotica, nessuna citt sperduta,  ormai ignota ai pi, che trascorrono il Natale a Calcutta e l'agosto in Polinesia. Non dovremmo dunque considerare questa passione turistica come un modo di sfuggire alla realt virtuale per vedere "la cosa stessa, the Real Thing"?
 vero, per quanto distratto, il turismo rappresenta un modo in cui molti si riappropriano del mondo. Solo che una volta l'esperienza del viaggio era decisiva, si tornava diversi da come si era partiti, mentre ora s'incontrano solo reduci che non sono stati minimamente sfiorati dal turbamento dell'Altrove. Tornano, e pensano solo alla prossima vacanza, non ti parlano delle illuminazioni che li hanno resi diversi.
Forse accade perch i luoghi del pellegrinaggio reale fanno ormai il possibile per assomigliare ai luoghi dei pellegrinaggi virtuali. Un esperto mi raccontava una volta che in un circo equestre si perde la giornata a pulire e truccare l'elefante (di per s disordinato e sporcaccione) affinch a sera assomigli esattamente agli elefanti che gli spettatori hanno visto al cinema o sulle fotografie. E cos il luogo turistico aspira solo ad assomigliare all'immagine patinata che ne hanno dato i media. Naturalmente occorre che il turista sia condotto nei luoghi adattati al virtuale, e non veda gli altri, che cio visiti templi e mercati ma non lebbrosari, rovine rimesse a nuovo e non quelle saccheggiate dai tombaroli. Talora si costruisce ex novo il luogo di pellegrinaggio cos come i media lo avevano mostrato, e tutti abbiamo saputo delle visite domenicali a un Mulino Bianco che era esattamente uguale a quello della pubblicit, per non parlare ovviamente di Disneyland o della Venezia ricostruita a Las Vegas.
Ma accade anche che tutti i luoghi tendono ormai ad assomigliarsi, e qui una volta tanto la globalizzazione c'entra davvero. Sto pensando ad alcuni luoghi magici di Parigi come Saint-Germain, dove scompaiono a poco a poco i vecchi ristoranti, le librerie ombrose, i negozietti dei vecchi artigiani, e vengono sostituiti da negozi di stilisti internazionali. Sono gli stessi che si possono trovare sulla Fifth Avenue a New York, a Londra, a Milano. Le strade principali delle grandi citt oramai si assomigliano l'una con l'altra, vi si trovano gli stessi negozi.
Si dir che, malgrado tendano a diventare identiche, le grandi citt mantengono la loro fisionomia perch una ha la Tour Effeil e l'altra la Torre di Londra, una il Duomo di Milano e l'altra San Pietro.  vero, ma sta prendendo piede un vezzo di illuminare gaiamente torri, chiese e castelli con luci arcobaleno che fanno scomparire, sotto il trionfo elettrico, le strutture architettoniche, cos che anche i grandi monumenti rischiano di assomigliarsi tutti (almeno all'occhio del turista) perch tutti sono diventati soltanto puro supporto per luminarie di stile internazionale.
Quando tutto sar diventato uguale a tutto, non si far pi turismo per scoprire il mondo vero, ma per trovare sempre, ovunque andiamo, quello che conoscevamo gi, e che avremmo benissimo potuto vedere stando a casa davanti al televisore.
2001
Mandrache eroe italiano?
Art Spiegelman  venuto a Milano a presentare la sua collezione di bellissime copertine del New Yorker. Spiegelman  divenuto famoso col suo formidabile Maus, dove ha dimostrato che i fumetti possono parlare dell'Olocausto con la forza di una grande saga, ma continua a essere presente commentando gli eventi del nostro tempo con storie capaci di fondere l'attualit e la polemica impegnata con affettuose rivisitazioni della storia anche remota dei comics. Insomma, io lo considero un genio.
Era a prendere un aperitivo a casa mia e gli ho fatto vedere la mia collezione di fumetti del tempo che fu, alcuni consumati originali e alcune buone anastatiche, e si  stupito vedendo le copertine dei vecchi albi Nerbini dell'Uomo Mascherato, Mandrake, Cino e Franco e Gordon. Non tanto per Flash Gordon, che  sempre un mito anche oltreoceano, ma per gli altri tre. Se prendete in mano una buona storia del fumetto fatta in America vi trovate certo menzione dell'Uomo Mascherato (The Phantom) e compagni, ma - anche a visitare Internet - si vede che le grandi rivisitazioni avvengono piuttosto intorno a Superman e alla brigata dei supereroi come l'Uomo Ragno, e laggi si aggiornano in chiave postmoderna Batman o si riscoprono (come ha fatto Spiegelman in un delizioso libretto) le origini del supereroe pi antico, Plastic Man. Provate ad andare a cercare Cino e Franco (serie che tra l'altro in originale si chiama Tim Tyler's Luck): troverete moltissimi accenni al filmaccio o telefilm che se ne era ricavato (cos come si era ricavata una penosissima serie da Gordon, ora oggetto di culto trash), ma delle loro strisce originali si parla assai poco.
 che, mi diceva Spiegelman, pare che l'Uomo Mascherato, Mandrake e soci siano ancora pi popolari in Italia che da loro. Mi chiedeva come mai, e gli ho dato la mia spiegazione, che peraltro  quella di un testimone storico, che li ha visti nascere e arrivare nelle improbabili e sgrammaticate traduzioni italiane quasi subito dopo la loro apparizione americana (tra l'altro, le copertine di alcuni albi Nerbini intitolavano Mandrache, forse per italianizzarlo). Era che, comparati ai fumetti di regime (basti citare Dick Fulmine, Romano il Legionario, gli adolescenti del Corriere dei Piccoli che portavano la civilt in Abissinia o compivano imprese mirabolanti coi falangisti contro i crudeli miliziani rossi), Gordon veniva a rivelare ai ragazzi italiani che ci si poteva battere per la libert del pianeta Mongo contro uno spietato e sanguinario autocrate come Ming, che l'Uomo Mascherato lottava non contro la gente di colore ma con loro, per domare avventurieri bianchi, che esisteva un'Africa immensa dove vagava la Pattuglia per arrestare i trafficanti di avorio, che c'erano eroi che non giravano in camicia nera bens in frack e con in capo quelli che Starace chiamava "tubi di stufa" e tante altre cose, per finire con la rivelazione della libert di stampa attraverso le vicende di Topolino giornalista e prima ancora che (ma nel dopoguerra) arrivasse sui nostri schermi Humphrey Bogart che diceva al telefono: " la stampa, bellezza" (in originale "This is the power of the press, baby, and there is nothing you can do about it"). Di questi tempi vengono le lacrime agli occhi, a quando il ritorno di Topolino telegiornalista?
Ecco, in quegli anni oscuri i fumetti americani ci hanno insegnato qualcosa e hanno segnato la nostra vita, anche quella adulta. E, visto che stiamo parlando di queste cose, permettetemi un'anticipazione, e un consiglio a giornali, settimanali e programmi televisivi. Ogni anno celebriamo un anniversario, di un autore, di un libro, di un evento mirabile. Ebbene, prepariamoci (e abbiamo sei mesi di tempo) a celebrare il settantesimo anniversario del favoloso 1934.
In gennaio appare in America la prima avventura di Flash Gordon e, come appendice, Jim della Giungla, disegnati da Alex Raymond. Due settimane dopo, dello stesso autore, l'Agente Segreto X-9 (col testo di Dashiell Hammett!). In ottobre, esce in Italia L'Avventuroso, con la prima avventura di Gordon, salvo che l'eroe non viene presentato come giocatore di polo (troppo borghese) ma come capitano di polizia. Trascuriamo pure che in marzo appaiono quelli che da noi si chiameranno Bob Star e la Radiopattuglia, ma ecco che in giugno entra in scena Mandrake di Lee Falk e Phil Davis, e in agosto Li'l Abner di Al Capp (da noi arriver solo nel dopoguerra). In settembre Walt Disney fa esordire Donald Duck: Paperino compie settant'anni, vi rendete conto? In ottobre ecco Terry e i pirati di Milton Caniff (che da noi esordir timidamente negli anni successivi, a puntate in appendice agli Albi Juventus, col titolo Sui mari della Cina). Nello stesso anno in Francia nasce Le Journal de Mickey, con le storie di Topolino in francese.
Ditemi se non  stato un anno interessante per le nostre nostalgie.
2002
Ulti meno tizie
Quand'ero ragazzo mio padre mi diceva sempre che, per sapere come si pronunciava un nome straniero, dovevo stare attento allo speaker del Giornale Radio (il pi famoso mi pare si chiamasse Kramer). Solo da lui si apprendeva per esempio che Churchill si pronunciava "ciercill" e non - come si faceva all'epoca, quando l'unica lingua un poco nota era il francese - "sciurscl". Per sapere invece come si scriveva il nome di un personaggio o di una citt bisognava guardare i giornali, specie la terza pagina.
Ora nessun padre potrebbe impartire pi questa utile lezione ai propri figli, perch tra annunciatori di programmi musicali e telegiornalisti i nomi stranieri vengono orribilmente storpiati (in nessun annuncio di concerto si riesce a dire, di Boulez, "pirr buls" e si dice "pierre bul"). Non parliamo dei giornali, dove si scrive sovente "Beaudealaire" e "Simone de Beauvoire".
Questa decadenza dei costumi s'incrementa del fatto che si usano espressioni straniere anche quando non  necessario, e rimane esemplare quel pole position che si potrebbe benissimo tradurre con prima posizione o posizione di vantaggio, e che ha talora prodotto il pool position, espressione che - se esistesse in inglese - vorrebbe dire qualcosa come posizione della piscina.
Il guaio accade invece quando usare l'espressione straniera  indispensabile, e allora si passa a italianizzazioni molto strane. Noi abbiamo dei termini stranieri ormai italianizzati e diciamo Sorbona invece di Sorbonne, ma ci sentiremmo imbarazzati a parlare di Collegio Francese e diciamo giustamente Collge de France. Ma i guai arrivano con le universit americane. Nei nostri giornali si parla comunemente di Universit di Harvard e Universit di Yale, mentre Harvard e Yale sono nomi propri, come accade con l'Universit Bocconi. Sarebbe come se gli stranieri parlassero di Universit di Bocconi (dov' questa ridente cittadina?), Universit di Iulm (certamente nel Baden-Wrttemberg), di Universit di Cattolica (evidentemente in fiera concorrenza con l'ateneo di Gabicce Mare).
Proprio giorni fa, in un importante quotidiano, e in una corrispondenza dall'America, si parlava di universit SUNY. Ora SUNY vuole dire State University of New York (cos come CUNY significa City University of New York) e quindi o si mette SUNY e basta (ma gli italiani potrebbero non capire), o si scrive State University of New York, che  il suo nome e cognome, oppure Universit dello Stato di New York. Ma non si deve chiamare Universit di New York la New York University (NYU) perch  un'universit privata che ha scelto come proprio nome quello della citt. Non ho ancora controllato se qualcuno, per la Columbia University, usa Universit della Columbia, ma non me ne stupirei.
Paura a usare sigle? Ma noi scriviamo KGB, pronunciando tranquillamente "cheghebe" o "cappagibi" e - non potendo scrivere Komkitet Gosudarstvennoi Bezopasnosti, perch ci si intreccerebbe la lingua a pronunciarlo - non osiamo neppure scrivere Comitato di sicurezza dello Stato, che nessuno sa cosa sia. E allora perch non Yale University, comprensibile anche all'ultimo degli illetterati?
Recentemente rivolgevo l'ennesimo lamento al direttore di un grande giornale, sul fatto che non esiste pi in redazione quella figura mirabile che era il proto, che sapeva a memoria il Nuovissimo Melzi e non lasciava sfuggire un solo errore. L'ovvia e sconsolata risposta  stata che ormai non solo l'articolo arriva direttamente dal computer del giornalista e va subito in stampa, ma un quotidiano coi supplementi pu superare le cento pagine e nessuna persona potrebbe entro mezzanotte controllare quella quantit di materiale riga per riga.
Quindi siamo condannati a leggere dei giornali che contengono numerosi "erori di stumpa", come la mitica pagina del primo numero di L'eco del mondo, il coraggioso quotidiano che appariva in Topolino giornalista, con perle (nella traduzione italiana) come "ulti meno tizie" e "un del'inquente ha restato".
Naturalmente scrivere in modo giusto i nomi stranieri  sempre difficile. Un insigne collega tedesco, che pure mi conosce benissimo, tanto  vero che mi ha scritto per invitarmi a una certa iniziativa, ha recentemente indirizzato a "Umberto Ecco". Io entro in fibrillazione ogni volta che debbo citare Lucien Goldmann o Erving Goffman, perch mi domando chi dei due si scriva con una o due enne (e dire che erano amici cui scrivevo spesso). Ma, quando mi accade, vado a controllare su Internet, o sulla Garzantina.
Perch a evitare questo rito necessario siano proprio i giornalisti, e talora i redattori editoriali, rimane un mistero.
2003
Minculpop e ombelico
Non so se quando apparir questa Bustina sar ancora in corso la polemica sulla scuola per "veline" a Napoli, ma il caso si presta ad alcune considerazioni che rimarranno attuali anche in futuro. In generale fare la velina non  mestiere disdicevole e alcune veline sono diventate poi presentatrici o dive di medio calibro. In una societ dello spettacolo  normale che una bella ragazza sia invogliata a intraprendere questa carriera.
Tuttavia organizzare una scuola pubblica per veline  un poco come organizzare una scuola pubblica per poeti. A far partire un corso di cento persone per poeti, se proprio la provvidenza ci mette una mano, non  impossibile che uno dei partecipanti diventi poi un poeta sul serio, ma  certo che gli altri novantanove condurranno poi una vita da frustrati, maledicendo l'impiego in banca, e inondando le case editrici di manoscritti regolarmente respinti. Paragone improprio? Ipotizzando che ogni rete produca ogni sera due trasmissioni che fanno uso di due veline ciascuna, su un totale di dieci reti per sera (trascurando quelle dedicate alla vendita di tappeti dove, anche a fare la velina,  difficile raggiungere il successo), possiamo calcolare che siano impiegate quaranta veline per sera. Non vale calcolare duecentottanta veline per settimana, perch almeno una delle due trasmissioni  giornaliera (sempre le stesse veline) e dunque moltiplichiamo venti per sette, pi venti fisse, e abbiamo centosessanta veline che, presumibilmente, restano in carica almeno per un anno solare. Le diplomate della scuola avranno forse pi opportunit dei poeti, non dico di quelli che diventano i massimi, ma di coloro che almeno pubblicano su riviste letterarie di qualche dignit e fanno plaquette da editori specializzati?
Oltretutto un poeta che riesce dura tutta la vita mentre una velina che riesce ha pochi anni di attivit davanti a s. Infine, visto che non tutte le diplomate di quella scuola diventeranno veline di Striscia la notizia, c' un forte rischio che la maggioranza di esse diventino manovalanza per manifestazioni regionali e non soddisfino i propri sogni di gloria.
 uscito un pamphlet francese, Elementi per una teoria della Jeune-Fille (Bollati Boringhieri, 2003), che vede non solo le varie veline ma in genere le fanciulle che si piegano ai dettami della moda (ombelico scoperto e cose del genere) come vittime di una societ che le spinge a vendere forza-seduzione in luogo di forza-lavoro, nuovo oppio dei popoli. Su Panorama Giampiero Mughini recensiva il libro manifestando un gaio scetticismo in quanto, affermava, in fondo queste immagini sollecitano comunque al sogno della bellezza femminile "senza il quale non c' vita", e concludeva: "Grazie di esistere, o nostre amate narcise." Siccome non sono insensibile al fascino della bellezza muliebre, posso capire la consolazione che Mughini trae da queste visioni. Per si traggono grandi soddisfazioni anche dalla visione di una corrida, ma chi pensa al toro? Il problema non  Mughini, sono le ragazze.
Certe trasmissioni non potrebbero vivere senza bellezze seminude e sculettanti, altre, come alcuni programmi di quiz che seguo con piacere (Amadeus e Scotti), potrebbero funzionare benissimo anche se alla fine non apparisse una velina sorridente accanto alla sventurata sconfitta, spesso inferiore in venust. In entrambi i casi, anche il pi accanito antifemminista dovr pure ammettere che si tratta di impiego di donne-oggetto. Poche storie, se fossero donne-soggetto sarebbero loro a fare le domande, e Amadeus si mostrerebbe alla fine in slip. Invece Amadeus  il garante del pensiero ("No signora, l'ipecacuana non  un rettile centroamericano!") mentre la ragazza  messa l affinch Mughini, come onestamente ammette, sia grato che esista.
Se questo non  ruolo da donna-oggetto, allora l'unica donna-oggetto  la prostituta, e solo se coinvolta in una tratta, e per il resto possiamo dormire tranquilli. Se invece lo , fare una scuola in parte pubblica per incoraggiare le ragazze a diventare donna-oggetto non mi sembra una bella idea.
L'ultima considerazione  che nessuno si  mai chiesto perch Ricci, in Striscia la notizia, abbia battezzato come "veline" le sue ragazze (che peraltro sanno almeno ballare e fare qualche battuta). La velina era la comunicazione in carta velina che il MINCULPOP, l'organo di propaganda del regime fascista, mandava ai giornali per dire di che cosa dovevano parlare e di cosa dovevano tacere. Siccome Striscia  nata come parodia di un telegiornale (poi  divenuta pi attendibile di ci che parodiava, ma questo  un altro discorso), evidentemente Ricci ha pensato ironicamente di chiamare veline le muse dei due conduttori. Di l il nome ha preso piede, e ormai lo si usa come se volesse dire, che so, "piccole vele". In ogni caso non ci si ricorda da che turpe episodio di censura nasce.
Le veline del MINCULPOP servivano a evitare che gli italiani pensassero troppo. Non dico che le veline con l'ombelico abbiano deliberatamente la stessa funzione, ma insomma, un pensierino ce lo farei.
2003
Il pubblico fa male alla televisione?
Mi telefona da Madrid il collega e amico Jorge Lozano, che insegna semiotica e teoria della comunicazione all'Universit Complutense. Mi dice: "Hai visto quello che  successo da noi? Conferma tutto quello che voi avevate scritto negli anni sessanta. Sto facendo rileggere ai miei studenti quella comunicazione che con Paolo Fabbri, Pier Paolo Giglioli e altri avevi fatto a Perugia nel 1965, il tuo intervento a New York del 1957, sulla guerriglia semiologica, e quel tuo saggio del 1973 Il pubblico fa male alla televisione? C'era gi scritto tutto."
Fa piacere essere dichiarati profeti, ma ho fatto osservare a Lozano che allora non stavamo facendo profezie: mettevamo in luce delle linee di tendenza che esistevano gi. Va bene, va bene, mi dice Jorge, ma i soli a non aver letto quelle cose sono stati proprio i politici. Sar. La faccenda  questa. In quegli anni sessanta e primi settanta si stava dicendo in varie sedi che certamente la televisione (e in genere i mezzi di massa) sono uno strumento potentissimo capace di controllare quelli che allora si chiamavano i "messaggi", e che ad analizzare quei messaggi si poteva vedere come essi potessero influenzare le opinioni degli utenti e addirittura forgiare le coscienze. Ma si osservava che quello che i messaggi intenzionalmente dicevano non era necessariamente quello che il pubblico vi leggeva. Gli esempi banali erano che l'immagine di una sfilata di mucche viene "letta" in modo diverso da un macellaio europeo e da un bramino indiano, che la pubblicit di una Jaguar risveglia il desiderio in uno spettatore benestante e sentimenti di frustrazione in un diseredato. Insomma, un messaggio mira a produrre certi effetti ma pu scontrarsi con situazioni locali, altre disposizioni psicologiche, desideri, paure, e produrre effetti boomerang.
Cos  accaduto in Spagna. I messaggi governativi volevano dire "credete a noi, l'attentato  opera dell'ETA" ma - proprio perch quei messaggi erano cos insistiti e perentori - la maggior parte degli utenti hanno letto "ho paura di dire che  stato Al Qaeda". E qui si  inserito il secondo fenomeno, che all'epoca era stato definito come "guerriglia semiologica". Si diceva: se qualcuno ha il controllo delle emittenze, non si pu andare a occupare la prima sedia davanti alle telecamere, ma si pu andare a occupare idealmente la prima sedia davanti a ogni televisore.
In altre parole la guerriglia semiologica doveva consistere in una serie di interventi attuati non l dove il messaggio parte, ma dove arriva, inducendo gli utenti a discuterlo, a criticarlo, a non riceverlo passivamente. Negli anni sessanta questa "guerriglia" veniva concepita in modo ancora arcaico, come operazione di volantinaggio, organizzazione di "teleforum" sul modello del cineforum, interventi volanti nei bar dove la maggior parte della gente si riuniva ancora intorno all'unico televisore del quartiere. Ma quello che ha dato un tono, e un'efficacia molto diversa a questa guerriglia, in Spagna,  che viviamo nell'epoca di Internet e dei telefonini. Cos la "guerriglia" non  stata organizzata da gruppi d'lite, da attivisti di qualche sorta, da una "punta di diamante", ma si  sviluppata spontaneamente, come una sorta di tam tam, di trasmissione bocca a bocca da cittadino a cittadino.
Quello che ha messo in crisi il governo Aznar, mi dice Lozano,  stato un vortice, un flusso inarrestabile di comunicazioni private che ha assunto dimensioni di fenomeno collettivo; la gente si  mossa, guardava la televisione e leggeva i giornali ma nello stesso tempo ciascuno comunicava con gli altri e si chiedeva se quello che veniva detto era vero. Internet permetteva anche di leggere la stampa straniera, le notizie venivano confrontate, discusse. Nel giro di ore si  formata un'opinione pubblica che non pensava e non diceva quello che la televisione voleva farle pensare.  stato un fenomeno epocale, mi ripeteva Lozano, il pubblico pu davvero far male alla televisione. Forse sottintendeva: No pasaran!
Quando qualche settimana fa in un dibattito suggerivo che, se la televisione  controllata da un solo padrone, una campagna elettorale pu essere fatta da uomini sandwich che percorrano le strade raccontando alla gente delle cose che la televisione non dice, non stavo enunciando una proposta divertente. Pensavo davvero agli infiniti canali alternativi che il mondo della comunicazione ci mette a disposizione: si pu contestare un'informazione controllata anche attraverso i messaggini del cellulare, invece di trasmettere solo "ti amo".
Di fronte all'entusiasmo del mio amico gli ho risposto che da noi, forse, i mezzi di comunicazione alternativa non sono ancora cos sviluppati, visto che si fa politica (perch  politica, e tragica) occupando uno stadio e interrompendo una partita, e che da noi i possibili autori di una guerriglia semiologica sono piuttosto impegnati a farsi male a vicenda in luogo di far male alla televisione. Per la lezione spagnola  da meditare.
2004
Testimoniarsi addosso
Quando la pubblicit dice che il prodotto Tale  il migliore di tutti, non pretende certo che la gente le creda. Quel che conta  che la gente identifichi il prodotto, in modo da riconoscerlo quando va in negozio. Se la pubblicit non pretende di essere creduta, a che cosa serve allora il testimonial, e cio il personaggio celebre che appare a garantire la bont del prodotto? Apparentemente la sua presenza dovrebbe confermare che anche una persona simpatica e/o autorevole lo raccomanda, e la cosa dovrebbe essere particolarmente convincente se il testimonial appartiene alla stessa area tecnico-merceologica del prodotto (un celebre calciatore appare pi credibile se testimonia per un paio di scarpe da football che per un'acqua minerale).
Per oggi accade spesso che il calciatore testimoni per l'acqua minerale, e d'altra parte la gente sa benissimo che (a meno che non si tratti di appello di pubblica utilit) il testimonial viene pagato fior di quattrini, e pertanto la sua testimonianza non  necessariamente dettata da entusiasmo per il prodotto. La verit  che non importa che il pubblico creda alla buona fede del testimone. Basta che sia attratta dalla sua apparizione, e il messaggio acquista visibilit.
Nella pubblicit americana, prima che da noi, era nata anche la figura del testimone "interno": a garantire per il prodotto non arriva qualcuno dall'esterno (attore, scienziato, sportivo) bens lo stesso produttore (come se dicesse: "Se questa cosa la produce uno come me, che sono come voi, dovete fidarvi"). Per la pratica  pericolosa: non voglio querele e non far nomi, ma ricordo di aver visto in video un produttore dal volto cos sgradevole da indurmi a chiedermi se comprerei da lui un'auto usata.
Per ovviare a questo rischio ci si  ricordati che il pubblico viene attratto anche da figure seducenti che non vengono dalla vita reale ma sono create dalla pubblicit stessa (si pensi a Megan Gale) e pertanto  anche possibile fare apparire un produttore "virtuale", cio un attore che garantisce di essere il produttore, il quale a sua volta garantisce per se stesso e per il suo prodotto. La versione scopertamente parodistica di questa pratica (giocata su una fortunata omonimia)  data da Gerry Scotti che pubblicizza il riso Scotti, parlando con un fantomatico dottor Scotti, ma lasciando pensare che il riso abbia tutte le simpatiche propriet dello Scotti visibile e non di quello occulto.
Adesso parliamo del signor Giovanni Rana. Chi  il signor Rana? Un produttore di pasta, divenuto celebre perch in video pubblicizza le sue paste di persona. Il signor Rana rappresenta il caso tipico di "testimone testimoniato", anzi di testimone autotestimoniantesi, perch da un lato apparendo in video testimonia di essere il signor Rana, dall'altro, in quanto tale, testimonia della bont dei prodotti Rana. Il garante delle paste Rana  il vero signor Rana o un attore che lo interpreta? Non credo che il pubblico se lo chieda: ormai il signor Rana della TV non  pi una persona che viene dalla vita reale, ma un personaggio dell'immaginario pubblicitario.
Ora vedo in televisione lo spot di qualcosa (che non  una pasta, mi pare che riguardi dei telefoni) in cui, come testimonial, appare anche il signor Rana. Credo che si tratti di qualcosa di assolutamente nuovo. Introducendo nella finzione pubblicitaria A un personaggio che viene da un'altra finzione pubblicitaria B, ovvero, usando come testimone per A un personaggio che in B era testimone di se stesso, si pu dire che (parafrasando Sraffa), si  attuata una produzione di pubblicit per mezzo di pubblicit.  come se apparisse Topolino a garantire che Lupo Alberto esiste davvero, o viceversa.
In tutta questa faccenda una sola cosa  chiara: affascinato dall'entrata in campo di questo problematico signor Rana, e da questa irruzione di un immaginario nell'altro (come in Hellzapoppin' dove, nel corso di una festa da ballo, irrompono degli indiani a cavallo usciti per sbaglio da un altro film), io alla fine (come vi sto dimostrando) non ricordo pi che cosa diavolo lo spot in questione pubblicizzasse. D'altra parte non si tratta di un fenomeno inedito: sempre pi accade che, se lo sketch  attraente e addirittura memorabile (ricorderete il celebre "buonasera!"), si ricorda la situazione comica ma non il prodotto.
 che, affinch il logo sia memorizzato, occorre che faccia parte della battuta finale, efficace e memorabile. Pensate a "No Martini, no party", alla storia del bambino che sbaglia il nome della Simmenthal o al classico carosello con l'ispettore Rock ("anch'io ho commesso un errore, non ho mai usato la brillantina Linetti!").
Perch altri pubblicitari (e soprattutto altri committenti) sono cos suicidi da rinunciare, per amore di battuta, alla memorizzazione del logo? Confesso che questo  un mistero che non sono ancora riuscito a risolvere.
2005
Dacci oggi il nostro delitto quotidiano
Ritengo che, se l'uragano che ha distrutto New Orleans non avesse trovato una terra scavata, livellata, dragata, disboscata, saccheggiata, i suoi effetti sarebbero stati meno nefasti. Credo che su questo siano tutti d'accordo. Dove invece inizia il dibattito  se un uragano qua e uno tsunami laggi siano dovuti al surriscaldamento del pianeta. Metto subito in chiaro che, pur non essendo il detentore di un sapere scientifico in proposito, sono convinto che l'alterazione di molte condizioni ambientali provochi fenomeni che non sarebbero accaduti se avessimo avuto pi a cuore il destino del pianeta, e quindi sono per il protocollo di Kyoto. Ma ritengo anche che di tornado, cicloni e tifoni ce ne siano sempre stati, altrimenti non avremmo avuto belle pagine di Conrad o film celeberrimi dedicati a questi disastri.
Azzardo pertanto che nei secoli passati ci siano stati cataclismi tremendi, che hanno ucciso decine di migliaia di persone, e magari sono accaduti alla stessa distanza di tempo (strettissima) intercorsa tra lo tsunami asiatico e il Katrina americano. Di alcuni di essi abbiamo sentito parlare, su pochi  nata persino una letteratura, come coi terremoti di Pompei e di Lisbona, di altri sono circolate notizie imprecise e terrificanti, come l'eruzione del Krakatoa, ma insomma credo sia lecito supporre che decine e centinaia di altri cataclismi abbiano falciato coste e popolazioni lontane mentre noi ci occupavamo di tutt'altro. Quindi succede che nel mondo globalizzato la rapidit dell'informazione fa s che veniamo a conoscenza (immediata) di qualsiasi evento tragico accaduto anche nell'angolo pi remoto del globo, e abbiamo l'impressione che ai giorni nostri ci siano molti pi cataclismi di un tempo.
Per esempio, credo che uno spettatore medio della televisione si chieda per quale virus misterioso ci siano in giro tante mamme che ammazzano i loro bambini. E qui  difficile accusare il buco nell'ozono. Ci deve essere sotto qualcosa d'altro. In effetti qualcosa d'altro c', ma  sopra, ovvero non  n segreto n nascosto.  che l'infanticidio  sempre stato, nel corso dei secoli, uno sport abbastanza praticato e i greci gi andavano a teatro a piangere su Medea che, com' noto, i figli li aveva ammazzati millenni fa, e solo per far dispetto al marito. Tuttavia, e questo ci sia di consolazione, su sei miliardi di abitanti del pianeta le mamme assassine sono sempre state in una percentuale da molti zeri davanti, e quindi cerchiamo di non guardare con sospetto tutte le signore che ci passano vicino con un passeggino.
Eppure chi vede un nostro telegiornale ha l'impressione che viviamo in un girone infernale dove non solo le mamme ammazzano un bambino al giorno, ma i quattordicenni sparano, gli extracomunitari rapinano, i pastori tagliano le orecchie, i padri stendono a fucilate tutta la famiglia, i sadici iniettano varechina nelle bottiglie di minerale, i nipoti affettuosi affettano gli zii. Naturalmente  tutto vero, ma  tutto statisticamente normale, e nessuno naturalmente si ricorda degli anni felici e pacifici del dopoguerra quando la saponificatrice lessava i vicini di casa, Rina Fort spaccava a martellate le teste dei figlioletti dell'amante, e la contessa Bellentani disturbava le cene VIP a colpi di rivoltella.
Ora, se  "quasi" normale che ogni tanto una mamma ammazzi il proprio bambino,  meno normale che tanti americani e irakeni saltino ogni giorno in aria. Eppure dei bambini uccisi sappiamo tutto, ma del numero di morti adulti pochissimo.  che i giornali seri prima dedicano alcune pagine ai problemi della politica, dell'economia, della cultura, altre al listino di borsa, agli annunci economici e a quegli annunci funebri che costituivano la lettura appassionata delle nostre nonne e poi, tranne casi veramente enormi, dedicano alla cronaca nera solo alcune pagine interne. Anzi, una volta se ne occupavano pi sommariamente di oggi, tanto che i lettori assetati di sangue dovevano acquistare pubblicazioni apposite come Crimen - cos come, ricordiamocene, lasciavano il pettegolezzo televisivo a rivistine illustrate che si trovavano dal parrucchiere.
Ora invece i nostri telegiornali, dopo le giuste notizie su guerre, stragi, attacchi terroristici e simili, dopo alcune prudenti indiscrezioni sull'attualit politica, ma senza spaventare troppo gli spettatori, iniziano la sequela dei delitti, matri-sororo-uxoro-fratri-patri-infanticidi, svaligiamenti, rapimenti, sparatorie, e - per non fare mancare niente al telespettatore - ogni giorno pare che le cataratte del cielo si siano spalancate sulle nostre regioni e piova come non era piovuto mai, che al confronto il diluvio universale fosse stato un piccolo incidente idraulico.
 qui che c' sotto, ovvero sopra, qualcosa.  che, non volendo compromettersi troppo con notizie politicamente ed economicamente pericolose, i direttori dei nostri Tele Niagara hanno fatto la scelta-Crimen. Una bella sequenza di teste spaccate a colpi d'ascia tiene buona la gente e non gli mette idee cattive per il capo.
2005
Forse Agamennone era peggio di Bush
Sono seduto in treno leggendo il giornale quando un signore vicino attacca discorso: "Ma ha letto in che tempi viviamo? Avr ben letto oggi quello che ha ucciso la moglie incinta. E quei due che qualche mese fa hanno massacrato la famiglia dei vicini solo perch tenevano la radio un poco alta? E la prostituta rumena che infila un ombrello nell'occhio di una ragazza per un litigio da nulla? E quante madri negli ultimi tempi non hanno ucciso i figli? E quello che ha ammazzato la figlia (neanche a dirlo, extracomunitario e musulmano per giunta) per impedirle di sposare un cristiano? E andando un poco indietro, la ragazza di Novi che ha massacrato madre e fratellino piccolo? E quelli che hanno rapito il bambino del vicino e poi l'hanno ammazzato perch piangeva? Ma che cosa sta succedendo?"
Io gli faccio osservare che evidentemente non sa tutto. Se avesse letto con attenzione quello che ho letto io (magari su Internet) si renderebbe conto che la lista non si ferma l.
Ha letto quella storia di Piacenza? Per ingraziarsi chi doveva assicurargli il successo della sua impresa, un tale Mennini gli consegna la figlia, sapendo benissimo che quello non ha scrupoli e ne far scempio, poi se ne parte tranquillo come un papa per il suo viaggio di affari. Nel frattempo, siccome il marito  lontano, un gigol di belle speranze, tale Egidi, si mette a consolare la signora Mennini, ne diventa l'amante, attacca il cappello al chiodo, e quando il Mennini ritorna dal suo viaggio lo ammazza, e con la collaborazione della signora. Danno la colpa a non si sa chi, si fanno vedere a piangere al funerale, ma il figlio Mennini mangia la foglia, torna dall'estero dove faceva il suo Erasmus, ammazza l'Egidi e poi non contento ammazza anche la madre (e tra l'altro  la sorella che cerca di salvarlo fornendo falsi indizi agli inquirenti). Che roba, che roba, sospira il signore.
E la signora Medi di Molfetta? Il marito la pianta, lei per vendicarsi, siccome sa che  attaccatissimo ai figli, glieli ammazza. "Davvero non c' pi religione, altro che tagliarsi i testicoli per fare dispetto alla moglie, questa ammazza il sangue del suo sangue per far rabbia al marito," si lamenta il mio vicino, "ma sono madri queste? Io dico che  l'influenza della televisione e di quei programmi violenti fatti dai comunisti."
Incalzo. Forse il signore non ha letto la vicenda di quel Croni di Saturnia che prima, non ricordo se per ragioni di eredit o altro, taglia i testicoli a suo padre, poi - siccome non vuole figli, e con qualche ragione, visto l'esperienza che ha fatto del rapporto filiale - fa abortire la moglie e si mangia i poveri feti. Dice il signore: "Forse era affiliato a una setta satanica, magari da giovane buttava massi dai ponti dell'autostrada, e magari in paese tutti lo consideravano una persona per bene. Ma per forza, proprio sul giornale che sta leggendo lei ormai si fa l'elogio dell'aborto e del matrimonio fra travestiti..."
Guardi, gli dico, che per la maggior parte dei delitti sessuali oggi viene compiuta all'interno del nucleo familiare. Avr pure sentito di quel Lai di Battipaglia, che viene ucciso da suo figlio, poi il figlio si mette con la madre sino a che questa non regge pi la situazione e s'ammazza. E in una cittadina a poca distanza tali fratelli Tiesti prima uccidono il loro fratellastro per ragioni d'interesse, poi uno dei due diventa l'amante della moglie dell'altro e l'altro, per vendicarsi, gli ammazza i figli, glieli fa alla griglia e glieli d da mangiare, e quello s'ingozza senza sapere che cosa manda gi.
Ges, Ges, dice il mio interlocutore, ma erano italiani o extracomunitari? No, gli spiego, ho barato un poco coi nomi e coi luoghi. Erano tutti greci, e le storie non le ho lette sul giornale ma sul dizionario di mitologia. Il signor Mennini era Agamennone che sacrifica agli dei la figlia per avere successo con la spedizione di Troia, il giovane Egidi che poi lo uccide  Egisto, e la moglie fedifraga era Clitennestra, che viene poi ammazzata dal figlio Oreste. La signora Medi era Medea, il signor Croni era Cronos, per i romani Saturno, il signor Lai era il Laio ucciso da Edipo, e la moglie che commette incesto era Giocasta, e infine i fratelli Tiesti erano Tieste, che mangia i figli, e suo fratello Atreo. E questi sono i miti fondatori della nostra civilt, mica soltanto le nozze di Cadmo e Armonia.
 che allora su queste storie si scriveva una tragedia o un poema ogni tanto, mentre oggi i giornali stanno attenti a ogni fatto di sangue e ne riempiono due o tre pagine. Se calcola inoltre che oggi siamo sei miliardi mentre allora la popolazione del mondo conosciuto si limitava a qualche decina di milioni, fatte tutte le proporzioni, si ammazzavano pi allora che ai giorni nostri. Almeno nella vita d'ogni giorno, guerre escluse. E forse Agamennone era persino peggio di Bush.
2007
Via le vie!
Va bene che d'estate e specie intorno a ferragosto non vi sono molte novit di cui parlare, tranne alcuni massacri in Georgia, che fanno meno notizia delle olimpiadi, ma sono stato colpito in queste settimane dalla ripresa di un tema che oserei definire ormai eterno. Da qualche parte si  tornato a discutere perch qualcuno voleva dedicare una strada a qualche personaggio compromesso col fascismo, o a figure controverse come quella di Bettino Craxi - o cancellare il nome di un'altra strada, forse in Romagna dove, passando per i piccoli centri, si  colpiti dall'abbondanza di vie Carlo Marx e vie Lenin. Francamente la cosa  diventata insopportabile e c' un unico modo per uscirne: una legge che proibisca di intitolare una strada a chi non sia morto da almeno cento anni.
Naturalmente con la legge dei cento anni, a parte Carlo Marx, nel 2045 ci sar qualcuno che intitoler una via a Benito Mussolini, ma pazienza, i nostri nipoti allora quarantenni (per non dire di eventuali pronipoti) avranno idee confuse sul personaggio. Oggi i buoni cattolici romani passeggiano tranquillamente per via Cola di Rienzo, senza sapere che non solo ha avuto anche lui il suo piazzale Loreto, ma che a intitolargli una strada cos importante sono stati i massoni postrisorgimentali per far dispetto al papa.
C' inoltre da considerare, almeno per rispetto a persone defunte, che intitolare a qualcuno una strada  il modo pi facile per condannarlo alla pubblica dimenticanza e a un fragoroso anonimato. Tranne rari casi, come Garibaldi o Cavour, nessuno sa chi sono i personaggi a cui  stata intitolata una piazza o un viale - e se una volta lo si sapeva, il personaggio ha finito per diventare nella memoria collettiva una via e basta. Nella mia citt natale sono passato migliaia di volte per via Schiavina senza mai chiedermi chi fosse costui (lo so ora, era un annalista ottocentesco), per via Chenna (so adesso chi fosse perch ho a casa la sua opera sui vescovadi di Alessandria, 1785), per non dire di Lorenzo Burgonzio (apprendo in ritardo su Internet che era l'autore di un Le notizie istoriche in onore di Maria Santissima della Salve, Vimercati Editore, 1738).
Sfido molti milanesi che abitano nelle vie Andegari, Cusani, Bigli o Melzi d'Eril a dire chi fossero coloro che hanno meritato quell'onore; forse qualcuno che ha studiato sa che Francesco Melzi d'Eril  stato vicepresidente della Repubblica italiana nel periodo napoleonico, ma credo che il pedone normale, che non sia storico di professione, sappia assai poco sulle famiglie Cusani, Bigli o Andegari (tra l'altro alcuni sostengono che il nome provenga dalla voce celtica andeghee, che significa "biancospino").
Non solo la toponomastica condanna alla damnatio memoriae, ma pu accadere che il nome di un personaggio per bene venga associato a una via malfamata, e che il nome dell'infelice venga nei secoli dei secoli usato per riferimenti salaci. Riandando alla Torino dei miei tempi universitari, ricordo che via Calandra era maliziosamente (e, per i benpensanti, tristemente) associata a ben due case di tolleranza, mentre intendeva onorare Edoardo Calandra, rispettabile scrittore ottocentesco. E piazza Bodoni, che pure celebrava un grande tipografo, ed era sede dell'insigne conservatorio, era allora ritrovo notturno di omosessuali (e cercate di capire che cosa volesse dire negli anni cinquanta) per cui il toponimo veniva a indicare per metonimia (contenente per il contenuto) chi si dedicava a piaceri diversi dalla tipografia e dalla musica classica. Per non dire che a Milano il bordello pi frequentato dalla soldataglia era in via Chiaravalle e nessuno poteva pi pronunciare senza un sogghigno il nome di quella nobile e famosa abbazia.
Ma allora che nomi daremo alle strade? I pubblici amministratori dovranno fare qualche sforzo di fantasia, perch non potranno pescare nel repertorio familiare dei Bottai o degli Italo Balbo, ma dovranno andare a riscoprire, che so, Salvino degli Armati, probabile inventore degli occhiali, o Bettizia Gozzadini (prima donna a insegnare in un'universit nella Bologna medievale), o addirittura Uguccione della Faggiola e Facino Cane, che non erano stinchi di santo ma nemmeno Balbo lo era. D'altra parte New York sopravvive benissimo con strade che hanno solo dei numeri, il che non  tanto diverso da quando a Milano si battezzava una strada via Larga. E ci sono nelle cento citt d'Italia bellissime salite del Grillo, vie dell'Orso o della Spiga, vie del Colle, e si potrebbero aggiungere via dei Tigli (in fondo ce n' una anche a Berlino), via degli Ontani e via botanizzando.
2008
Navi che levano le poppe
Pensierino numero uno Sono a Parigi a cena con amici francesi e uno di loro dice agli altri che la televisione italiana  uno spasso, perch basta aprire un programma qualsiasi, non necessariamente di variet, e si vedono belle ragazze seminude, anche in un programma giornalistico, o in un quiz. Tutti sbarrano gli occhi (possibile che ci siano televisioni cos?) e uno dice che deve proprio estendere il suo abbonamento via satellite anche alle TV italiane. Un altro dice che allora si capisce perch gli italiani perdonano tutto ai politici che frequentano le ragazzine. Sono stati educati cos. Ne rimango un poco seccato. In fondo non siamo tutti sessuomani.
Due giorni dopo sono a Roma Termini, dove troneggiano enormi cubi pubblicitari della TTTLines Napoli-Catania. Vi si intravedono i traghetti di linea di questa compagnia ma soprattutto una serie di ragazze, tutte di schiena e abbastanza svestite perch si noti la loro grazia callipigia. Una grande scritta, forse per timore che i sederini non attraggano abbastanza l'attenzione, recita: "Abbiamo le poppe pi famose d'Italia." A chi non capisce le barzellette occorre forse spiegare che, con arguto doppio senso, la scritta allude sia al dietro delle navi che al davanti delle fanciulle. Che avessero ragione i miei amici francesi?
Domanda: "Dareste i vostri figli da educare al capo ufficio stampa della TTTLines?" Il mio timore  che molti italiani risponderebbero di s, sperando che quei figlioletti diventino maschietti vispi con i pi bei bompressi d'Italia.
Pensierino numero due La Lega ha presentato in Senato un disegno di legge che prevede l'insegnamento obbligatorio dei dialetti locali nella scuola dell'obbligo. Naturalmente si oppone Alleanza Nazionale, altrimenti si chiamerebbe Alleanza Regionale. Sul Corriere del 31 maggio appariva un bellissimo articolo di Dario Fo in un suo grammelot che con un poco di buona volont si potrebbe prendere per padano ufficiale (se mai fosse esistito); salvo che in coda vi  la traduzione in buon toscano, dalla quale si apprende che Fo si fa gioco di queste pretese.
Io credo che occorrerebbe fare qualcosa perch anche i bambini di domani possano godersi Mistero buffo. Ma siccome la madre degli sciocchi  sempre incinta, pare che ci sia anche il progetto per cui il Risorgimento dovrebbe essere studiato su base regionale, vale a dire che i torinesi sentiranno parlare di Cavour e Garibaldi mentre ai napoletani si insegneranno Franceschiello, Fra Diavolo e il Cardinale Ruffo. Ora  giusto dire anche ai torinesi e ai liguri che, a Bronte, Nino Bixio si  comportato un poco male, ma educare i meridionali nel culto del brigantaggio postrisorgimentale sarebbe un poco tenerli fuori dalla storia. Cos come insegnare solo il dialetto ai piccoli di Gemonio gli impedirebbe da grandi di emigrare in altre regioni o addirittura all'estero. Una vigliaccata nei confronti di innocenti che non debbono rispondere della rozzezza dei loro padri.
Ora Tullio De Mauro ha ripetuto a iosa che il grande vantaggio della televisione degli anni cinquanta  stato di diffondere su tutta la penisola un italiano standard, cos che coloro che erano rimasti separati dal progresso perch conoscevano solo il dialetto hanno potuto inserirsi in quella fase che  stata chiamata il miracolo economico italiano. Ma ha detto del pari che, in questo processo di standardizzazione linguistica, era un peccato perdere del tutto le proprie radici. Nella mia citt natale si rappresenta ogni anno Gelindo, tenera e comicissima favola natalizia, tutta in dialetto, ma vedo che lo spettacolo sta rischiando da anni due tipi di crisi: a causa dell'immigrazione  difficile trovare nuovi giovani che sappiano parlare dialetto, e a maggior ragione  difficile conquistare nuovi spettatori competenti. E sarebbe un gran peccato che una cos bella tradizione morisse.
Per cui non vedrei male, una volta che sia assicurata a tutti i ragazzi una buona conoscenza della lingua nazionale, un'ora settimanale dedicata anche al dialetto locale. La cosa sar altamente educativa l dove i ragazzi sono ancora esposti al dialetto (cos che possano confrontarne lessico e sintassi con quelli della lingua italiana) ma certamente potrebbero nascere problemi in una scuola milanese dove la maggioranza siano cinesi o rumeni. Lo si faccia (opzionale) nel doposcuola, e chiss che non diverta anche i cinesi.
Vendeva accendini, tempo fa a Milano, un nero che pi nero non si pu, e costui avvicinava i passanti in un milanese purissimo, lamentandosi dei "brtt tern" che si vedevano i giro. Figlio di buona donna, va bene, ma faceva ottimi affari.
Proletari di tutto il mondo, lo studio delle lingue vi far liberi.
2009
Alto medio basso
Nel supplemento culturale di Repubblica di sabato scorso, Angelo Acquaro e Marc Aug, in occasione dell'apparizione del libro Mainstream di Frdric Martel (Feltrinelli, 2010), riprendevano (a proposito di nuove forme di globalizzazione della cultura) una questione che si riapre regolarmente ogni tanto, ma sempre da nuovi punti di vista, e cio quale sia ormai la linea di discrimine tra Cultura Alta e Cultura Bassa.
Se a qualche giovane, che ascolta indifferentemente Mozart e musica etnica, la distinzione pu parere bizzarra, ricorder che il tema era addirittura bollente verso la met del secolo scorso, e che anzi Dwight Macdonald in un bellissimo e aristocraticissimo saggio del 1960 (Masscult e Midcult) identificava non due ma tre livelli. La cultura alta era rappresentata, tanto per capirci, da Joyce, Proust, Picasso, mentre quello che veniva chiamato Masscult era dato da tutta la paccottiglia hollywoodiana, dalle copertine del Saturday Evening Post e dal rock (Macdonald era di quegli intellettuali che non tenevano in casa il televisore, mentre i pi aperti al nuovo lo tenevano in cucina).
Ma sempre Macdonald delineava un terzo livello, il Midcult, una cultura media rappresentata da prodotti d'intrattenimento che prendevano a prestito anche stilemi dell'avanguardia, ma che era fondamentalmente kitsch. E, tra i prodotti Midcult, Macdonald poneva per il passato Alma Tadema e Rostand, e per i tempi suoi Somerset Maugham, l'ultimo Hemingway, Thornton Wilder - e probabilmente ci avrebbe messo moltissimi libri pubblicati con successo da Adelphi, che accanto a testimonianze di cultura alta che pi alta non si pu, allinea autori come Maugham, appunto, Mrai e il sublime Simenon (Macdonald avrebbe classificato il Simenon-non-Maigret come Midcult e il Simenon-Maigret come Masscult).
Per la divisione tra cultura popolare e cultura aristocratica  meno antica di quanto si pensi. Aug cita il caso dei funerali di Hugo a cui avevano partecipato centinaia di migliaia di persone (Hugo era Midcult o cultura alta?), alle tragedie di Sofocle andavano anche i pescivendoli del Pireo, I promessi sposi, appena apparso, ha avuto una serie impressionante di edizioni pirata, segno della sua popolarit - e ricordiamoci il fabbro che storpiava i versi di Dante, facendo arrabbiare il poeta, ma dimostrando al tempo stesso che la sua poesia era nota persino agli analfabeti.
 vero che i romani abbandonavano una rappresentazione di Terenzio per andare a vedere gli orsi, ma in fondo anche oggi molti intellettuali raffinatissimi rinunciano a un concerto per vedere la partita. Il fatto  che la distinzione tra due (o tre) culture si fa netta solo quando le avanguardie storiche si pongono come fine quello di provocare il borghese, e quindi eleggono a valore la non-leggibilit, o il rifiuto della rappresentazione.
Questa frattura si  conservata sino ai tempi nostri? No, perch musicisti come Berio o Pousseur hanno preso molto sul serio il rock e molti cantanti rock conoscono la musica classica pi di quanto si pensi, la Pop Art ha sconvolto i livelli, il primato dell'illeggibilit spetta oggi a molto fumetto estremamente raffinato, molta musica degli spaghetti western viene rivisitata come musica da concerto, basta guardare un'asta notturna alla televisione per vedere come spettatori chiaramente non sofisticati (chi compra un quadro via televisione non  evidentemente un membro dell'lite culturale) acquistano tele astratte che i loro genitori avrebbero definito come dipinti dalla coda di un asino e, come dice Aug, "tra cultura alta e cultura di massa c' sempre uno scambio sotterraneo, e molto spesso la seconda si nutre della ricchezza della prima" (salvo che io aggiungerei: "e viceversa").
Caso mai oggi la distinzione dei livelli si  spostata dai loro contenuti o dalla loro forma artistica al modo di fruirli. Voglio dire che la differenza non sta pi tra Beethoven e Jingle bells. Beethoven che diventa suoneria per il telefonino o musica da aeroporto (o da ascensore) viene fruito nella disattenzione, come avrebbe detto Benjamin, e quindi diventa (per chi lo usa cos) molto simile a un motivetto pubblicitario. Al contrario un jingle nato per pubblicizzare un detersivo pu diventare oggetto di attenzione critica, e di apprezzamento per una sua trovata ritmica, melodica o armonica. Pi che l'oggetto cambia lo sguardo, c' lo sguardo impegnato e lo sguardo disattento, e per uno sguardo (o udito) disattento si pu proporre anche Wagner come colonna sonora per L'isola dei famosi. Mentre i pi raffinati si ritireranno ad ascoltare su un antico vinile Non dimenticar le mie parole.
2010
"Intellettualmente parlando"
Una sera della settimana scorsa, a Gerusalemme, un giornalista italiano mi ha comunicato che era arrivata in Italia una nota di agenzia dove si diceva che nella conferenza stampa del mattino avrei detto che Berlusconi era come Hitler, e gi alcuni autorevoli rappresentanti della maggioranza avevano rilasciato dichiarazioni su questa mia "delirante" dichiarazione, che a parer loro offendeva l'intera comunit ebraica (sic). La quale era evidentemente in tutt'altre faccende affaccendata, perch il mattino dopo vari quotidiani israeliani riportavano ampie cronache di quella conferenza stampa (il Jerusalem Post, bont sua, vi dedicava addirittura un'apertura in prima pagina e quasi l'intera terza pagina) ma di Hitler non si faceva cenno, bens ci si diffondeva sulle vere questioni su cui si era discusso.
Nessuna persona sensata, per quanto critica nei confronti di Berlusconi, penserebbe di paragonarlo a Hitler, visto che Berlusconi non ha scatenato un conflitto mondiale da cinquanta milioni di morti, non ha massacrato sei milioni di ebrei, non ha chiuso il parlamento della Repubblica di Weimar, non ha costituito reparti di camicie brune e SS e via dicendo. Cos'era allora accaduto quella mattina?
Molti italiani non si rendono ancora conto di quanto il nostro presidente del Consiglio sia screditato all'estero, cos che quando ci si trova a rispondere alle domande degli stranieri certe volte si  addirittura indotti a difenderlo, per amor di bandiera. Un importuno pretendeva che io dicessi che, siccome Berlusconi, Mubarak e Gheddafi erano o erano stati restii a dimettersi, Berlusconi era il Gheddafi italiano. Dovevo ovviamente rispondere che Gheddafi era un tiranno sanguinario che stava sparando sui suoi compatrioti ed era salito al potere con un colpo di stato, mentre Berlusconi era stato regolarmente eletto da una parte consistente degli italiani (e ho aggiunto "purtroppo"). Per cui, dicevo scherzando, a voler stabilire analogie a tutti i costi, allora si poteva anche paragonare Berlusconi a Hitler solo perch entrambi erano stati regolarmente eletti. Ridotta ad absurdum l'incauta ipotesi, si era tornati a parlare di cose serie.
Quando il collega italiano mi aveva detto del comunicato d'agenzia aveva commentato: "Sai, il giornalista deve tirare fuori la notizia anche se  nascosta." Non sono d'accordo, il giornalista deve dare la notizia quando c' davvero, non crearla. Ma questo  anche segno della situazione provinciale in cui si trova il nostro paese, per cui non interessa se a Calcutta si discute sui destini del pianeta, ma solo se a Calcutta qualcuno ha detto qualcosa pro o contro Berlusconi.
Un aspetto curioso della faccenda, come ho poi visto tornando a casa,  che in ogni giornale in cui se ne  parlato, le mie presunte dichiarazioni, virgolettate, venivano tutte dall'originario comunicato d'agenzia, dove appariva che io avrei definito il mio rapido accenno a Hitler come "un paradosso intellettuale" o che avrei accennato al parallelo "intellettualmente parlando". Ora potrei forse, in stato di ubriachezza, paragonare Berlusconi a Hitler, ma neppure al massimo livello di alcolemia userei mai espressioni insensate come "paradosso intellettuale" o "intellettualmente parlando". A cosa si oppone il paradosso intellettuale? A quello manuale, a quello sensoriale, a quello rurale? Non si pretende che tutti conoscano a menadito la terminologia della retorica o della logica, ma certamente "paradosso intellettuale"  dizione da analfabeta e chi pretende che altri dicano cose "intellettualmente parlando" sta parlando pedestremente. Questo significa che il virgolettato del comunicato era effetto di una rozza manipolazione altrui.
Su un materiale cos evidentemente scadente si  impostata una virtuosa campagna di indignazione, come al solito per diffamare chi non ama il nostro premier e porta calzini turchesi. Senza che nessuno osservasse, almeno, che non  possibile paragonare Berlusconi a Hitler perch Hitler  stato notoriamente monogamo.
2011
Inquisiti e villani
In qualche vecchia Bustina ricordo di aver lamentato la cattiva abitudine dei film e dei telefilm che vediamo sul piccolo schermo di mostrarci coppie a letto che, prima di addormentarsi (i) copulano, (ii) litigano, (iii) lei dice che ha mal di testa, (iv) si voltano svogliatamente uno da una parte e l'altra dall'altra e si addormentano. Mai, dico mai, che almeno uno dei due legga un libro. E poi ci lamentiamo che la gente, che si comporta secondo i modelli televisivi, non legga mai.
Ma c' di peggio. Che cosa accade se entra in casa vostra un commissario o un ufficiale dei carabinieri e comincia a porvi domande, certe volte neppure imbarazzanti? Se siete un delinquente incallito e ormai smascherato, un mafioso schedato, un serial killer nevrotico, forse risponderete con insulti e sghignazzi, o vi getterete a terra fingendo un attacco epilettico. Se invece siete persone normali e incensurate farete accomodare il funzionario, risponderete educatamente alle sue domande, magari con un pizzico di preoccupazione, ma standogli educatamente di fronte. Se poi siete appena appena colpevole, starete ancora pi attenti a non irritarlo.
Cosa accade invece nei telefilm polizieschi (che io, avverto subito per non passare da moralista aristocratico, guardo sempre con interesse, specie quelli francesi e tedeschi dove, salvo Cobra 11, non vi sono eccessive violenze ed esplosioni al tetranitratossicarbonio)? Accade sempre (fate attenzione, sempre) che, quando il poliziotto entra e inizia a fare domande, il cittadino continua a fare i comodi suoi, si affaccia alla finestra, finisce di cuocere le sue uova con pancetta, riassetta la stanza, si lava i denti e poco manca che non vada a orinare, va al tavolo a firmare delle carte, corre al telefono, si muove insomma come uno scoiattolo facendo del suo meglio per voltare le spalle all'inquirente, e dopo un poco gli dice sgarbatamente che se ne vada perch lui (o lei) ha da fare.
Ma  il modo? Perch i registi dei telefilm si ostinano a instillare nella mente dei loro spettatori che gli agenti di polizia vanno trattati come importuni piazzisti di aspirapolvere? Direte che l'inquisito scortese fa sempre pi scattare il desiderio di vendetta dello spettatore, che poi godr della vittoria del detective umiliato, ed  vero. Ma se poi molti spettatori sottosviluppati alla prima occasione prenderanno gli appuntati dei carabinieri a pesci in faccia, credendo che quella sia la moda? Forse chi acquista i telefilm non se ne preoccupa perch ormai persone ben pi importanti dei piccoli criminali inquisiti da Siska ci hanno insegnato che uno pu rifiutarsi di presentarsi in tribunale?
La verit  che il regista di telefilm avverte che, se l'interrogatorio dura pi di alcuni secondi, non possono tenere due attori di faccia, e si deve in qualche modo movimentare la scena. E per movimentarla si fa muovere l'inquisito. E perch il regista non pu sostenere, e fare sostenere allo spettatore, alcuni minuti di due persone che si guardano in faccia, specie se discutono di cose di grande e drammatico interesse? Ma perch per farlo il regista deve essere come minimo Orson Welles e gli attori devono essere Anna Magnani, l'Emil Jannings dell'Angelo azzurro, il Jack Nicholson di Shining, gente che sa sostenere il primo e il primissimo piano, ed esprimere il proprio stato d'animo con uno sguardo, una piega della bocca. Ingrid Bergman e Humphrey Bogart in Casablanca potevano parlare per molti minuti senza che Michael Curtiz (che poi non era neppure Eisenstein) potesse permettersi nemmeno un piano americano, ma se siete obbligati a girare un episodio (e talora due) alla settimana, il produttore non pu concedersi nemmeno Curtiz e, quanto agli attori, grasso che cola se, come accade nei polizieschi tedeschi, danno il meglio di s quando mangiano panini al wurstel tra uno smanettamento di computer e l'altro.
2012
Mi lasci finire, vaiassa!
Spero che il direttore dell'Espresso non me ne voglia se affermo che la rivista che leggo ogni settimana con maggior interesse e rispetto  la Settimana enigmistica, anche perch non mi impone soltanto i propri contenuti, ma mi chiede di collaborare al completamento delle sue quarantotto pagine.
Molto istruttive sono le definizioni delle parole crociate. La tradizione italiana  diversa da quella francese, dove la definizione si pone come un enigma, e celebre rimane l'esempio citato da Greimas per cui "l'amico dei semplici" doveva essere decrittato come "erborista" (il che prevedeva che il solutore sapesse che i semplici sono tradizionalmente piante con virt curative, usate dai medici di un tempo). Le definizioni delle nostre parole crociate sono piuttosto richiami a opinioni diffuse e comunemente accettate per cui (ad esempio) "contempla pasta e ortaggi" va inteso come "dieta mediterranea" e "serpente americano" va letto come "boa".
Ora accade che in una pagina di parole crociate abbia trovato "vivacizzano i talk show", e a prima vista pensavo che la definizione rimandasse alla presenza di personaggi celebri, o ai riferimenti all'attualit. Niente affatto, la soluzione era "scontri". Il compilatore della definizione si era rifatto dunque all'opinione corrente per cui quello che rende interessante un talk show non  che sia condotto da un personaggio popolare come Vespa, che vi partecipino Vladimir Luxuria o un esorcista, che ci si occupi della pedofilia o di Ustica. Tutti questi elementi sono accessori certamente importanti, e noioso sarebbe un talk show condotto da un filologo bizantino, che esibisse come ospiti una monaca di clausura affetta da mutismo secondario o si occupasse del papiro di Artemidoro. Per ci che lo spettatore realmente vuole  lo scontro.
Mi  capitato di assistere a un talk show accanto a un'anziana signora che, ogni volta che i partecipanti si parlavano addosso, reagiva con: "Ma perch s'interrompono a vicenda? Non si capisce quel che dicono! Non potrebbero parlare a turno?" - come se un talk show italiano fosse una delle memorabili trasmissioni di Bernard Pivot nel corso delle quali il conduttore con un impercettibile cenno del mignolo avvertiva il parlante che era ora che cedesse la parola al vicino.
La verit  che gli spettatori dei talk show godono solo quando la gente litiga, e non importa tanto quel che dicono (che di solito  gi inteso come irrilevante) ma il modo in cui fanno la faccia feroce, urlando "mi lasci finire, io non avevo interrotto lei" (e questa reazione fa ovviamente parte del gioco dell'interruzione), o si insultano con epiteti desueti come "vaiassa", che da quel momento sono ripresi dall'ultima edizione dei dizionari come dialettalismi laureati. Si assiste a un talk show come a una lotta di galli, o a una sessione di wrestling, dove non importa se i contendenti facciano finta, cos come non importa nelle comiche di Ridolini che una torta sia finita in faccia, quel che conta  far finta di prenderla per vera.
Tutto questo andrebbe benissimo se i talk show fossero presentati come meri programmi di intrattenimento tipo Grande Fratello. Ma qualcuno ha definito Porta a porta come la Terza Camera - o l'anticamera del tribunale. Quello che sar discusso in parlamento, o il giudizio finale su chi abbia strangolato la tal fanciulla,  ormai anticipato dal talk show a tal segno da rendere irrilevante, e in ogni caso predeterminata, la seduta parlamentare o la sentenza di Corte d'Assise.
Pertanto, se quel che conta non sono i contenuti bens la forma dello scontro,  come se una lezione universitaria sulla consecutio temporum fosse anticipata e resa quindi inutile da un discorso in grammelot di Dario Fo o da una farneticazione di Troisi.
E poi ci lamentiamo se la gente si disinteressa sempre pi a quanto avviene a Montecitorio o a Palazzo Madama, o a quanto dir la Cassazione sulle olgettine, e non va a votare.
2013
Agitato o mescolato?
Leggo, in una lettera inviata su Sette ad Antonio D'Orrico, che - come peraltro D'Orrico aveva gi rilevato - in una recente traduzione di Vivi e lascia morire James Bond ordina un cocktail Martini con Martini "rosso". Eresia parlare di un Martini con vermouth dolce, e una traduzione italiana precedente parlava di gin e Martini & Rossi, che  un'altra faccenda.  vero che secondo alcune antiche cronache i primi cocktail Martini inventati in America nell'Ottocento sarebbero stati fatti di due once del "Martini and Rosso" italiano, un'oncia di gin Old Tom, pi maraschino e qualche altro ingrediente che suscita l'orrore di ogni persona bene educata. Ma, se pure il Martini Rosso appare nel 1863, secondo altri esperti il cocktail Martini si diffonde inizialmente nella forma attuale non usando il vermouth Martini bens il Noilly Prat, e il nome Martini sarebbe associato al cocktail originario vuoi a causa di una localit californiana (Martinez) vuoi dal nome Martinez di un barman. Insomma, su tutta questa intricatissima vicenda si veda il fondamentale Martini straight up di Lowell Edmunds, tradotto nel 2000 in Italia da Archinto come Ed  subito Martini.
Ora, che cosa beve James Bond? In realt beve di tutto e rimane famoso l'incipit di Goldfinger che, reso malamente nella traduzione del 1964, recitava: "James Bond stava seduto nella sala d'aspetto dell'aeroporto di Miami. Aveva gi bevuto due bourbon doppi e ora rifletteva sulla vita e la morte" - come se oltretutto Bond attendesse l'aereo come un passeggero della turistica. Invece scriveva Fleming (maestro di stile): "James Bond, with two double bourbon inside him, sat in the final departure lounge of Miami Airport and thought about life and death." Ma il primo Martini che 007 beve, in Casino Royale (e non Casin Royal come nell'edizione italiana)  quello che poi sarebbe passato alla storia come Vesper Martini: "Tre misure di Gordon, una di vodka, mezza di China Lillet. Versate nello shaker, agitate sino a che  ben ghiacciato e poi aggiungete una bella scorza di limone." Il China Lillet  un altro e pi raro tipo di vermouth dry, e Bond berr un Vesper Martini anche nel film Quantum of Solace.
In realt Bond beve di solito il Martini come lo conosciamo noi ma, quando lo ordina, specifica shaken, not stirred, il che vuole dire mettere gli ingredienti in uno shaker da agitare o shakerare (come avviene con vari altri cocktail) ma non mescolato in un mixer. Il problema  piuttosto che da Hemingway in avanti per fare un buon Martini si versano in un mixer gi pieno di ghiaccio una dose di Martiny Dry, si versa il gin, si mescola o "mixa", e si filtra il liquore nel classico bicchiere triangolare in cui alla fine si inserir l'oliva. Ma gli intenditori vogliono che, dopo versato il Martini e mescolato ben bene, si ponga una griglia sopra il mixer, si butti via il vermouth cos che ne rimanga solo una patina a insaporire i cubetti, solo dopo si versi il gin e infine si filtri il gin ben freddo e insaporito di dry. Il rapporto tra gin e vermouth varia da intenditore a intenditore, compresa la versione per cui si dovrebbe soltanto far passare un raggio di luce attraverso la bottiglia del vermouth sino a toccare il ghiaccio, e basta. Nella versione che gli americani chiamano Gin Martini on the rocks si versa nel bicchiere anche il ghiaccio, ma i raffinati ne inorridiscono.
Come mai un intenditore come Bond vuole il Martini shakerato e non mixed? C' chi sostiene che se il Martini viene shakerato si introduce pi aria nella mistura (si dice bruising the drink) migliorandone il sapore. Ma personalmente non ritengo che un gentiluomo come Bond voglia il Martini shakerato. Infatti ci sono siti Internet che asseriscono che la frase, se appare nei film, non appare mai nei romanzi (cos come in Conan Doyle non appare mai "elementare caro Watson"), se non forse a proposito del discusso Vodka Martini. Ma confesso che, se avessi dovuto controllare su tutta l'opera omnia di Fleming, chiss quando avrei scritto questa Bustina.
2013
Troppe date per Nero Wolfe
Per ragioni del tutto umorali ho dedicato i due mesi prenatalizi a rileggere (o a leggere ex novo) le ottanta storie di Nero Wolfe e, immergendomi in quell'amabile universo, mi sono sorti alcuni problemi che gi hanno ossessionato gli affezionati di Rex Stout. Primo fra tutti, a quale numero civico stava o sta la famosa casa di arenaria della 35th Street West? The Wolfe Pack (un'associazione di appassionati delle storie di Nero Wolfe) ha indotto la citt di New York, nel 1966, a porre una targa celebrativa al numero 454, ma Stout nel corso dei suoi romanzi ha menzionato numeri civici diversi - in Nero Wolfe e sua figlia il 506, in Troppi clienti il 618, in Non ti fidare il 902, in I quattro cantoni il 914, in La scatola rossa il 918, in Morto che parla il 922, in Nero Wolfe: invito a una indagine il 939 ecc.
Ma fosse questa l'unica incertezza della saga: ci viene detto per esempio che Wolfe, di origine montenegrina, sarebbe per nato a Trenton, essendo poi andato in Montenegro solo da ragazzo, ma varie volte Wolfe cita il fatto di essere stato naturalizzato abbastanza tardi come cittadino USA, e quindi non sarebbe nato nel New Jersey. Probabilmente  nato nel 1892 o 1893. Ma se cos fosse nell'ultima sua storia, che  del 1975, avrebbe ormai ottantatr anni, mentre appare giovanile come nella prima, che  del 1934. Per non dire di Archie Goodwin, che da vari indizi sembrerebbe nato nel 1910 o 1912 ma, nelle storie che si svolgono chiaramente ai tempi della guerra del Vietnam e anche dopo, dovrebbe ormai avere quasi sessant'anni, mentre appare sempre come un playboy sulla trentina capace di ammaliare fascinose ventenni, e di stendere con un diretto magistrale personaggi ben pi robusti di lui.
Insomma, un autore che sapeva descrivere senza errori da libro a libro la pianta della casa di Wolfe, i cibi che mangiava, le diecimila orchidee che coltivava, specie per specie, non aveva mai pensato a tenere uno schedario generale (biograficamente attendibile) dei suoi personaggi? La spiegazione deve essere un'altra.
Accade in molte saghe popolari che i personaggi non abbiano et e non invecchino mai. Non ha et Superman, non l'aveva la Little Orphan Annie (sulla cui eterna infanzia si erano fatte molte parodie), non l'ha mai avuta l'Uomo Mascherato, fidanzato a Diana Palmer per circa cinquant'anni. Il che consentiva ai loro autori di farli sempre agire in un eterno presente. Cos avviene per Wolfe e Goodwin, perennemente giovani. Ma nel contempo le storie di Stout si reggono anche sulla precisione dei particolari, lo sfondo storico (lui e Archie partecipano come agenti del governo alla seconda guerra mondiale o hanno a che fare col maccartismo), i dettagli quasi ossessivi delle strade, degli angoli, dei negozi, dei percorsi dei taxi e cos via. Come mantenere in un'eternit immobile vicende che avevano bisogno di continui riferimenti a momenti storici e ad ambienti precisi? Confondendo le idee al lettore.
Stout, nel farci turbinare davanti agli occhi della memoria date discordanti e anacronismi insopportabili per chi lo leggesse con un calcolatore alla mano, voleva che, mentre fingeva un realismo esasperato, vivessimo in una situazione quasi onirica. Come a dire che aveva una sua idea non banale della finzione letteraria e non a caso aveva iniziato la sua carriera di scrittore, sia pure con scarso successo, come un narratore quasi sperimentale, con Due rampe per l'abisso. E conosceva i meccanismi della ricezione: non presumeva che i suoi lettori facessero come me e leggessero tutta la sua opera omnia in un sol colpo, ma sapeva che tornavano ai suoi libri a intervalli annuali, e quindi dopo che la loro memoria si era ragionevolmente confusa circa le cronologie. Giocava sul ricordo fedele (e l'attesa) delle situazioni ricorrenti (tic di Wolfe, meccanismi delle serate conclusive, soste in cucina) ma sulla dimenticanza dei grandi eventi. E infatti possiamo rileggere pi volte queste storie col piacere di ritrovare sempre gli stessi elementi invariabili ma avendo dimenticato la cosa pi importante, e cio chi era l'assassino.
2014
E quant'altro
 ovvio che le persone che hanno raggiunto un'et pi che matura siano infastidite dallo sviluppo della lingua, non riuscendo ad accettare i nuovi usi degli adolescenti. E la loro unica speranza  che questi usi durino lo spazio di un mattino, cos com' accaduto con espressioni come matusa (anni cinquanta-sessanta, e chi la impiega ancora si rivela appunto, lui o lei, come matusa) o bestiale (ho udito una signora di incerta et usarlo e ho capito che era ragazza nei lontani anni cinquanta). Per sino a che i nuovi usi circolano tra i ragazzi, direi che sono affari loro, talora molto divertenti. Diventano urtanti quando ci coinvolgono.
Non ho mai potuto sopportare, diciamo dagli ottanta in avanti, che mi si chiamasse "prof". Forse che un ingegnere lo si chiama "ing" e un avvocato "avv"? Al massimo si chiamava "doc" un dottore, ma era nel West, e di solito il doc stava morendo tisico e alcolizzato.
Non  che abbia mai protestato esplicitamente, anche perch l'uso rivelava una certa affettuosa confidenza, ma la cosa mi dava noia e me la d ancora. Meglio quando, nel Sessantotto, gli studenti e i bidelli mi chiamavano Umberto e mi davano del tu.
Un'altra cosa a cui ero abituato  che le donne si dividevano in bionde e brune. A un certo punto bruna  diventato forse fuori moda e certo a me evoca le canzoni degli anni quaranta e le pettinature con la frangetta. Fatto sta che a un certo punto non solo i ragazzi ma anche gli adulti hanno iniziato a parlare di una mora (e l'altro giorno ho letto su un giornale che un ballerino classico  un "bel moro"). Orribile espressione, perch ai tempi andati mora veniva riservato alle odalische musulmane che danzavano sui cadaveri degli ultimi difensori di Famagosta, e oggi mi evoca il richiamo scurrile di un maschiaccio in canottiera che grida a una ragazza che passa "ehi, bella mora!", e fatalmente si pensa alle maggiorate fisiche di Boccasile, o a giovani italiane che vincevano il concorso Cinquemila Lire Per Un Sorriso, olezzanti di profumi nazional popolari e con una foresta sotto le ascelle.
Ma  cos, le bionde rimangono bionde (platinate o cenere o paglierino che siano) mentre chi ha capelli scuri diventa una mora, anche se ha il viso di Audrey Hepburn. Insomma, preferisco gli inglesi che dicono dark-haired o brunette.
Detto questo, non  che sia misoneista, e via via ho assorbito nel mio lessico, se non come parlante attivo almeno come ascoltatore passivo, gasato, rugare, tavanare, sgamare, assurdo, punkabbestia, mitico, pradaiola, pacco, una cifra, lecchino, rinco, fumato, gnocca, cannare, essere fuori come un citofono, caramba, tamarro, abelinato, fighissimo, allupato, bollito, paglia e canna, fancazzista, taroccato, fuso, tirarsela. Ancora giorni fa un quattordicenne mi ha informato che a Roma, anche se si capisce ancora marinare, in ogni caso non si usa pi bigiare ma si dice pisciare la scuola.
Comunque, a essere sincero, preferisco i neologismi giovanili al vizio adulto di dire a ogni pi sospinto e quant'altro. Non potete dire e cos via o eccetera? Per fortuna son tramontati attimino ed esatto, per cui l'Italia era diventato il bel paese dove l'esatto suona, ma quant'altro rimane anche nei discorsi di persone serie ed  pareggiato in Francia solo dall'uso incontenibile di incontournable che serve a dire (udite, udite) che qualcosa  importante (e al massimo  imprescindibile). Incontournable  qualcosa che quando lo incontri non puoi giragli intorno ma devi farci i conti, e pu essere una persona, un problema, la scadenza del pagamento delle tasse, l'obbligo della museruola per i cani o l'esistenza di Dio.
Pazienza, meglio i vezzi linguistici che l'uso improprio della lingua. Recentemente un nostro deputato, per dire che non l'avrebbe tirata per le lunghe, ha affermato in parlamento che sarebbe stato "circonciso". Sarebbe stato preferibile che si fosse limitato a dire soltanto "sar breve, e quant'altro". Per, almeno, non era antisemita.
2014
Sfortunato quel paese
Stampa e televisione hanno celebrato con soddisfazione l'esito del salvataggio del Norman Atlantic. Ci sono stati morti e dispersi, ma nel complesso le operazioni di soccorso sono state efficienti. In particolare i media si sono soffermati sul caso del comandante Argilio Giacomazzi che, dopo aver diretto le operazioni di soccorso a bordo, si  salvato per ultimo. Il caso non poteva che colpire, dato il precedente episodio di un "abominevole uomo delle navi", ma in certi resoconti ha cominciato ad affiorare l'appellativo di eroe.
Non si pu frenare l'enfasi dei media che, quando qualcuno ha affermato che non  d'accordo su qualcosa, si dice che tuona, come se fosse un Giove Olimpico. La gente pi non dice o si trova nei pasticci, ma tuona ed  nell'occhio del ciclone (il che tra l'altro  un errore, perch nell'occhio del ciclone regna la calma, ma il pubblico va emozionato).
Ritorniamo al capitano Giacomazzi. So benissimo di dire cose in ritardo perch ha gi espresso idee con cui concordo per esempio Luciano Canfora nel quotidiano on line Lettera 43 del 2 gennaio. Ma non sar male tornare ancora sull'argomento. Il capitano Giacomazzi  sicuramente una degna persona (anche se fosse poi provato che aveva qualche corresponsabilit nelle origini dell'incidente) e si auspica che ogni capitano in futuro si comporti come lui. Ma non  un eroe:  un uomo che ha compiuto onestamente e senza vilt il suo dovere.  nelle regole d'ingaggio di un capitano che debba abbandonare la nave per ultimo e che questo dovere comporti certamente un pericolo, com' nelle regole d'ingaggio di un paracadutista che possa morire in un conflitto a fuoco.
Chi  un eroe? Se ci atteniamo alla teoria degli eroi di Carlyle,  eroe ogni grande uomo dotato di grande carisma che ha lasciato un'impronta nella storia, e in tal senso sono eroi sia Shakespeare che Napoleone, indipendentemente dal fatto che eventualmente fossero (absit iniuria) dei gran paurosi. Ma dell'idea di Carlyle hanno fatto giustizia sia Tolstoj che, pi tardi, gli storici della vita materiale, che hanno dato meno importanza ai grandi eventi e hanno studiato piuttosto le strutture economiche e sociali, o le tendenze collettive. Invece, se si va per dizionari ed enciclopedie, emerge sempre che un eroe  colui che compie un atto eccezionale, che non gli era richiesto, a rischio della propria vita, per giovare agli altri. Eroe era Salvo D'Acquisto: nessuno gli chiedeva di accollarsi una responsabilit non sua, e di andare davanti al plotone d'esecuzione per salvare gli abitanti del suo paesino; ma, al di l di ogni suo dovere, lo ha fatto, ed  morto. E per essere eroe non  necessario essere un soldato o un condottiero:  eroe chi a rischio della propria vita salva il bambino che sta annegando, o il compagno in miniera, o rinuncia a un tran-tran tranquillo in un ospedale in patria e va a rischiare la vita in Africa tra gli ammalati di ebola. D'altra parte pare che lo stesso Giacomazzi, intervistato al suo ritorno, abbia detto: "Gli eroi non servono a niente, il pensiero  solo per le persone che non ci sono pi." Un modo sensato per sfuggire alle santificazioni mediatiche.
Perch per una persona, certamente dotata di coraggio e sangue freddo, che compie il proprio dovere, si parla di eroe? Brecht ci ricordava (nel suo Galileo) che sfortunato  quel paese che ha bisogno di eroi. Perch  sfortunato? Lo  perch difetta di persone normali che fanno quanto si erano impegnati a fare, in modo onesto, senza rubare o rifuggere dalle proprie responsabilit, e lo fanno (si dice banalmente oggi) "con professionalit". Mancando di cittadini normali, un paese cerca disperatamente un personaggio eroico, e distribuisce medaglie d'oro a destra e a manca.
Un paese sfortunato  dunque quello in cui, nessuno sapendo pi quale sia il suo dovere, cerca disperatamente un capopopolo, a cui conferire carisma, e che gli ordini ci che deve fare. Il che, se ben ricordo, era un'idea espressa da Hitler in Mein Kampf.
2015
Il tempo e la storia
Se non amate la TV trash, non  indispensabile passare la serata giocando a ramino. Basta guardare RAI Storia, che  il miglior canale della RAI, consigliabile specie ai giovani, per non perdere la memoria di cosa siamo stati. La trasmissione che seguo quasi ogni sera  Il Tempo e la Storia, condotta da Massimo Bernardini. Se accorciassero la sigla, sarebbe meglio (tra inizio sigla e inizio reale c' tempo di andare a far acqua), ma anche cos  da non perdere.
Giorni fa la puntata era dedicata all'educazione dell'infanzia e della giovent perseguita dal regime fascista (GIL, figli della lupa, piccole italiane, littoriali, testi scolastici, ecc.). A un certo punto  emersa una domanda: questa educazione totalitaria di una generazione ha plasmato nel profondo il carattere degli italiani? Non si poteva non ricordare un'osservazione di Pasolini, che il carattere nazionale era stato modificato pi dal neocapitalismo dal dopoguerra in avanti che dalla dittatura. Ne era seguita una conversazione tra Bernardini e la storica Alessandra Tarquini, ma ci si era intrattenuti pi sull'influenza del fascismo che su quella del neocapitalismo.
Certamente (a parte gli estremisti neofascisti) qualcosa dell'eredit fascista  rimasto nel carattere nazionale, e riemerge a ogni momento: per esempio il razzismo, l'omofobia, il maschilismo strisciante, l'anticomunismo e la preferenza per le destre - ma in definitiva questi atteggiamenti erano propri anche dell'Italietta prefascista. Credo per avesse ragione Pasolini: il carattere nazionale  stato influenzato a fondo pi dall'ideologia dei consumi, dai sogni del liberismo, dalla televisione - e non c' affatto bisogno di scomodare Berlusconi, che caso mai  stato figlio e non padre di questa ideologia, nata forse con i chewing gum dei liberatori, col piano Marshall e con il boom economico degli anni cinquanta.
Che cosa chiedeva (e imponeva) il fascismo agli italiani? Di credere, obbedire e combattere, di praticare il culto della guerra, anzi l'ideale della bella morte, di saltare nei cerchi di fuoco, di fare pi figli possibile, di considerare la politica il fine primario dell'esistenza, di ritenere gli italiani il popolo eletto. Sono rimasti questi tratti nel carattere italiano? Nemmeno per sogno. Anzi, curiosamente si ritrovano nel fondamentalismo musulmano - come osservava nell'Espresso della settimana scorsa Hamed Abdel-Samad.  l che si ritrova il culto fanatico della tradizione, l'esaltazione dell'eroe e il "viva la muerte", la sottomissione della donna, il senso della guerra permanente e l'ideale del Libro e del moschetto. Tutte queste idee gli italiani le hanno assorbite pochissimo (tranne i terroristi di destra e di sinistra, ma anche questi pi disposti a far morire gli altri che a sacrificarsi da kamikaze), e prova ne sia il modo in cui  andata la seconda guerra mondiale. Paradossalmente l'affrontamento volontario della morte  stato presente solo in un momento, finale e tragico, tra le ultime raffiche di Sal e partigiani. Una minoranza.
Che cosa invece ha proposto il neocapitalismo, nelle sue varie declinazioni, sino al berlusconismo? Di acquisire come diritto, magari a rate, automobile, frigorifero, lavatrice e televisore, di considerare l'evasione fiscale un'umanissima esigenza, di passare le serate dedicandole al divertimento, sino alla contemplazione di ballerine seminude (e, all'estremo limite, oggi, alla pornografia hard a portata di click), di non preoccuparsi troppo per la politica andando sempre meno a votare ( in fondo il modello americano), di limitare il numero dei figli per evitare problemi economici, insomma di cercare di vivere gradevolmente evitando troppi sacrifici. La maggioranza della societ italiana si  adeguata con entusiasmo a questo modello. E chi si sacrifica andando ad assistere i disperati del terzo mondo rimane un'esile minoranza. Gente che - come molti dicono - se l' andata a cercare, invece di starsene a casa davanti alla TV.
2015
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FINE Parte 1.